"Se noi bruciamo – Dieci anni di rivolte senza rivoluzione”; titolo originale: ”If We Burn: The Mass and the Missing Revolution”; di Vincent Bevins, traduzione di Maddalena Ferrara; edizioni Einaudi; Isbn 978-88-06-26397-3.
L’Autore rivisita una
serie di intensi moti di piazza avvenuti per lo più nel primo decennio del
ventunesimo secolo: Piazza Tahrir al Cairo, Gezi Park in Turchia, le rivolte in
Brasile per il caro trasporti, seguite da quelle cilene; quindi, Hong Kong con
la “rivolta degli ombrelli” e Piazza Maidan in Ucraina o la “rivolta del
gelsomini” in Tunisia e tante altre ancora, dove, soprattutto i più giovani,
hanno cercato di far sentire la propria voce e a cambiare gli equilibri di
potere.
Quasi tutte queste
esplosioni di protesta sono state caratterizzate soprattutto da moti spontanei organizzati
“dal basso”, magari con l’ausilio degli strumenti della rete; hanno ottenuto mediamente
nessun o pochi risultati e sono state rapidamente represse e riassorbite. Secondo
l’Autore, la ragione di tanti insuccessi sta proprio nell’incapacità nel
sapersi trasformare da semplici movimenti di protesta acefali in catalizzatori
di organizzazioni politiche concrete sulla base di mandati chiari e rappresentanti
ben definiti. In sintesi, proprio la volontà di essere “orizzontali”, “spontanei”
e privi di una leadership che potesse assumere un ruolo interlocutorio con le
autorità ha tagliato le gambe a tutti questi movimenti finendo per esaurirli.
Un bel libro e una bella
analisi, della quale, si dovrebbe tenere debito conto.
Nota: Ora, nel 2026, mentre in Nepal le proteste della generazione Z sembrano aver veramente prodotto dei cambiamenti (si vedranno i risultati delle elezioni a marzo!).
È invece esplosa la situazione in Iran, dove i moti di protesta potrebbero veramente portare ad una vera e propria rivoluzione. Anche in questo caso però, c’è purtroppo da notare che, al momento, non è emersa nessuna figura politica capace di contrapporsi alla vecchia leadership; personalmente, non penso che tale figura possa veramente essere Pahlavi, l’ex scià di Persia.
Vedremo come andrà a
finire, con i miei migliori auguri al popolo iraniano!
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