lunedì 27 aprile 2020

La pandemia aiuta gli autocrati ... e noi gli diamo corda!


L'articolo di repubblica mette in luce come, dietro le scuse e/o le ragioni della pandemia una serie di governi/regimi abbiano potuto tranquillamente introdurre ed inasprire misure atte a favorire i propri interessi, ad aumentare il controllo e reprimere il dissenso. 


Vengono citati casi obiettivamente rilevanti quali ad esempio:
-          Le Filippine, dove si minacciava di sparare a chi violava il “lockdown”.
-          Il Brasile dove il presidente ha appoggiato una manifestazione pro-ritorno della dittatura.
-          ... ma anche la Polonia che ha ridisegnato i collegi elettorali (oltre i limiti di tempo consentiti) e introdotto il voto postale (contro il parere UE).
-          … o l'Ungheria, dove il governo, non proprio liberale, ha potuto introdurre una norma dove gli veniva consentito di governare per decreto senza l'avallo del parlamento.

Questi e altri, sono ovviamente casi eclatanti.
Ma, rimanendo nel "piccolo" e nel relativamente poco grave, tutti i Paesi si sono distinti;  e, anche l'Italia non andrebbe esclusa dal novero di quelli che hanno introdotto norme discutibili come ad esempio:
- i cani possono circolare, i cristiani "ni" ... neanche i "possessori" di cuccioli umani!
- puoi girare intorno all'isolato ma non puoi farti la passeggiata nel bosco;
- puoi vivere tranquillamente attaccato a moglie e figli, ma non puoi stare insieme a loro in macchina;
- ... tendenzialmente non puoi usare la macchina! ... Se non per "necessità" (e in questo non si capisce bene quali siano realmente le casistiche ammesse);
- puoi dormire nello stesso letto con tua moglie ma non puoi tenerla per mano se sei in strada;
- devi andare al supermercato più vicino ... che tra l'altro deve ridurre gli orari di apertura al pubblico e deve vendere solo beni di "prima necessità" (e decido io quali essi siano!);
- ecc. ...

La paura del contagio è indubbiamente una brutta cosa e ci sono indubbiamente ragioni di ordine pubblico che impongono misure eccezionali.
Ad esempio, chiudere inizialmente le scuole, limitare le attività produttive e l’accesso ai luoghi di aggregazione, sono state misure effettivamente per lo più necessarie (o almeno, al momento non è venuto in mente quale potesse essere un’alternativa applicabile).
Bisognerebbe però sempre riflettere sulla effettiva portata e logica (e costo … ad esempio per far volare elicotteri alla ricerca di passeggiatori e bagnanti!) di moltissime altre restrizioni introdotte.
A parer mio, per esempio, nessuna di quelle sopra elencate era effettivamente da porre in atto!
E, soprattutto pensare ai danni che provoca l'arbitrio concesso a piccoli gerarchi regionali, comunali e a cricche di militi … non proprio sempre flessibili nelle loro valutazioni quanto dovrebbero!

La giustificazione generale per tutte queste norme, a parer mio, veramente arbitrarie, e quella che: ... gli italiani, il popolo, la gente ... o come diavolo vogliamo chiamare gli individui (visti come massa) che compongono una società siano sostanzialmente privi di cervello e vadano messi sotto tutela!
... questo, in fondo (e riferito a tutti gli altri tranne che a noi stessi!) purtroppo lo pensiamo un po' tutti e, infatti, accettiamo, sbagliando,  di essere trattati come minorati mentali!

Ci sono altri modi però che sarebbero accettabili e che sarebbero, tra l’altro, rispettosi dell’intelligenza dei cittadini; ad esempio, una volta deciso il “lockdown”, forse sarebbe stato sufficiente spiegare in linea generale le regole da seguire.
 In questa situazione, sempre a parer mio, serviva solo imporre l'osservanza di una regola di "distanza sociale" fra NON conviventi!
Una regola semplice del tipo: convivi? No, allora devi stare a tre metri dagli altri! Punto e basta ... ma non è importante che tu sia sotto casa o a Katmandu!
 ... E poi semplicemente fare controlli, redarguire e, nei casi limite sanzionare se necessario.

... a proposito, gli unici evidentemente esentati dal dovere di tenere le distanze sociale sono ovviamente i "controllori" che possono tranquillamente bullizzare almeno in coppia :-), :-)!

martedì 14 aprile 2020

Coronavirus: mancano gli stagionali ... è l'occasione per regolamentare il sistema?

https://www.repubblica.it/politica/2020/04/14/news/appello_sindaci_cuneese_cassintegrati_disoccupati_frutta-253979123/?ref=RHPPTP-BH-I253880069-C12-P2-S8.4-T1

Fra i tanti problemi causati dal coronavirus si prefigura anche quello legato alla raccolta agricola che rischia di venire compromessa dalla mancanza di mano d'opera. stagionale e occasionale.

Nell'articolo allegato si cerca di sensibilizzare le autorità e, nel contempo, si fanno delle proposte di soluzione. L'aspetto però più importante per me è quello che, spinti dall'emergenza, si ha forse l'occasione di regolamentare una volta per tutte un settore da sempre problematico a causa di lavoro nero, caporalato e assenza di adeguate strutture di recezione.

Potrebbe essere la volta buona? Speriamo di sì!

giovedì 9 aprile 2020

Recensione: Il mondo è pieno di cretini o sei tu che non riesci a farti capire


"Il mondo è pieno di cretini o sei tu che non riesci a farti capire?” di Thomas Erikson; titolo originale: “Omgiven av idioter”, traduzione di Maddalena Togliani, editore Tre60, ISBN 978-88-6702-479-7.

Premessa indispensabile.
Non compro e di solito neanche leggo (quanto meno per diletto e/o curiosità, si intende!) questo genere di libri e, questa mia preclusione di genere si estende in generale a tutte le letture di stampo aziendalista e/o motivazionale.

Mediamente, infatti, penso che siano … “poco utili” (così d’istinto avrei usato anche termini più categorici! 😊).

Faccio dunque immediata autocritica, riconosco di non essere probabilmente un soggetto adatto a giudicare la bontà di questi scritti.

Perché l’ho letto allora? Beh! Si tratta di un regalo, e io cerco di non sminuire mai i regali!  … Tra l’altro, da parte di una collega (che è anche un’amica però!)! E qui ha giocato anche un poco di curiosità… Ci sarà stato dietro un messaggio? O sarà solo una coincidenza legata al fatto che, proprio in questo periodo la nostra società controllante nordica predica a capi e capetti l’utilizzo di questo metodo?
Dai mettiamoci sotto! Vediamo cosa dice!

Beh! Nella premessa mi sono sforzato di mettere la parte migliore della recensione, tutto il resto è prevedibile.

Il saggio si basa sul concetto che si possa riassumere il temperamento degli individui sulla base di un mix più o meno accentuato di quattro raggruppamenti di caratteristiche diverse rappresentate da altrettanti colori: blu (soggetto analitico), rosso (soggetto dominante), verde (soggetto stabile) e giallo (soggetto influente).
Nel momento in cui si riesce a capire il proprio mix cromatico e le relative sfumature prevalenti (che quasi sempre sussistono, secondo l’Autore) e si svolge il medesimo esercizio di analisi nei confronti del proprio gruppo di appartenenza (e si parla sia di colleghi, di amici come di famigliari!) si può usare queste osservazioni per modulare relazioni, modalità di comunicazione ed obiettivi.

… Finito il succo!

Tutto bello (non sono ironico)!

Concetto nuovo? … Mica tanto! Anche l’Autore ammette onestamente (punto a suo favore!)  che ci aveva già pensato il greco Ippocrate nel quinto secolo avanti Cristo! Lui però ripartiva le personalità sulla base della “Teoria degli umori” (cara anche alla medicina medioevale) distinguendo fra: Melanconici (Blu), Collerici (Rossi), Flemmatici (Verdi) e Sanguigni (Gialli).

Utile? Ma sì, Perché no! … Ormai poi l’ho letto!

Divertente? … Immagino che possa piacere (magari anche molto) ai lettori adatti… In ogni caso, per un po’ con questi concetti ci si può anche giocare per un po’! 😊


giovedì 2 aprile 2020

L'idea di Europa: fra tramonto e rilancio



Lacrime di coccodrillo?

Da europeista convinto in questi giorni di emergenza vivo anche una profonda crisi ideologica; sento che la mia passione per l’Europa si sta spegnendo.

Per anni, di fronte alle provocazioni più o meno fondate dei “sovranisti” mi sono detto che le loro critiche erano frutto di ignoranza, o peggio, di meschini tatticismi per guadagnare consensi a livello locale; ho finto di non vedere il prosperare di una casta burocratica privilegiata, saccente, snob, super pagata e sprecona che, nel migliore dei casi, appare ai più come un comitato di affari,  ma che spesso si staglia lontanissima dai problemi della gente e dei Paesi in difficoltà; ho tollerato la spogliazione della Grecia (anche in quel caso sono arrivate scuse tardive! … intanto però il proverbiale “buco in più nella cintura” se lo sono fatti i greci!); ho vissuto con sofferenza la troppa tolleranza di “casta” verso l’ingrata élite inglese e verso l’Inghilterra, partner da sempre persa nei suoi personalismi e mai leale e solidale verso la UE; ho subito a testa china le critiche dei sempre perfetti cugini del “Nord”, sempre pronti ad anteporre le regole della finanza rispetto a quelle della solidarietà ma sempre estremamente attenti a difendere i propri interessi economici.

E ora, anche nel momento dell’emergenza sanitaria cosa fanno i nostri partner? Prima minimizzano, snobbano e criticano … perché certo, ai loro occhi, noi in fondo rimaniamo cialtroni italiani, perennemente sospetti, irrimediabilmente “mediterranei”, cronicamente disorganizzati ed irresponsabili, un popolo evidentemente da catechizzare e da mettere sotto tutela … come i greci appunto! Poi, dopo che viene fuori che, “sì in fondo un problema c’è” e colpisce tutti, mica solo quei cretini degli italiani, cosa fanno? Niente (a parte qualche blocco delle nostre frontiere e sequestro di forniture a noi destinate!) … almeno per un bel po’! E adesso, come “da programma” arrivano le scuse … meglio tardi che mai!

E da dove vengono invece gli aiuti? Da loro? Nooo! In primis, letteralmente dall'altro capo del mondo, dai nostri sedicenti antagonisti culturali cinesi, poi da cubani, dai piccoli ed orgogliosi albanesi … persino dalla gelida Russia! … Questo fa pensare.

Amo l’Europa e i suoi popoli (e molte sono le persone comuni che, da parte loro ci hanno trasmesso il loro supporto morale), apprezzo la libertà di movimento, la moneta unica, questo sentirsi a casa anche a Parigi o a Madrid; ma ho perso fiducia nella sua classe politica e nel suo programma. Così non va! Se vogliamo veramente un continente unito dobbiamo cambiare approccio e spostare il focus da un progetto che vede protagonista solo l’economia e la moneta ma che lascia indietro la società civile, il bene comune, l’etica e la cultura.

venerdì 20 marzo 2020

Recensione: Vietnam – Una tragedia epica 1945 – 1975


"Vietnam – Una tragedia epica 1945 – 1975” di Max Hastings, traduzione di Filippo Verzotto, editore Neri Pozza, ISBN 978-88-545-1850-6.

Il saggio racconta la Guerra del Vietnam in dettaglio a partire dal 1945, quando il Paese era ancora unito sotto la dominazione francese, fino alla caduta di Saigon, allora capitale della Repubblica del Vietnam (cosiddetto “Vietnam del Sud”), avvenuta nell'aprile 1975).

A mio avviso, l’Autore ha scritto un’opera eccezionale ricostruendo i fatti in maniera precisa ed equilibrata, spiegando nitidamente il contesto che ha guidato le azioni, gli errori, i vincoli di tutte le parti in causa.
Ne viene fuori un quadro desolante che riporta chiaramente, senza nessuna ombra di ambiguità quello che ormai gli storici hanno da tempo dimostrato; per anni in Vietnam gli USA hanno combattuto una guerra che i decisori politici sapevano perduta in partenza. La scelta di proseguire il confitto venne presa sostanzialmente sulla base di considerazioni più legate alla politica interna USA (tra l’altro, di breve termine) e a ragioni di “immagine”, rispetto a quanto ciò fosse effettivamente necessario sulla base delle reali necessità di politica estera legate al “containment”, la strategia attuata per arginare la diffusione del comunismo.

A me personalmente, appare grottesco constatare come tale conflitto, che finì per trascinare l’intera Indocina nel caos e nell'orrore (si pensi, per esempio alla Cambogia) e ad influenzare pesantemente anche il pensiero occidentale, sarebbe probabilmente stato facilmente evitabile fin a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale se solo si fosse rispettato il legittimo desiderio d’indipendenza delle popolazioni locali e si fossero favorite poche, incisive riforme sociali e politiche tali a quali a quelle che, ai giorni nostri, ci apparirebbero semplicemente minime e “scontate”.

Si scelse invece di supportare un anacronistico regime post-coloniale da parte della Francia il che portò al solo risultato di umiliare i francesi e dividere il paese permettendo l’insediarsi al Nord di uno spietato regime comunista contrapposto, al Sud, ad un regime poco più liberale e totalmente corrotto.
Dopo il disimpegno della Francia il governo USA commise (io direi “scientemente”) gli stessi errori dei predecessori francesi continuando costantemente a supportare i regimi instaurati nel sud del Paese e avendo, nello stesso tempo, piena consapevolezza della loro inadeguatezza ed incapacità sia di riformare il Paese, sia di reggersi sulle proprie gambe.

L’aspetto più ironico di tutto questo sta, infine, nel constatare che l’Indocina e il Vietnam in particolare, avevano sostanzialmente un valore pari a “zero” nelle scelte strategiche degli USA (e dell’URSS e. forse anche della Cina!) e, infatti, furono lasciate a sé stesse nel momento in cui l’opinione pubblica americana divenne in maggioranza sfavorevole al proseguimento del conflitto.

Tanto orrore per nulla, in sintesi!

… E fosse almeno servito ad imparare la lezione!

giovedì 19 marzo 2020

Recensione: L’educazione di un fascista


"L’educazione di un fascista”, di Paolo Berizzi, editore Feltrinelli, ISBN 978-88-07-17372-1.

Si tratta di un’indagine inquietante riguardante la tendenza crescente verso una progressiva “fascistizzazione” che sembra caratterizzare fasce sempre più ampie della popolazione a partire soprattutto dai giovanissimi.

Ho poco da aggiungere al mio giudizio su quest’opera, a parte il fatto di dire che il quadro disegnato dall'Autore mi appare, almeno a grandi linee, credibile.

C’è però un particolare legato al mio vissuto personale che mi impedisce di valutare correttamente parte del quadro presentato. In particolare, proprio in virtù della mia esperienza diretta faccio fatica a giudicare l’obiettività di quanto riportato nella prima parte del saggio: “L’arte della lotta”; anche perché sono rimasto sinceramente stupito di scoprire di conoscere (sarebbe meglio dire: di scoprire di aver conosciuto in passato!) almeno uno dei personaggi citati nel saggio.

Pratico un’arte marziale da più di trent'anni!
E, nella mia esperienza, che ha brevemente toccato anche l’agonismo (ma che si è interrotta circa 25 anni fa!), mi sono anche cimentato nei circuiti di gara del kung fu e della kick boxing che, all'epoca, includevano spesso i praticanti della muay tay.

Sono sempre stato orgoglioso di praticare la mia disciplina (che appartiene certamente e orgogliosamente al filone “delle arti marziali miste”) e a dividere la mia esperienza con praticanti di altre forme di quest’”arte” e, pertanto, trovo estremamente difficile ricollocare la mia esperienza nel quadro un po’ fosco tracciato dall'Autore.
Personalmente, non ho mai minimamente pensato ad abbinare pratica sportiva e politica, ne ho mai visto tali atteggiamenti messi in atto dai maestri che ho frequentato, ne ho mai notato che qualche praticante ostentasse le sue idee nonostante il fatto che, spesso, fossero ben note ad ognuno le rispettive ideologie e/o inclinazioni politiche. In palestra, al di là di qualche “sfottò” in periodi particolarmente “caldi” (ad esempio, prima o dopo le tornate elettorali) proprio di politica non si parlava e non si parla mai e questo senza nemmeno che esistano norme che prevengano tali tipi di discussione. Semplicemente, per come la vedo io, perché sul tatami tutto ciò non interessa a nessuno, in quanto, al di là delle differenze, su quel parterre siamo solo “noi”, gruppo di sportivi accomunati dalla medesima passione. Forse sono solo stato fortunato!

Detto ciò, che riassume la mia esperienza e che va detto a difesa del buon nome dei praticanti di tutte queste forme di sport, ritengo che il quadro tracciato dall'Autore possa essere considerato veritiero se applicato a certi contesti e luoghi specifici; forse più oggi rispetto a ieri; ed è anche innegabile come, purtroppo, questi sport attirino spesso anche una buona dose di esaltati e spostati. Ho sempre pensato che questo fosse, in fondo, inevitabile.

Dunque, “casco” dal proverbiale “pero” e prendo atto! Tutto ciò, senza contestare le argomentazioni dell’Autore, che mi sembrano basate su di un'esperienza e ricerche rigorose.

giovedì 12 marzo 2020

Coranavirus: Dove sta la giusta misura fra restrizioni e ragionevolezza?

In questi casi, dove la salute collettiva è in pericolo, è difficile tracciare una linea che garantisca il più possibile la libertà individuale mantenendo nel contempo il focus sull'obiettivo principale: contenere il contagio.
Le misure restrittive sono dunque tanto necessarie quanto auspicabili.
Ma fino a dove ci si deve spingere?
Personalmente ritengo sacrosante quasi tutte le misure poste in essere o in corso di introduzione; verso alcune di esse però (poche in realtà) dissento totalmente, e non perché non siano umanamente attuabili, ma perché le trovo stupide, almeno fino a "prova contraria" argomentata, possibilmente, su basi scientifiche.
Di quali misure parlo?
Intendo stigmatizzare tutte quelle istruzioni che vogliono limitare l'accesso ai parchi pubblici impedendo di praticare attività sportiva all'aperto e/o passeggiare.
Che senso hanno?
Ovvio che è chiaro come, in entrambi i casi, tali attività debbano venire condotte da soli o, al più con i famigliari conviventi (in questo ultimo caso il rischio di contagio è comunque presente anche restando a casa!) e, in ogni caso, rispettando le indicazioni già comunicate rispetto agli spazi che devono frapporsi fra non conviventi; se praticate a queste condizioni, però, in che modo potrebbero influire negativamente sui rischi di diffusione della malattia?
Per favore quindi, rimaniamo ragionevoli e, soprattutto, cari governanti, smettete di trattarci come minorati mentali! Sarò il primo, infatti, a fare marcia indietro per evitare un parco affollato, ma trovandolo relativamente sgombro, cosa devo fare per poterci andare senza farmi inseguire dall'esercito? Prendermi un cane dichiarando che lo porto a passeggio a fare i suoi bisogni?