Recentemente ho avuto l’occasione di imbattermi nel libro di Ferruccio Pinotti “La Lobby di Dio – fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e La Compagnia delle Opere”, edizioni Chiarelettere, ISBN 978-88-6190 che svolge un’inchiesta sul fenomeno di Comunione e Liberazione (CL) e del suo braccio economico-finanziario, La Compagnie delle Opere (CdO). Entrambe le realtà riscuotono, da una parte un crescente successo, dall’altra sollevano perplessità e timori rispetto alla loro natura, agli scopi dichiarati o a esse attribuiti oppure relativamente alla loro crescente influenza che ormai ha conseguito un certo peso sia politico sia economico. L’opera termina con un giudizio sostanzialmente negativo riguardo alla natura ed agli effetti globali prodotti da CL intesa nella sua globalità. Personalmente mi allineo in linea generale a questo giudizio, tuttavia ritengo che questo fenomeno, e altri simili meritino, almeno sul piano individuale di essere analizzati con maggiore attenzione. Penso che l’analisi di quanto è riconducibile alla realtà CL possa essere svolta su più livelli e prospettive diverse che tendono continuamente a interconnettersi e a sovrapporsi. Sul piano individuale è probabile che le persone che aderiscono al movimento sfuggano in parte, chi più chi meno, alle categorizzazioni esplicitate dall’indagine; quando invece si proceda su un piano più generale mi sembra che le omologazioni prodotte dall’Autore acquistino maggiore visibilità e veridicità. In ogni caso, ritengo che sia fuorviante sostenere che chi milita in questi tipi di organizzazioni siano sostanzialmente persone già alla base vulnerabili, sviabili, plagiate, invasate o deboli, come invece sembra che sia l’opinione dei principali detrattori di CL, io penso invece che siano di più quei soggetti che abbiano interiorizzato attraverso una precoce opera di indottrinamento una forte ideologia che non è facile scalfire e che soprattutto difficilmente ormai essi stessi mettono in discussione, tanto più che l’ambiente che frequentano e il relativo successo che riscuote la loro formula associativa od altre simili tende a confortarli sul fatto di essere dalla parte del giusto. In ogni caso ritengo si possa affermare come per essi sia effettivamente riscontrabile l’effetto di una capillare opera di educazione ricevuta in età giovanile e come questo situazione confermi la veridicità delle affermazione fatte ormai quasi tre secoli fa da un pensatore reazionario quale fu Joseph De Maistre, paladino del “partito” clericale ed acceso sostenitore del primato della chiesa cattolica e della figura del Pontefice.
Dal mio punto di vista, mi appare plausibile il quadro psicologico riferibile all’”adepto”e tratteggiato all’interno dell’intero lavoro di Pinotti, ma soprattutto approfondito nella parte dedicata all’analisi dello psicologo Luigi Cortesi. In particolare, la frase:” :”In CL incontri la ragazza, ti sposi, trovi lavoro, fai figli, li educhi, li sistemi, sempre con ciellini e tra ciellini. E’ un vuoto che ti dà l’impressione della pienezza”, mi sembra che da una parte riassuma bene il concetto, mentre dall’altra lascia una serie di interrogativi e di dubbi irrisolti. Viene infatti spontaneo chiedersi .”Si ok! Ma qual è l’alternativa?!”, oppure “Ma questo è necessariamente un male?”. L’analisi di Cortesi fornisce una serie di motivazione per le quali questo genere di situazioni non siano né positive né auspicabili, ma rischino invece di divenire potenzialmente patologiche. Esse infatti implicano forme di ripiegamento, di chiusura di esclusione verso il mondo esterno e una forte rinuncia della propria individualità. Io condivido completamente queste riflessioni, bisogna però riconoscere come spesso, ad un certo individuo non venga posta dalle circostanze una vera alternativa fra “vuoto” e “pieno”, ma solo fra forme progressivamente meno attraenti di “vuotezza”. Costruire da soli una forte e sicura personalità non è cosa da tutti; in ogni caso l’indipendenza e l’individualismo spesso non semplificano la vita, anzi! Pertanto mi sembra quantomeno prudente essere un po’ comprensivi e accondiscendenti verso coloro che, probabilmente persino con un certo grado di consapevolezza, scelgono di rimanere protetti nel bozzolo della loro bella favola, soprattutto nel momento in cui questa preveda un pacchetto completo comprendente ideali, certezze, amicizie ed affetti. Aggiungo anche che, a mio avviso, Il successo di queste organizzazioni si spiega anche con il fatto che molti sono coloro che sono disposti a sacrificare parte della propria individualità per aderire ad un modello che allontana il dubbio e propone un pacchetto di “servizi” in grado di semplificare effettivamente la propria esistenza. Sono per altro sicuro che, per quelli disposti ad aderire alla “regola” e che ben la sopportano, il vantaggio sia reale e non illusorio, pertanto nei loro confronti, non c’è a ben vedere ne trucco ne inganno. Chi ci sta’ ben lo sa e ben lo percepisce; in fondo infatti tutto ciò riproduce la logica che sottende molti sistemi di tipo corporativo e clientelistico i quali si propongono di assicurare ai propri membri un certo grado di protezione in cambio di fedeltà. In questo caso viene aggiunto a titolo di sovrappiù anche un confortante mantello ideologico. Solo chi sta fuori percepisce effettivamente come questi generi di accordi possano diventare pericolosi, in primis proprio per quelli che non appartengono alla comunità in quanto individualmente si trovano sempre in svantaggio nei confronti di una entità che, seppur minoritaria, si avvale di un superiore livello di organizzazione, ma anche per quegli interni che, per qualche motivo non si trovino più in accordo con la “regola” da seguire, per i quali si pone il dilemma se fingere assenso o subire qualche forma spesso rilevante di distacco e forse persino di ostracismo.
E’ giunto quindi il momento di arrivare alle conclusioni personali riguardo al mio giudizio sul Movimento. Come premesso la mia idea su CL è sostanzialmente negativa. Il mio sistema di valori, la mia educazione e la mia etica rifiutano categoricamente un sistema che si presenta come dogmatico, settario, totalizzante (e forse totalitario) e, dal mio punto di vista liberticida (nel senso che non incoraggia la libertà individuale) e che in sovrappiù, rischia di degenerare progressivamente in una lobby politico-economica di matrice clientelare. In ogni caso, nell’ottica delle reciproche distanze e di differenze che ritengo difficilmente sanabili, posso ammettere che CL possa comunque, volendo, svolgere un ruolo utile. Per sua natura ed in nome dei principi etici e religiosi che l’hanno originata CL potrebbe sicuramente continuare a svolgere una importante missione di testimonianza cristiana ed una fattiva attività di impegno sociale, tutto ciò però a patto che si tenga alla larga dalla vita economica e politica, come pare fosse per altro nelle intenzioni del fondatore Don Giussani. Posto però che ormai l’invadenza del movimento è già percepibile in entrambi gli ambienti, da una parte attraverso il sistema delle candidature di simpatizzanti e dall’altra tramite l’attività della CdO, toccherebbe al Movimento stesso, a rigor di logica, fare un passo indietro e avviare una fase di ripensamento. Questo, a parer mio, può avvenire solo se, da una parte l’elite che guida il Movimento smette di avvalersi della propria influenza sulla “base” per promuovere attivamente la convergenza del voto verso candidati che simpatizzano o peggio promuovono gli interessi mondani di entità economiche o di soggetti legati a qualche titolo a CL; dall’altra, a patto che la maggioranza degli aderenti, in piena autonomia e a livello di singolo aderente la smetta di riporre cieca fiducia riguardo alle indicazioni di natura politica che gli vengono proposte dall’alto. Lo sviluppo di una autocoscienza critica è infatti fondamentale in Democrazia e costituisce l’unico vero antidoto al veleno del lobbysmo e del clientelismo e pertanto, ogni individuo, per quanto a sua volta inserito in una serie di collettività più ampie, non può delegare la responsabilità e la consapevolezza delle proprie scelte a livelli più alti rispetto al piano individuale. In Democrazia, l’elettore ha il dovere di non fidarsi a priori di nessuna formula o soluzione preformattata, ha la responsabilità di meditare sui temi che più li stanno a cuore e, di conseguenza, deve assumersi autonomamente l’onere di scegliersi da se il rappresentante che ritiene più adatto, sorvegliandone infine l’attività politica. Riguardo a questo processo i ciellini mi appaiono, forse per eccesso di fiducia verso i propri leader, estremamente carenti e pertanto si prestano ad essere manipolati e strumentalizzati.
mercoledì 18 maggio 2011
giovedì 5 maggio 2011
Recensione: La Lobby di Dio
“La Lobby di Dio – fede, affari e politica. La prima inchiesta su Comunione e Liberazione e La Compagnia delle Opere”, di Ferruccio Pinotti, edizioni Chiarelettere, ISBN 978-88-6190-093-6. Il libro cerca di descrivere il fenomeno di Comunione e Liberazione (CL) e del suo braccio economico-finanziario, la Compagnie delle Opere (CdO). Entrambe le realtà riscuotono, da una parte un crescente successo, dall’altra sollevano perplessità e timori rispetto alla loro natura, agli scopi dichiarati o ad esse attribuiti oppure in relazione alla loro crescente influenza che ormai si ritiene abbia conseguito un certo peso sia politico che economico. L’opera si pone l’obiettivo di svolgere un indagine il più possibile equilibrata e pertanto non “contro CL, ma su CL” secondo le conclusioni dello stesso autore; ma sullo sfondo, a parer mio, emerge la stigmatizzazione di entrambe le realtà da parte del medesimo.
Premetto che, libri di questo tipo appartengono sostanzialmente ad un genere che definirei “ideologico”, di conseguenza piacciono o meno al lettore a seconda delle proprie convinzioni di partenza che spesso ne giustificano la stessa intenzione di acquisto e che di norma non mutano, ma anzi vengono rafforzate dalla lettura . Probabilmente quindi non ha molto valore il mio giudizio positivo su quest’opera che a parer mio è ben curata ed illuminante.
Premetto che, libri di questo tipo appartengono sostanzialmente ad un genere che definirei “ideologico”, di conseguenza piacciono o meno al lettore a seconda delle proprie convinzioni di partenza che spesso ne giustificano la stessa intenzione di acquisto e che di norma non mutano, ma anzi vengono rafforzate dalla lettura . Probabilmente quindi non ha molto valore il mio giudizio positivo su quest’opera che a parer mio è ben curata ed illuminante.
lunedì 2 maggio 2011
Recensione: Perché il sesso è divertente?
“Perché il sesso è divertente?”, titolo originale “Why is Sex fun?”, di Jared Diamond, edizioni BUR, ISBN 88-17-01352-8. Il titolo del libro lascia un po’ a desiderare mentre i contenuti sono molto interessanti, come per altro è ormai consuetudine per uno scrittore (autore anche di “armi, acciaio e malattie” e di “collasso”) che incontra sicuramente i miei gusti. Il tema trattato è il comportamento sessuale umano che per molti versi costituisce un’eccezione nel mondo animale e persino nella ristretta cerchia della famiglia dei mammiferi. Gli esseri umani tendono, infatti, ad essere monogami (nonostante ci siano ragioni che spiegano una certa propensione al tradimento del partner!), mentre le femmine umane hanno sviluppato il meccanismo del ciclo mestruale e dell’ovulazione occulta che sembrano meccanismi apparentemente in contraddizione con la logica nonché fuori standard rispetto a ciò che accade nelle maggior parte delle specie a noi più prossime, per lo più caratterizzate dal periodo di estro e dalla ovulazione manifesta a cui segue normalmente una completa indifferenza, sia dei maschi che delle femmine, per la sfera sessuale. Anche il nostro approccio intimista al sesso sembra differenziarsi dalla norma, mentre altre caratteristiche fisiologiche come, ad esempio, la menopausa femminile sono caratteristiche esclusive (o quasi) delle nostre femmine, ed è molto interessante come quest’aspetto fisiologico possa svolgere una sorta di funzione protettiva nei confronti delle stesse. Sconvolgente per il sottoscritto la scoperta di una potenziale possibilità fisiologica della lattazione maschile! In pratica, per essere mammiferi ci distinguiamo per essere un po’ strani, estremamente goderecci, un pochino perversi e sicuramente dispersivi ed inefficienti rispetto alla norma del resto del mondo animale, eppure, dal punto di vista evolutivo esistono spiegazioni convincenti riguardo al perché ci comportiamo in maniera così inusuale e apparentemente poco “razionale”. Sappiamo, che ciò che ci ha portato a distinguerci progressivamente dal resto del mondo animale sono caratteristiche evolutive come un certo sviluppo relativo del nostro encefalo, la posizione eretta, il pollice opponibile, e così via! Sembra però che dobbiamo abituarci all’idea che abbiano contato anche un certo sovradimensionamento relativo dei nostri organi sessuali e soprattutto, le nostre complicate strategie in tema di “guerra dei sessi” che hanno finito, per il tramite di bizzarri mutamenti fisiologici e attraverso elaborati rituali di accoppiamento, per distinguerci e caratterizzarci dal resto del modo animale.
venerdì 29 aprile 2011
Recensione: Garibaldi
“Garibaldi”, di Andrea Possieri, edizioni Il Mulino, ISBN 978-88-15-13975-7. Il libro tratta la biografia di del nostro popolarissimo eroe risorgimentale. Il ritratto dell’”eroe dei due mondi” è asciutto, efficace, privo di retorica o sensazionalismi; se ne ricava un quadro realistico dell’uomo che sta dietro l’eroe. Garibaldi è innanzi tutto un marinaio che conduce un’esistenza ordinaria fino a che non viene coinvolto dai Democratici mazziniani (allora erano assimilabili a degli estremisti!) in un tentativo insurrezionale a Genova nel 1833-34 che lo costringe alla fuga in America del Sud. In Brasile, sempre in contatto con la numerosa comunità di transfughi italiani, ne segue in un certo senso i destini, assumendo a mano a mano il ruolo di protagonista. Si lascia coinvolgere nel tentativo insurrezionale della Repubblica del Rio Grande e nella guerra fra Uruguay ed Argentina, ed in questi conflitti acquisisce sia la sua peculiare esperienza militare che la doppia fama,che lo contraddistinguerà anche successivamente: eroico, e avventuroso condottiero per i democratici da una parte; ateo, fosco e violento bandito per i conservatori, dall’altra. Al ritorno dall’America, Garibaldi sarà coinvolto, sempre più da protagonista, in tutti i principali fatti risorgimentali a partire dai moti del ’48 fino alla spedizione dei mille ed oltre. Sempre farà da catalizzatore di uomini, sempre si distinguerà per le sue abilità di comandante militare, ma in fine, la sua visione politica, per alcuni aspetti moderna, per altri utopistica ed a tratti confusa ed ambivalente ne uscirà sconfitta ed annichilita, imbrigliata, non senza qualche difficoltà, dal lucido pragmatismo di Cavour.
mercoledì 20 aprile 2011
Recensione: L'Angola Indipendente
“L’Angola Indipendente”, di Maria Cristina Ercolessi, edizioni Carocci, ISBN 978-88-430-5788-7. Il libro riassume in maniera sintetica ed efficace la storia del Paese africano fin dai primi momenti della colonizzazione portoghese, i cui primi contatti risalgono all’ultimo decennio del quindicesimo secolo, fino ai giorni nostri. I periodi che vengono maggiormente approfonditi sono da una parte, quello della fase coloniale moderna, che comprende un lasso di tempo che parte dai primi anni del novecento per arrivare fino all’indipendenza, conseguita nel 1975, dall’altra, la fase successiva all’indipendenza che giunge dalla dichiarazione fino ai giorni nostri. Soprattutto la seconda fase storica, quella che interessa il paese dal 1975 è caratterizzata dallo stato di guerra civile continua che vede contrapporsi le forze del MPLA, d’inspirazione marxista-leninista ed appoggiate lungamente dal blocco sovietico, a FPLA ed UNITA di orientamento filo-occidentale e supportate da varie potenze regionali quali il Sud Africa e l’ex Zaire. La fase della guerriglia cesserà solo dopo la caduta del regime “bianco”Sudafricano e l’uccisione del leader carismatico dell’UNITA Jonas Savimbi avvenuta nel 2002. In tutto questo periodo e fino ai giorni nostri il MPLA resterà al potere, subendo però trasformazioni che finiranno per allontanarlo, almeno formalmente, dalla stretta osservanza della dottrina marxista-leninista per imboccare, sotto tutela ONU, la via delle consultazioni democratiche.
Il Paese in se ricchissimo, è ancora ampiamente sottosviluppato ed in formazione, le ferite inferte alla popolazione ed al territorio dalla lunga fase di guerra civile, di ingerenza esterna e di malgoverno locale saranno lunghe da risanare, mentre continuano ad intravvedersi tensioni separatiste e su base tribale. Nonostante ciò, l’Angola ha le risorse e le possibilità per iniziare un percorso di sviluppo che porti ad un rapido miglioramento delle condizioni della popolazione ed a una migliore gestione e redistribuzione delle ampie risorse a disposizione. Il Paese ha dunque tutte le potenzialità per assumere un ruolo di rilevanza all’interno del panorama africano.
Il Paese in se ricchissimo, è ancora ampiamente sottosviluppato ed in formazione, le ferite inferte alla popolazione ed al territorio dalla lunga fase di guerra civile, di ingerenza esterna e di malgoverno locale saranno lunghe da risanare, mentre continuano ad intravvedersi tensioni separatiste e su base tribale. Nonostante ciò, l’Angola ha le risorse e le possibilità per iniziare un percorso di sviluppo che porti ad un rapido miglioramento delle condizioni della popolazione ed a una migliore gestione e redistribuzione delle ampie risorse a disposizione. Il Paese ha dunque tutte le potenzialità per assumere un ruolo di rilevanza all’interno del panorama africano.
martedì 12 aprile 2011
Immigrati, Europa e pasticci
Le affermazioni del Ministro dell’Interno Maroni e la posizione del Governo italiano causate dal massiccio afflusso di clandestini hanno aperto un profondo dissidio con gli altri partner europei. Gli alleati europei si trincerano dietro ad un rigoroso formalismo riguardo alle interpretazioni del trattato di Schengen, il quale permette la libera circolazione ai soli soggetti muniti di passaporto, dall’altro lato invece, le autorità italiane invocano l’eccezione rispetto alla forma e chiedono agli altri membri UE una fattiva collaborazione rispetto al problema della gestione dei clandestini, da attuarsi preferibilmente attraverso una redistribuzione degli stessi presso i vari Paesi dell’Unione. Di fronte al netto rifiuto di collaborazione da parte degli altri partner il Ministro Maroni è arrivato a prospettare una rottura fra Italia e UE, evidentemente esagerando un poco riguardo ai toni, ma in fondo, esprimendo un malessere condiviso da non sottovalutare.
Il problema dei clandestini è serio e la delusione da parte italiana per la scarsa collaborazione UE è in parte moralmente giustificabile. Bisogna però sottolineare che l’atteggiamento italiano è formalmente sbagliato ed irrispettoso non solo delle regole condivise, ma anche dello stesso “spirito” di Schengen, che doveva garantire la libera circolazione dei cittadini della UE e non di tutti i soggetti in assoluto, meno che mai i clandestini e quelli che, a torto o a ragione, risultano “indesiderabili”. I politici italiani continuano a incorrere nei medesimi errori nei confronti delle controparti europee, da una parte danno l’impressione di considerare con troppa disinvoltura le regole stabilite consensualmente fornendone continuamente interpretazioni od estensioni non concordate a priori con gli altri partner e non capendo come questa nostra attitudine sia considerata sgradevole e scorretta dagli altri attori europei; dall’altra sembra che la nostra classe politica non sia veramente in grado ne di raggiungere la conoscenza esatta di tali accordi, o peggio, che ne sia consapevole, ma ignori volutamente gli impegni per svolgere propaganda ai fini della politica interna ma a scapito della nostra credibilità internazionale. Un bel pasticcio quindi, forse causato da soggetti abituati a parlare solo alle piazze e senza pensare troppo, che però rischiamo di pagare caro.
Il problema dei clandestini è serio e la delusione da parte italiana per la scarsa collaborazione UE è in parte moralmente giustificabile. Bisogna però sottolineare che l’atteggiamento italiano è formalmente sbagliato ed irrispettoso non solo delle regole condivise, ma anche dello stesso “spirito” di Schengen, che doveva garantire la libera circolazione dei cittadini della UE e non di tutti i soggetti in assoluto, meno che mai i clandestini e quelli che, a torto o a ragione, risultano “indesiderabili”. I politici italiani continuano a incorrere nei medesimi errori nei confronti delle controparti europee, da una parte danno l’impressione di considerare con troppa disinvoltura le regole stabilite consensualmente fornendone continuamente interpretazioni od estensioni non concordate a priori con gli altri partner e non capendo come questa nostra attitudine sia considerata sgradevole e scorretta dagli altri attori europei; dall’altra sembra che la nostra classe politica non sia veramente in grado ne di raggiungere la conoscenza esatta di tali accordi, o peggio, che ne sia consapevole, ma ignori volutamente gli impegni per svolgere propaganda ai fini della politica interna ma a scapito della nostra credibilità internazionale. Un bel pasticcio quindi, forse causato da soggetti abituati a parlare solo alle piazze e senza pensare troppo, che però rischiamo di pagare caro.
lunedì 4 aprile 2011
Recensione: Guerre, Armi e Democrazia
“Guerre, Armi e democrazia”, titolo originale “Wars, Guns and Votes. Democracy in dangerous places”, di Paul Collier, edizioni Laterza, ISBN 978-88-420-8895-0. E’ un’opera molto interessante scritta da uno studioso di scienze economiche, particolarmente esperto nel settore delle economie africane. Il libro è dedicato esplicitamente ai Paesi dell’”ultimo miliardo”, ovvero a quegli Stati (perlopiù africani) che accolgono l’ultimo miliardo di popolazione in termini di arretratezza di sviluppo economico. L’autore, attraverso l’analisi di una serie di dati economici e statistici si pone delle domande scomode riguardo a questi Paesi: ad essi ha giovato e giova la democrazia? Essa porta sviluppo e tranquillità sociale? Oppure, in qualche modo il ricorso al voto “interferisce” con lo sviluppo economico e la pace sociale delle popolazioni in oggetto? Quanto sono importanti le divisioni interne, ed in particolare, quelle religiose ed etniche? In quali casi è lecita l’interferenza politica di potenze estere o di organizzazioni internazionali? Qual è l’efficacia del peace keeping? E’ lecito rovesciare un dittatore con la forza intervenendo direttamente, appoggiando o fomentando una guerra civile o ispirando oppure avallando un golpe militare? Alla fine il libro fornisce risposte interessanti ed anche parecchio sorprendenti. Per ciò che mi riguarda, ne ho ricavato molti spunti di riflessione che possono essere applicati anche alle nostre società e democrazie più stabili e mature; una bella lista di opzioni da applicare e di errori da evitare.
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