"Per parlare di
Israele – la storia di come si è arrivati fin qui”; titolo originale:” Can We
Talk About Israel? – A Guide for Curious, Cofused and Conflicted”; di Daniel Sokatch,
traduzione di Marinella Magrì; edizioni Iperborea; Isbn 978-12-8172-912-4.
Un libro del quale se ne
sentiva estremamente bisogno di questi tempi; personalmente ne raccomando fortemente
la lettura.
Senza tanti fronzoli né ipocrisia,
tentativi di autogiustificazione o, all’opposto, melenso buonismo, l’Autore fa un
punto estremamente equilibrato e sagace della situazione attuale in Palestina, sia
relativamente ai rapporti fra palestinesi e Israele, sia rispetto alla deriva
autocratica presa dalla società israeliana.
Il Saggio ripercorre
parallelamente la storia di Israele e del popolo palestinese a partire dai
primi insediamenti ebraici di fine Ottocento fino ai giorni nostri, mettendo in
luce, con raro equilibrio, meriti e colpe di entrambe le parti ed evidenziando,
tra l’altro, il progressivo spostamento a destra dell’assetto politico della
società israeliana.
Particolarmente
deprimente è la precisa rendicontazione delle occasioni perdute per pervenire
ad una soluzione equa per entrambi i popoli, mancate spesso per sfortuna, incapacità
delle leadership di entrambe le parti in causa, o per cinici calcoli politici
di fazione spesso minoritarie.
Illuminante e da tener
sempre presente il “trilemma strategico di Israele” di Yitzhak Rabin”,
riportato nel Saggio, e che qui riproduco sulla base di una citazione da “Micromega”,
che esemplifica le variabili che questo grande leader considerava
inconciliabili:
- Mantenere uno Stato ebraico (demograficamente e culturalmente ebraico).
- Mantenere uno Stato democratico (con pieni diritti di cittadinanza per
tutti i residenti).
- Mantenere il controllo sull'intero territorio tra il fiume Giordano e il
Mar Mediterraneo (compresa la Cisgiordania).
Rabin comprendeva che,
nel lungo periodo, Israele poteva sceglierne solo due su tre:
1) Se Israele avesse mantenuto tutto il territorio (3) e fosse rimasto
democratico (2), avrebbe smesso di essere a maggioranza ebraica a causa dei
tassi di natalità palestinesi (inconciliabile con 1).
2) Se avesse voluto mantenere uno Stato ebraico (1) su tutto il territorio (3), avrebbe dovuto privare i palestinesi dei diritti democratici (inconciliabile con 2).
L La soluzione di Rabin, concretizzata negli Accordi di Oslo, era cedere parte del territorio (rinunciare al punto 3) per preservare sia la natura ebraica che quella democratica dello Stato (1 e 2).
Si sa purtroppo però come, per adesso, le cose sono andate a finire.
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