martedì 3 marzo 2020

Recensione: L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre


"L’Odissea raccontata da Penelope, Circe, Calipso e le altre”, di Marilù Oliva, editore Solferino, ISBN 978-88-282-0361-2.

L’Odissea narrata e vissuta da un punto di vista inusuale, quello dei suoi coprotagonisti e comparse femminili. Divinità come Atena, splendida quanto distante dalla comprensione della condizione umana; semidee come Calipso e Circe, forti dei loro poteri, ma sole e, in fondo fragili;  donne pazienti, sagge, astute e adattabili come Penelope, degna compagna di Ulisse e suo pari nell'ingegno; donne forti e rassegnate come Euriclea, capaci di sopportare e accettare la condizione servile e di ritagliarsi un ruolo all'interno dello spazio angusto lasciato ad esse dalla società e cultura greca ed, infine,  anche “ragazzine” infatuate come Nausicaa, tanto romantiche quanto ingenue.

Tutte ci raccontano il protagonista; Ulisse, eroe e mascalzone, astuto e vanaglorioso vagabondo dall'animo contraddittorio quale quello che agita tanti altri uomini, così divisi fra la ricerca della pace domestica e la sete di avventura.

martedì 25 febbraio 2020

Recensione: Lotta per la sopravvivenza. La guerra della Cina contro il Giappone 1937-1945


"Lotta per la sopravvivenza. La guerra della Cina contro il Giappone 1937-1945”, titolo originale: "China’s War with Japan 1937-1945. The Struggle for Survival”, di Rana Mitter, traduzione Piero Arlorio e Santina Mobiglia, editore Giulio Einaudi, ISBN 978-88-06-24240-4.

Attraverso una ricostruzione minuziosa degli eventi che partono dal 1937 (ma riassumendo anche la situazione ereditata dal decennio precedente) fino al 1945, l’Autore ci ricorda il grande impegno profuso dal popolo cinese al successo degli alleati nella Seconda Guerra mondiale.

Spesso ci si scorda, infatti, che la Cina assorbì per oltre un decennio una parte rilevantissima delle risorse dell’esercito imperiale giapponese resistendo fra mille difficoltà a forze agguerrite e soverchianti, pagando un costo umano, materiale, sociale e politico che pochi altri Paesi hanno sostenuto e fornendo allo stesso tempo contingenti che dettero un contributo rilevante al contenimento delle forze nipponiche anche in altri fronti del conflitto (es. Birmania ed India).  

Mentalmente, molti occidentali fanno risalire il coinvolgimento dell’Asia nella Seconda Guerra Mondiale al 7 dicembre 1941, data dell’attacco giapponese alla base navale americana di Pearl Harbor. A questo fatto bellico seguì, effettivamente, l’iniziale dilagante iniziativa delle forze aereo-navali giapponesi nei confronti dei territori controllati dalle potenze coloniali occidentali (Indonesia, Birmania e Singapore, Filippine, ecc.).

Ma si dimentica spesso invece che la guerra in Asia era già divampata da molti anni e andava avanti, senza risparmio di mezzi e risorse umane fra Cina e Giappone ufficialmente fin dal febbraio del 1937 a seguito dell’incidente del “Ponte di Marco Polo”, ma se vogliamo, da ben prima se si tiene conto degli scontri sino-giapponesi legati all'occupazione della Manciuria e di Shangai (settembre 1931 – febbraio 1932).

La Cina, in forte trasformazione politica e sociale dopo la caduta dell’impero avvenuta fra il 1911 e il 1912 non aveva ancora trovato un assetto stabile nonostante i tentativi del Kuomintang (il partito nazionalista cinese) guidato, a partire dal 1925 da Chiang Kai-shek, di domare sia la crescente influenza del partito comunista cinese (fondato nel 1921) sia le tendenze centrifughe dei cosiddetti “Signori della guerra”.

Di questo lungo periodo di crisi politica approfittò il Giappone, progressivamente caratterizzato anch'esso da un’involuzione di tipo nazionalista, che portò avanti una politica estera sempre più aggressiva e arrogante nei confronti della nazione vicina.

Da questa situazione trasse origine una lunga e devastante guerra d’attrito che durò fino al termine della guerra mondiale e che letteralmente logorò e lacerò in profondità la società cinese gettando il Paese nel caos e radicandone le contrapposizioni che poi sarebbero riemerse nel dopo guerra durante la guerra civile che sancì la vittoria comunista.

Interessante notare i tanti rilievi dell’Autore che ricostruiscono e stigmatizzano gli effetti della politica poco lungimirante delle potenze alleate nei confronti della Cina, i cui effetti possono essere considerati come minimo fra le rilevanti concause per spiegare l’ascesa del partito comunista cinese e la conseguenza “Perdita della Cina”, sindrome che tanto influenzò la politica americana del dopo guerra e che ebbe non poca influenza nel coinvolgimento della super potenza prima in Corea e poi in Vietnam.

Un gran bel libro che rende giustizia al ruolo svolto da un grande Paese e verso il quale appare giusto sentirsi debitori.

lunedì 27 gennaio 2020

Elezioni regionali 2020: Un bilancio a caldo


La vittoria netta del centro – sinistra in Emilia-Romagna è un’ottima notizia per una serie di ragioni:

)      1) Per la prima volta, da molto tempo, sembra affermarsi nuovamente una tipologia di voto moderato e che mira ad instaurare un clima politico pro attivo. In questa possibile tendenza forse, effettivamente hanno pesato le “sardine”, come sembrano anche suggerire i commenti a caldo di Zingaretti. Certo è che, almeno dal punto di vista mediatico, gli espliciti riferimenti ai temi dell’apertura, della conciliazione e della partecipazione sembrano aver giovato.
Una maggiore sobrietà e oculatezza nel voto sembra anche confermata non solo dal mancato “sfondamento” del centro-destra ma anche dal calo vertiginoso dell’M5S che paga, probabilmente, la sua scarsa affidabilità e che perde consensi non appena comincia ad incrinarsi il clima di antagonismo generalizzato legato all’”anti-politica”.
2  2) L’M5S paga anche la sua trasversalità e la sua frammentazione che si traduce nell'incapacità cronica di governare senza scontentare almeno una parte consistente della propria base di supporto. Al di là di questa sua caratteristica intrinseca, il Movimento alla prova dei fatti, non è sembrato veramente capace di governare e, soprattutto, sembra incapace di esprimere leader competenti o, quando lo fa, sembra aver sviluppato la propensione ad espellerli o a emarginarli a discapito di elementi che appaiono quantomeno folcloristici ma sicuramente non autorevoli.
3    3) Tutto ciò rinforza il Governo che, magari non eccelle, che magari non riesce a trovare la via di uno sviluppo sostenuto (in effetti, per quello servirebbe tempo e un consenso ben più stabile e numeroso di quello che attualmente lo sostiene!), ma che qualcosa fa e che, in ogni caso, sembra un po’ meno impresentabile di come era nell'era giallo – verde.

Tutto bene quindi?
Non tanto!
Intanto, questo “risveglio” potrebbe essere un fenomeno effimero, soprattutto se la classe politica neoeletta non dimostrerà di meritare la fiducia accordatagli, il malcontento ricomincerà a crescere.
Guardando più a Sud invece, bisogna invece prendere atto dei risultati della Calabria che sono di segno decisamente contrario.
Senza offesa per il meridione d’Italia, sembra quasi che quelle terre rimangano sempre indietro di almeno un ciclo rispetto al resto d’Italia; quando da altre parti cominciano a profilarsi il cambiamento, laggiù ci si immerge completamente nella tendenza precedente.

Per guardare al bicchiere mezzo pieno, anche qui però, qualcosa di buono forse c’è.
In primo luogo, l’eletta è una donna (complimenti 😊!) e questo è già un piccolo ma significativo cambiamento per una terra quasi orgogliosa del suo tradizionalismo di matrice patriarcale; in secondo luogo, si tratta di una candidata di Forza Italia che, in fondo, finisce per essere la componente politica della destra più moderata e più propensa a logiche collaborative.

Staremo a vedere!


lunedì 13 gennaio 2020

Recensione: Crisi - Come rinascono le nazioni


"Crisi - Come rinascono le nazioni", titolo originale: "Upheaval. Turning Points for Nations in Crisis", di Jared Diamond, traduzione di Carla Palmieri e Anna Rusconi, editore Giulio Einaudi, ISBN 978-88-06-22172-0.

L'Autore prova a verificare se i metodi seguiti per il superamento delle crisi individuali siano anche applicabili alle nazioni.
Nel portare avanti questa sorta di esperimento comparativo esamina una serie di casi riguardanti nazioni diverse e momenti storici differenti.

Da sottolineare che, dietro esplicita ammissione dell’Autore, gli esempi descritti sono un po’ presi “a caso”, o meglio, sono stati scelti in quanto parte dell’esperienza e del legame personale che Diamond ha sviluppato nei confronti di quei Paesi e di quelle culture. Molte altre casistiche potrebbero essere altrettanto valide.

 Vengono quindi esaminate le soluzioni riguardanti:
1) La Finlandia a seguito dei risultati della "Guerra d'inverno" (1939 - 1940) e della successiva sconfitta subita durante la Seconda Guerra Mondiale.
2) Il Giappone durante la Restaurazione Meiji (1866 - 1869).
3) Il Cile durante il tormentato periodo che va dalla presa di potere del Presidente Salvador Allende (1970 - 1973) fino alla caduta del dittatore Augusto Pinochet (1973 - 1990).
4) L’Indonesia nel difficile percorso post indipendenza segnato dall’alternanza dei leader Sukarno (1945 – 1965) e Suharto (1965 – 1998) e dalla guerra civile contro l’opposizione comunista.
5) La ricostruzione sociale, culturale ed economica della Germania del dopo guerra (1945 – 1989) culminata con la caduta del muro di Berlino e con la riunificazione fra la Repubblica Federale e quella Democratica.
6) Il lungo percorso di emancipazione della nazione australiana dalla sudditanza culturale e psicologica nei confronti dell’Inghilterra. Progressivo e lento distacco che si può convenzionalmente far partire dal 1942 (presa di Singapore) e forse non ancora completamente concluso.

Una parte del saggio si occupa anche di crisi in maturazione e in attesa di una soluzione.
Vengono citati il caso giapponese attualmente alle prese con il problema a lungo termine della denatalità e quello americano riguardante la crisi strisciante dei suoi valori democratici; mentre a livello più globale si accenna ad alcune crisi generalizzate, quali ad esempio, quelle legate alle problematiche ambientali e, più in generale, ai problemi derivanti dalla sostenibilità dei modelli di sviluppo attualmente in essere.

Alla fine, il saggio si presenta curioso e gradevole, ma di contenuti oggettivamente più modesti rispetto alle opere precedenti del medesimo Autore.

martedì 24 dicembre 2019

SIRIA E LIBIA, IL TRAGICO “MISTERO BUFFO” DELL’OCCIDENTE





L’esercito governativo siriano è in procinto di riconquistare la provincia di Idlib nella parte Nord-occidentale del Paese.

Secondo l’articolo allegato, si tratta dell’ultimo lembo di territorio controllato dai ribelli anti-Assad.

Con l’eccezione dei territori occupati dall'esercito turco e dalle milizie ad esso alleate, il Paese sembra avviarsi verso una progressiva “stabilizzazione” (chiamiamola pure così!) … e nessuno sembra più mettere seriamente in discussione il ruolo e la leadership di Assad, men che meno l’”occidente”.

Non do nessun giudizio riguardo al presidente siriano, attivamente avversato allora da non poche “cancellerie” d’occidente (e adesso come la si pensa in quegli stessi bureaux?), ma noto che la Siria ha passato circa sette anni di guerra per ritornare, sul piano politico, sostanzialmente al punto di partenza; ... nel frattempo però il Paese ne è uscito completamente devastato.

Ho visitato la Siria nel 2010 per turismo e, molti dei luoghi per i quali sono passato sono stati toccati dalla guerra (il Krak dei cavalieri, Homs, Damasco, Bosra, Palmira ...). Certamente, allora,  non sembrava un Paese ricco, ma, ad un giudizio forse superficiale, appariva non privo di bellezza e potenzialità; ci vorrà un bel po' perché esso ritorni a quei livelli.

A risultati non dissimili si è giunti in Libia, dove però, non c’è neanche un “uomo forte” intorno al quale provare a ricostruire il Paese.

Viene spontaneo pensare che, visti i risultati per la popolazione civile, forse, quando sboccerà la prossima “primavera” dovremmo seriamente pensare di farci i fatti nostri!

Ci sarà poi mai una punizione per gli irresponsabili?

domenica 15 dicembre 2019

Recensione: Rischiare Grosso. L'importanza di metterci la faccia nella vita di tutti i giorni


“Rischiare Grosso. L'importanza di metterci la faccia nella vita di tutti i giorni”, titolo originale “Skin in the game. Hidden Asymmetries in Daily Life”, di Nassim Nicholas Taleb, traduzione di Marco Cupellaro, edizione Il Saggiatore, ISBN: 978-884282488-6.

Il titolo in italiano del Saggio non rende del tutto giustizia al contenuto dello stesso, mentre risulta più efficace il titolo originale “Skin in the game” che, comunque, a parer mio, non riesce anch'esso a coprire l’idea di tutti i temi trattati. Essi corrispondono nel nostro parlato ad una serie di concetti in effetti concatenati quali: il “metterci la faccia”, “mettercela tutta”, “metterci l’anima”, “rischiare tutto”, “pagare di persona”, ecc. Tutti insieme, per l’Autore, costituiscono ciò che è necessario perché un individuo possa vivere una vita piena e responsabile, e, allo stesso tempo, garantiscono un funzionamento efficiente ed “etico” della nostra società civile, degli organi istituzionali e di quelli privatistici.

Il concetto centrale resta però la “responsabilità” e, pertanto, faro dell’agire del singolo dovrebbe essere la cosiddetta “regola d’argento”, formulata da Isocrate e che prescrive di “Non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te”. Secondo l’Autore (condivido) essa supera in prudenza e robustezza anche la più famosa “regola d’oro” citata nel Vangelo di Matteo: “Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro”. Ma l’applicazione della responsabilità si estende non solo agli individui ma anche alle istituzioni e, per Taleb, essa guida verso forme precise di organizzazione del lavoro (lavoro artigiano/piccola impresa vs grande corporation), ruoli (artigiani/imprenditori vs dirigenti), forme di governo (municipalità e governo decentrato vs Stato accentrato), ecc.

Come nello stile dell’Autore, tutti questi concetti vengono abbondantemente argomentati attraverso casi storici, aneddoti ed esperienze personali; il tutto “condito” da uno stile diretto, divertente, spesso caustico ed irriverente.

Insomma, il solito Taleb … un vero spasso!

mercoledì 11 dicembre 2019

Recensione: La bomba – Cinquant’anni di Piazza Fontana


“La bomba – Cinquant'anni di Piazza Fontana” di Enrico Deaglio, edizione Feltrinelli, ISBN: 978-88-07-07049-5.

Il 12 Dicembre 1969 scoppiava un ordigno nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana, in pieno centro di Milano.
L’attentato fece 17 morti e decine di feriti (circa novanta) e fu, inizialmente attribuito agli anarchici.

Successivamente, molto, moltissimo tempo dopo, posto che l’ultimo processo della Cassazione risale al 2005, venne chiarito che l’attentato fu opera di Franco Freda e Giovanni Ventura, appartenenti ad una cellula del gruppo neofascista di Ordine Nuovo … che non furono condannati in quanto già assolti precedentemente dalle medesime accuse da una sentenza definitiva della Corte di Cassazione del 1987!

All'epoca però, alcuni anarchici furono (anche troppo) prontamente arrestati; fra questi, il “Mostro” Pietro Valpreda, “inchiodato” da una testimonianza inattendibile e smaccatamente pilotata dagli inquirenti. Rimase in prigione per 3 anni in attesa di processo e venne definitivamente prosciolto solo nel 1987.

Ma la diciottesima vittima conclamata della strage, forse la più famosa, fu Giuseppe Pinelli, un ferroviere anarchico, in quel momento solo convocato in questura, che “cadde” giù da una finestra di un piano alto dell’edificio. Come avvenne questo “incidente” non fu mai chiarito con precisione, ma ad oggi risulta chiaro, quantomeno a chi si è interessato al caso, che egli, più precisamente, “fu spinto” giù nel corso di un interrogatorio.

Della bomba, opera di un gruppo di estrema destra strettamente connesso e coperto da una sezione speciale delle nostre forze di polizia (il famigerato “Ufficio Affari Riservati”)  e della grandissima influenza che essa ebbe nel contesto della cosiddetta “strategia della tensione”, oggi si sa tutto (se non si vuole fare finta di niente) e l’Autore ce ne fa un resoconto perfetto riportandoci al clima di quegli anni e dei decenni successivi nel corso dei quali l’Italia e la nostra gracile democrazia pagarono il conto con la storia.
Adesso è chiaro infatti che la nostra società civile rimase lungamente soffocata e compressa da apparati amministrativi, di pubblica sicurezza e da una magistratura largamente ereditati e non epurati dal precedente regime fascista, diretti da una classe politica dirigente ignorante, conservatrice, corrotta e retrograda, talmente ossessionata dalla paura del cambiamento da cercare di soffocarlo ad ogni costo, anche servendosi di metodi eversivi e mafiosi.

Spesso si ha persino l’impressione che questa storia non sia mai veramente finita.

Questa quindi è un’opera assolutamente da leggere, che più che un saggio dovrebbe diventare un testo scolastico per spiegare ai giovani studenti la realtà di quegli anni e, soprattutto per comprendere il perché e come siamo qui.