venerdì 15 maggio 2026

 

"Per parlare di Israele – la storia di come si è arrivati fin qui”; titolo originale:” Can We Talk About Israel? – A Guide for Curious, Cofused and Conflicted”; di Daniel Sokatch, traduzione di Marinella Magrì; edizioni Iperborea; Isbn 978-12-8172-912-4.

Un libro del quale se ne sentiva estremamente bisogno di questi tempi; personalmente ne raccomando fortemente la lettura.

Senza tanti fronzoli né ipocrisia, tentativi di autogiustificazione o, all’opposto, melenso buonismo, l’Autore fa un punto estremamente equilibrato e sagace della situazione attuale in Palestina, sia relativamente ai rapporti fra palestinesi e Israele, sia rispetto alla deriva autocratica presa dalla società israeliana.

Il Saggio ripercorre parallelamente la storia di Israele e del popolo palestinese a partire dai primi insediamenti ebraici di fine Ottocento fino ai giorni nostri, mettendo in luce, con raro equilibrio, meriti e colpe di entrambe le parti ed evidenziando, tra l’altro, il progressivo spostamento a destra dell’assetto politico della società israeliana.

Particolarmente deprimente è la precisa rendicontazione delle occasioni perdute per pervenire ad una soluzione equa per entrambi i popoli, mancate spesso per sfortuna, incapacità delle leadership di entrambe le parti in causa, o per cinici calcoli politici di fazione spesso minoritarie.

Illuminante e da tener sempre presente il “trilemma strategico di Israele” di Yitzhak Rabin”, riportato nel Saggio, e che qui riproduco sulla base di una citazione da “Micromega”, che esemplifica le variabili che questo grande leader considerava inconciliabili:

  1.         Mantenere uno Stato ebraico (demograficamente e culturalmente ebraico).
  2.      Mantenere uno Stato democratico (con pieni diritti di cittadinanza per tutti i residenti).
  3.      Mantenere il controllo sull'intero territorio tra il fiume Giordano e il Mar Mediterraneo (compresa la Cisgiordania).

Rabin comprendeva che, nel lungo periodo, Israele poteva sceglierne solo due su tre:

1)    Se Israele avesse mantenuto tutto il territorio (3) e fosse rimasto democratico (2), avrebbe smesso di essere a maggioranza ebraica a causa dei tassi di natalità palestinesi (inconciliabile con 1).

2)    Se avesse voluto mantenere uno Stato ebraico (1) su tutto il territorio (3), avrebbe dovuto privare i palestinesi dei diritti democratici (inconciliabile con 2).

L   La soluzione di Rabin, concretizzata negli Accordi di Oslo, era cedere parte del territorio (rinunciare al punto 3) per preservare sia la natura ebraica che quella democratica dello Stato (1 e 2).

Si sa purtroppo però come, per adesso, le cose sono andate a finire.