venerdì 28 settembre 2018

Manovra e deficit: Dio ci scampi dai populisti!

La risposta dei mercati alla manovra economica 2018 -2019,

https://www.repubblica.it/economia/2018/09/27/news/def_via_al_vertice_di_governo_bozza_condono_per_cartelle_fino_a_100mila_euro-207527205/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1

non si è fatta attendere:

https://www.repubblica.it/economia/2018/09/28/news/borsa_28_settembre_2018-207578910/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

Non che bisogna per forza spaventarsi da quelle oscillazioni che, presumibilmente (speriamo!) sono da ascrivere al novero delle semplici "fiammate speculative", risulta chiaro però che il caso Italia è seguito dagli operatori di mercato e che, quella che potremmo definire eufemisticamente come una certa "nonchalance" da parte del nostro Governo riguardo al tema del deficit, viene giudicata con tutt'altra attenzione dal resto del mondo economico-finanziario.

Non giudico quindi l'ideologia alla base di queste scelte (l'ideale di ridurre la povertà è ammirevole), ma sostengo che, al di là delle ideologie, difficilmente si può evitare di fare i conti con il resto del mondo quando da esso, per molti aspetti si dipende!

La "filosofia" del rigore non è quindi necessariamente la scelta giusta, essa però è almeno "rassicurante" per coloro che investono nel nostro Paese e disattenderla costa letteralmente soldi al contribuente (rappresentati dal plus di spread da pagare!).

La scelta del rigore ha poi anche una fortissima valenza politica interna (ma nessun politico vuole digerire tale concetto "carieristicamente" suicida!). Se si concorda infatti sul fatto che i ceti più poveri della popolazione vadano aiutati maggiormente attraverso un sensibile sostegno economico e maggiori opportunità di lavoro e, contemporaneamente, si vuole anche modernizzare il Paese, si dovrà riconoscere che, a tal fine bisogna reperire nuove risorse da destinare a questi obiettivi. Il vincolo del rigore però costringerebbe a reperire le risorse attraverso una radicale politica di taglio delle inefficienze, degli sprechi e dei privilegi (e magari attraverso una politica fiscale che tocchi patrimoni e redditi elevati) e non facendo invece nuovi debiti!

Amara medicina, difficile da mettere in pratica, questo si sa! Chi ci ha provato o ci provasse a metterla in pratica, in democrazia difficilmente verrebbe ringraziato e, soprattutto, rieletto!
L'alternativa però è quella di cullarsi nelle illusioni ... stampare denaro e/o comunque indebitarsi,  sfondando quindi gli argini che ci vengono imposti e che il resto del mondo ritiene cautelativi, alla lunga (ma spesso anche nel breve) non si può fare! Non è un problema di "fattibilità" tecnica infatti, ma di credibilità ... e a noi, faccio notare, nessuno crede!


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venerdì 21 settembre 2018

Penso che il nostro ministro dell'economia si meriti un po' di stima e qualche incoraggiamento!

Premetto che non avevo idea di chi fosse Giovanni Tria prima che divenisse ministro dell'economia e delle finanze nel governo Conte e ammetto che avevo accolto con un certo (non informato e prevenuto) scetticismo la sua nomina.
Ad oggi però, devo riconoscere come egli stia agendo con gran senso di responsabilità nel cercare di mantenere "a posto" i conti pubblici, reggendo alle non indifferenti pressioni di chi, a mio avviso, riguardo a questi temi si dimostra piuttosto irresponsabile (alludo specificatamente a Di Maio e al M5S).

ad esempio:

https://www.repubblica.it/economia/2018/09/20/news/manovra_tria_rassicura_il_parlamento_misure_graduali_e_nel_rispetto_dei_conti_-206946273/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P5-S1.8-T2

giovedì 20 settembre 2018

Verso Santiago - Seconda puntata (Turisti per caso)


La prima parte dell'avventura sarà più che altro una visita turistica, cogliamo infatti l'occasione per visitare Lisbona, Sintra (nei pressi di Lisbona) e Porto.
Per perfezionare l'allenamento scegliamo di muoverci sempre a piedi, per quanto possibile, prendendo i mezzi pubblici solo quando effettivamente necessario.

LISBONA 19 – 22 agosto

Lisbona, abbarbicata sulle sue “sette colline” (possibile che mettano tutte le capitali su sette colli? Cos'è, una mania?), sicuramente di salite e discese ne ha da vendere.
A mio parere, è "carina" ma manca della maestosità di altre capitali europee; sembra infatti né più né meno una città di mare di media grandezza (alla fine, la popolazione è di circa mezzo milione di abitanti!), di passate glorie marinaresche ormai un po' sbiadite.
Appare a prima vista un po' "scalcagnata" ma famigliare e "solare", direi, molto mediterranea (anche se con quel mare non c’entra nulla posto che è posta lungo l’estuario del fiume Tago con accesso diretto all'oceano Atlantico); quindi, vivace, colorata, un po’ caotica e disordinata.
Se si osserva con più attenzione però, si nota un grosso sforzo in atto per migliorare l’aspetto generale della capitale lusitana; fervono da ogni parte lavori di ristrutturazione edilizia (tornerò su questo punto), mentre la metro funziona che è un piacere (a proposito, hanno quattro linee bene estese! ... Solo in Italia dunque non abbiamo reti adeguate?) e, in base alla nostra esperienza dei giorni seguenti, anche i treni verranno promossi (vecchiotti ma puliti ... parola di pendolare di lungo corso!). Unica pecca evidente all'occhio del turista disattento sembra legata alla raccolta differenziata che pare inadeguata. Essa sembra strutturata sulla raccolta porta a porta che però, in una città torrida, accidentata e tortuosa, finisce per lasciare l’impressione di un certo disordine e favorisce i cattivi odori! (ma niente di tragico, soprattutto rispetto ai nostri standard! … Ben meglio del centro di Roma per intendersi!).

Per il resto, sembra il "meglio" della cultura del sud Europa: "si mangia bene, si beve bene, yeah, yeah!", e se non sei fesso o troppo esigente (le aragoste costano anche lì!) si paga proprio poco (ma “poco” in maniera impressionante!), almeno rispetto agli standard italici… ecco perché è una meta di insediamento di molti nostri pensionati!

... Uscendo dai percorsi turistici però, vagando per il litorale e ficcanasando qua e là, ti accorgi che non tutto e tutti se la passano proprio benissimo! Qualche speculazione edilizia non è proprio andata benissimo nella zona dell’Oceanàrio (molto bello, l’abbiamo visitato!) dove si notano un sacco di case e locali vuoti in vendita e affitto; ma, soprattutto, vedi in giro un certo numero di persone chiaramente indigenti. Niente di drammatico o inatteso soprattutto per una capitale, tanto più che di barboni ne vedi di più nei boulevard a Parigi o sotto i portici da noi, figurati quindi se non te li aspetti a Lisbona! Però, come in ogni luogo, appunto, ... non è tutto rose e fiori!

Sintra è una piccola località vicino a Lisbona. Versione “giocattolo” della reggia di Versailles è un piccolo gioiellino che vale la gita; tipica località turistica dove tutto è lindo, perfetto e un po’ artificioso come se si fosse in Svizzera.
Ci siamo andati in treno (comodissimo, la stazione è pure in pieno centro di Lisbona) e abbiamo visitato sia il “Palàcio National” che si trova non troppo discosto dalla stazione dell’ameno paesello,  sia i due castelli che stanno in cima alla collina: il “castello dei mori” e quello “Da Pena”.
Ovviamente, per arrivare in cima abbiamo scarpinato attraverso il percorso pedonale, bello, ombroso ma un po’ scosceso (diciamo “allenante”!).

Il 22 partiamo, sempre in treno, dalla stazione Oriente alla volta di Porto.

Segue conteggio dei km:
19/09 km 19 Lisbona
20/09 km 28,4 Lisbona
21/09 km 25 (ma molti in salita ... e discesa) Sintra.


PORTO 22 – 23 agosto

Raggiungiamo Porto alla fine della mattina del 22 e arriviamo abbastanza rapidamente nel centro a piedi (siamo alloggiati nel famoso quartiere di Ribeira).

Porto (duecentomila abitanti) si estende lungo il fiume Douro fino all'Atlantico.
Fin da subito mi appare piccola e bella; architettonicamente molto diversa da Lisbona, sembra una città del nord Europa.
Sulla sponda settentrionale del fiume di estende la città vecchia, su quella meridionale si trovano i magazzini di stoccaggio dell’omonimo vino. Ovvio che vale la pena di girovagare da una parte e dall'altra … e così abbiamo fatto, in lungo in largo e fino all'Oceano … andata e ritorno (fra un assaggino di porto (il vino) e l’altro … per riscaldare il cuore pellegrino!).

Segue conteggio dei km:
22/09 km 21,2 Porto
23/09 km 22,1 Porto


QUALCHE NOTA SULL'ECONOMIA:
Tanto per farci un po’ invidia, scopriamo presto che, nonostante il fatto che Porto sia tranquillamente pedonabile (e come il solito collinosa), consta di sei linee di metropolitana (costruite, tra l’altro, fra il 2002 e il 2012!) un vero schiaffo per noi pezzentacci italici!
Il loro ponte di ferro costruito da Eiffel appare solido (nonostante l'éta) e persino moderno (lo dico senza ironia a beneficio dei poveri genovesi e, a proposito della tragedia del ponte Morandi).
Anche qui, non solo turisti da ogni parte, ma è impossibile non notare la selva di gru e i cantieri aperti per le tante ristrutturazioni edilizie soprattutto del centro storico.
A Porto, ancora più che a Lisbona, si nota che il turismo sta facendo da volano per una robusta ripresa del settore delle costruzioni.
Tra l’altro, per chi è al corrente della cosa, se si fanno delle spese si notano anche gli effetti della recente riforma fiscale che, permettendo ampie detrazioni (solo per i residenti ovviamente), invita a richiedere ricevute e a mettere il proprio NIF (numero identificativo fiscale) in ogni transazione (acquisti di biglietti per il trasporto pubblico inclusi).
Un po' impressionato da tanto apparente dinamismo, in serata comincio a fare qualche ricerca su internet perché questo Portogallo che vedo proprio non si accorda con l’immagine che avevo di un Paese sonnacchioso del “terzo mondo” d’Europa, appartenente alla non invidiabile schiera dei PIGS (ovvero, club dei “maiali”, secondo la definizione dei nostri snobbini cuginetti anglosassoni … al quale, ovviamente appartiene anche l’Italia, insieme a Grecia e Spagna!), messo in mora dalla UE e beneficiario nel 2011 di un prestito consistente per evitare la bancarotta.
Provate quindi a digitare in rete “portogallo ripresa economica” e leggetevi un po’ articoli … poi piangete pure perché, in realtà, il famoso “terzo mondo” d’Europa è appannaggio del Bel Paese e a noi, appunto, non ci resta veramente che piangere! Risulta chiaro, infatti, che non è tanto un problema di governo attuale; se si guarda al presente e al passato (diciamo dai famosi anni novanta e forse persino ottanta in poi) fra: Berlusconi, Prodi, Monti, Renzi o Salvini e Di Maio … destra, sinistra, centro o non si sa neppure più che! Siamo impantanati da quasi mezzo secolo di cronica incapacità di espressione di una classe politica competente e in più, pare pure che non siamo neppure tanto bravi a tirarci su le maniche a prescindere dai nostri fantastici leaders! Siamo i veri falliti morali (e poco ci manca “materiali”) d’Europa!

Ad esempio (ma ne troverete a decine!):



Intanto qualche statistica:
-          Crescita superiore al 2% (più del doppio dell’Italia).
-          Deficit inferiore al 2% (meglio della Germania!).
-          Disoccupazione al 8,9% (media area euro 9,1, da noi è il 10,9).
-          L’orario di lavoro è ritornato a 35 ore (era stato portato a 40 come misura anticrisi, poi però il governo di centro sinistra ha ripristinato il limite una volta sistemati i conti! Da noi il limite è 40 ore.).
-     Gli stipendi dei dipendenti pubblici sono stati rialzati dopo il loro abbassamento a seguito delle misure anticrisi.
-   Governo stabile (incredibile se si pensa che si tratta di una coabitazione fra socialisti e comunisti … da noi il centrosinistra è cronicamente malato di balcanizzazione!).

… ma perché noi italiani dobbiamo sempre vergognarci? Non bastavano gli svizzeri? Non erano sufficienti i tedeschi? … adesso pure i portoghesi! Dico … i PORTOGHESI!

Con questo senso di vergogna legato alla mia condizione inalienabile di italianità sono ora veramente pronto ad affrontare il cammino "penitenziale" verso Santiago!

martedì 11 settembre 2018

Verso Santiago - Prima puntata (Preparazione)

A me piace camminare quindi, dopo un po' di vacanze al mare in nome della "sacra famiglia" era tempo di cambiare; anche perché, con i figli ormai adolescenti, in tema di vacanze siamo ormai genitori a mezzo servizio; già il "grande" (17 anni) dei nostri due fanciulli “vola da solo", al "piccolo" (13 anni) tocca invece seguirci volente o nolente! Pare però che, in questo caso, aderisca volontariamente al progetto (forse perché l'alternativa era la vacanza in campagna con la nonna?), vedremo come andrà a finire!

Dunque, l’idea è quella di cominciare da un progetto collaudato, una cosa semplice e una meta sicura, ben tracciata e servita e, se vogliamo, persino trendy ... decidiamo quindi di fare rotta per Santiago, in Galizia nel nord della Spagna, faremo, come tanti, i “pellegrini” lungo uno dei percorsi di Compostela!

Scegliamo la variante portoghese … perché? Intanto perché il Portogallo è per me un po' un oggetto misterioso ... ma anche perché si dice che sia il tratto meno di "moda" fra quelli di moda ... e io, in fondo (mica tanto "in fondo") sono misantropo e un po’ temo di imbattermi effettivamente in carovane di camminanti autoflagellanti e oranti le glorie del Signore!
Ok camminare nei boschi (possibilmente da soli) ma niente tipi “strani” per favore!

PREPARAZIONE
A parte quella "fisica", che comunque avrei fatto comunque, io non ho proprio fatto nulla! Anzi, ho avuto la scusa per correre un po’ di più e per passeggiare un po’ più a lungo. La mia logistica si sarebbe quindi limitata alla prenotazione del viaggio di sola andata verso Lisbona e alle notti nella capitale portoghese! Mia moglie, fortunatamente invece, odia gli imprevisti e l'azzardo e, di conseguenza, ha discusso con più di un “pellegrino” (ne spuntano da tutte le parti fra conoscenti e colleghi) le complicazioni e i benefici dell’impresa e ne è uscita con una pianificazione scientifica di tutto l’equipaggiamento e con una rotta precisa che comprende anche i pernottamenti. Viaggeremo sapendo che alla fine di ogni tappa ci attende un tetto sopra la testa fino a Santiago e solo sul volo di ritorno lasciamo la data aperta (ma anche questo residuo spazio all’ignoto verrà presto chiuso nel corso del cammino).
Meglio così, bello avere già la "pappa" pronta ... io però non avrei perso tutto quel tempo!

NOTE:
Effettivamente se si è in condizioni fisiche accettabili non è necessaria alcuna preparazione specifica, detto ciò, qualche camminatina preventiva finalizzata quantomeno al test dell’attrezzatura (in sintesi le scarpe!) sarebbe raccomandabile.
Detto in altre parole, almeno per gli scettici, basta ricordarsi che la “fede” può anche aiutare molto in termini di motivazione, sicuramente però un po’ di “fondo” contribuisce a rendere il tutto assai piacevole e non eccessivamente penitenziale!
Raccomando però l’acquisto di una guida aggiornata del percorso per i seguenti motivi:
-     Le guide propongono già delle tappe a “misura” di persona normale, tanto che, chi veramente è in forma può fare tranquillamente due tappe in una (mia moglie non sarebbe d’accordo, mio figlio sì!).
-     Il percorso è in continua evoluzione e quindi è bene rimanere informati riguardo ai nuovi tratti e deviazioni che, spesso, sono approntate apposta per evitare i punti più “brutti” (paesaggisticamente parlando) o pericolosi (tratti trafficati) del tragitto.

venerdì 17 agosto 2018

Strade, autostrade ... e non solo "strade". Concessioni, monopoli, utili e investimenti


Al di là delle cause e dalle polemiche, il crollo del viadotto Morandi di Genova dovrebbe fare riflettere sul fatto che moltissime delle nostre infrastrutture risalgono agli anni sessanta - settanta del novecento e, pertanto, cominciano ad essere insicure, obsolete o quanto meno inadeguate. 

Mi chiedo (retoricamente) se la nostra classe politica stia prendendo atto del problema e se ha all'ordine del giorno qualche studio e/o soluzione per affrontare strutturalmente tale situazione ..., già mi viene da ridere!

Quello che è certo, infatti, è che serviranno ingenti risorse per adeguare le infrastrutture esistenti alle esigenze attuali e future e, magari, per farne di nuove.

Altrettanto "certo" che si sarebbe dovuto tenere conto di tali esigenze di "sostituzione" nei meccanismi di accordo di concessione ai privati che sono stati instaurati in passato (esattamente come è "certo" che ciò non è stato fatto se non molto parzialmente!), tutto ciò però, è già acqua passata, a meno delle responsabilità civili e penali che, quelle sì, speriamo vengano doverosamente accertate (evitando però, possibilmente, la ricerca del colpevole ad ogni costo!). 

Per il futuro, sarebbe però quanto meno auspicabile fare tesoro dell’esperienza passata e prendere spunto da essa per stipulare migliori accordi per le concessioni che prevedano possibilmente piani di mantenimento, migliorie e sviluppo di tali rendite di posizione, tenendo anche presente, tra l'altro, che le concessioni sono dei monopoli concessi ai privati e che tale pratica non deve essere data necessariamente per scontata.

Sembrerebbe infatti che il business delle concessioni abbia forse eccessivamente favorito i titolari delle stesse; nel caso specifico, per dare un'idea di ciò che intendo, cito un articolo del Post (fonte che spero sia "accurata") che in un suo pezzo intitolato: "Cosa c'entrano le concessioni autostradali con il ponte Morandi?"(https://www.ilpost.it/2018/08/15/autostrade-benetton-ponte-morandi-genova/), ricapitola un po’ l’intera vicenda delle concessioni autostradali e riporta:

"... Dopo una serie di fusioni e consolidamenti, nel 2002 la società divenne Autostrade per l’Italia, un colosso che oggi fattura 4 miliardi di euro all'anno e produce 900 milioni di euro di utile per il suo azionista, la società Atlantia, ...”.

Ora … posto che il dato riportato sia accurato, riconosco come esso, di per sé non sia effettivamente insufficiente per formulare giudizi perché poco dice riguardo ai meriti di Atlantia in termini di capacità organizzativa e di efficienza; detto ciò, calcolatrice alla mano, 900 milioni/4 miliardi fa a casa mia 22,5% che, così a prima vista e con le dovute cautele, mi sembra un margine un tantino eccessivo da lasciare a chi, in sostanza, si è accaparrato un monopolio costruito con i soldi pubblici!
In sintesi, bravi loro e fortunati i loro azionisti … rimane però il dubbio che, da parte pubblica, si potessero spuntare condizioni migliori, o magari, rivedere nel tempo gli accordi o ancora, perché questo è il punto, costringere i titolari di concessioni a maggiori investimenti.

Attenzione poi che oggi si parla delle concessioni per le strade, ma di rendite monopoliste lo Stato ne concede parecchie, ad esempio, acqua, treni, frequenze radio, telefoniche, televisive, ecc.

ci sono quindi molte "strade"  che portano a Roma!

Magari pensiamoci per “un domani”?

Recensione: Marx e la follia del capitale


“Marx e la follia del capitale”, titolo originale: “Marx, Capital and the madness of economic reason”, di David Harvey, traduzione di Virgino B. Sala, edizioni Feltrinelli, ISBN: 978-88-07-10534-0.

David Harvey, economista dichiaratamente marxista, continua la sua profonda rivisitazione e il recupero del pensiero e degli scritti di Karl Marx cercando di mettere in evidenza e trasporre in chiave moderna tutte quelle contraddizioni del sistema capitalistico che, a suo dire, erano già presenti allora nel pensiero del pensatore ottocentesco.

Sicuramente il titolo in lingua originale, rispetto a quello tradotto in italiano, rende maggior giustizia alle ragioni dell’Autore; Harvey è effettivamente molto convincente nel rilevare alcuni aspetti del nostro sistema economico che, a ben vedere, appaiono assurdi nonché, alla lunga, forse insostenibili.  C’è una contraddizione intrinseca legata all’accumulazione della ricchezza, alle sue ragioni e finalità e alle sue conseguenze a lungo termine; altre sono legate ad altre caratteristiche del capitale, alla sua continua necessità di espansione e di superamento delle barriere fisiche e temporali oppure ancora, esiste un contrasto evidente fra le figure del lavoratore da un lato e del consumatore dall’altro o fra il capitale inteso come valore o come fattore produttivo … I nodi non mancano e, queste frizioni emergono continuamente sotto forma di crisi, inefficienze e discontinuità del sistema (non è forse una coincidenza che l’Autore, forse con un po’ fortuna, citi la Turchia!). Semmai la vera questione ruota intorno alla domanda di chi si chiede se il sistema capitalistico sarà sempre in grado (come è avvenuto fino ad ora) di superare tali contraddizioni e rinnovarsi, rispetto a chi scommette, spera o paventa che ci si stia avvicinando sempre più ad una fase critica che finirà per far implodere l’intero meccanismo.

Al di là di ciò che si pensa di capitalismo e marxismo, ne viene fuori l’ennesimo saggio interessante ancorché non sempre agevole e “digeribile”, che sicuramente contiene elementi e spunti convincenti e da tenere presenti.

Strano destino quello di Marx! Comincio a pensare che, una volta seppellito e dimenticato il comunismo, possa essere adottato un po’ a 360° da tutti coloro che criticano il sistema. Potrebbe quindi diventare sia un’icona “liberal” della “middle class” come trovare nuovi ammiratori fra i “sovranisti” e, persino fra i neo conservatori nazionalisti! 
   
Molto völkisch, in sintesi (e paradossalmente 😊, 😊)!

lunedì 13 agosto 2018

A sostegno dei vaccini ... ma che noia!


... e, soprattutto, perché si deve perdere tempo a discutere di tutto ciò nel terzo millennio?

Tutta questo parlare di vaccino, di obblighi, di libera scelta, ecc. mi appare non solo ridicolo, ma francamente noioso. 

... per non parlare dei NoVax, che c'è da chiedersi se sono "veri" o parto di una qualche fabbrica di Troll post sovietica!
Ma chi sono?  L'ennesima nuova tribù di selvaggi che, come altri "signor distinguo" ci tocca di dover ascoltare e sopportare per mal indirizzato "spirito democratico" invece di lasciarli alle "cure" del Grande Inquisitore?

Ora, non entro nel merito sui sedicenti rischi delle vaccinazioni, infatti non sono un medico e, pertanto, ritengo di non essere abbastanza competente in materia (posso al più vantare la discendenza diretta da un pediatra, vaccinista convinto!). A me sembra però che la comunità scientifica sia abbastanza compatta nel giudizio su rischi e benefici e, a meno di qualche personaggio discutibile e secondario, sia favorevole alle campagne di vaccinazione. È anche abbastanza noto che il problema della profilassi non sia solo un problema di scelte personali, ma anche di “copertura” e, pertanto, anche ove esista qualche possibile correlazione con fattori di rischio individuali, questi sia “compensati” da un minore “morbilità” e mortalità a livello della società vista nel suo insieme. Detto in sintesi, vaccinarsi forse ci fa correre qualche rischio (ma li corriamo, ad esempio, anche quando ingeriamo antibiotici!), ma tende a proteggere, oltre a noi stessi, anche chi ci sta intorno.

Per altro, è ovvio che anche l’approccio favorevole ai vaccini non debba essere dogmatico; è giusto che la comunità medico-scientifica dibatta il tema, migliori le formule, continui la ricerca e discuta, anche pubblicamente di eventuali effetti collaterali delle cure; lasciamo però che siano loro e non un esercito di ciarlatani o, peggio ancora “il popolo bue” (al quale in sintesi apparteniamo tutti noi “non medici”) a decidere di una questione che non ha proprio senso affrontare in assenza di conoscenze specifiche. In questi casi, infatti, se si è profani bisogna semplicemente “fidarsi”! Esattamente come ci fidiamo che un ingegnere abbia fatto correttamente il calcolo del cemento di casa nostra, o che il nostro panettiere non panifichi giornalmente con farina contaminata la nostra baguette!

Finiamola con il buonismo da quattro soldi e con la tolleranza verso tutte le opinioni anche le più idiote e ripartiamo innanzi tutto dal rispetto delle regole e dal ruolo dell’autorità, che non è quello di dar voce e scelta per forza a tutti su ogni tema possibile, ma è quello di tutelare il più possibile la collettività nel suo insieme, persino, in casi estremi, contro il volere di singoli suoi componenti. Dunque, se vaccinarsi è un obbligo “sociale” per accedere a certi luoghi pubblici, oltreché sanitario, bisogna fare in modo che i soggetti siano messi in regola con le buone o con le cattive e, esattamente come se si evade l’obbligo scolastico, si finisce per ricevere la visita dei carabinieri, nello stesso modo deve essere trattato chi è vaccino-renitente!

Chiaro, poi, ad esempio, che se si permette a chi è contrario ai vaccini di “autocertificarsi” e fa di tutto ciò un moto quasi religioso, non ci si potrà poi aspettarsi veramente che questi non sia, come minimo, tentato a produrre un falso! E’ evidente quindi che non basta un pezzo di carta ad attestare la vaccinazione, ma essa va fatta e registrata sotto stretto controllo pubblico come in effetti avveniva ai bei “vecchi tempi” (sono nato nel 1965) dove il benemerito “ufficio d’igiene”, a spese del sistema sanitario, vaccinava tutto e tutti registrando l’operazione a futura memoria e per futuri richiami, in più di un caso, effettuando direttamente la campagna nei corridoi delle scuole; “tutti in fila, braccio sinistro scoperto … e una buona dose non si nega a nessuno!”.