La risposta dei mercati alla manovra economica 2018 -2019,
https://www.repubblica.it/economia/2018/09/27/news/def_via_al_vertice_di_governo_bozza_condono_per_cartelle_fino_a_100mila_euro-207527205/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1
non si è fatta attendere:
https://www.repubblica.it/economia/2018/09/28/news/borsa_28_settembre_2018-207578910/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1
Non che bisogna per forza spaventarsi da quelle oscillazioni che, presumibilmente (speriamo!) sono da ascrivere al novero delle semplici "fiammate speculative", risulta chiaro però che il caso Italia è seguito dagli operatori di mercato e che, quella che potremmo definire eufemisticamente come una certa "nonchalance" da parte del nostro Governo riguardo al tema del deficit, viene giudicata con tutt'altra attenzione dal resto del mondo economico-finanziario.
Non giudico quindi l'ideologia alla base di queste scelte (l'ideale di ridurre la povertà è ammirevole), ma sostengo che, al di là delle ideologie, difficilmente si può evitare di fare i conti con il resto del mondo quando da esso, per molti aspetti si dipende!
La "filosofia" del rigore non è quindi necessariamente la scelta giusta, essa però è almeno "rassicurante" per coloro che investono nel nostro Paese e disattenderla costa letteralmente soldi al contribuente (rappresentati dal plus di spread da pagare!).
La scelta del rigore ha poi anche una fortissima valenza politica interna (ma nessun politico vuole digerire tale concetto "carieristicamente" suicida!). Se si concorda infatti sul fatto che i ceti più poveri della popolazione vadano aiutati maggiormente attraverso un sensibile sostegno economico e maggiori opportunità di lavoro e, contemporaneamente, si vuole anche modernizzare il Paese, si dovrà riconoscere che, a tal fine bisogna reperire nuove risorse da destinare a questi obiettivi. Il vincolo del rigore però costringerebbe a reperire le risorse attraverso una radicale politica di taglio delle inefficienze, degli sprechi e dei privilegi (e magari attraverso una politica fiscale che tocchi patrimoni e redditi elevati) e non facendo invece nuovi debiti!
Amara medicina, difficile da mettere in pratica, questo si sa! Chi ci ha provato o ci provasse a metterla in pratica, in democrazia difficilmente verrebbe ringraziato e, soprattutto, rieletto!
L'alternativa però è quella di cullarsi nelle illusioni ... stampare denaro e/o comunque indebitarsi, sfondando quindi gli argini che ci vengono imposti e che il resto del mondo ritiene cautelativi, alla lunga (ma spesso anche nel breve) non si può fare! Non è un problema di "fattibilità" tecnica infatti, ma di credibilità ... e a noi, faccio notare, nessuno crede!
-
venerdì 28 settembre 2018
venerdì 21 settembre 2018
Penso che il nostro ministro dell'economia si meriti un po' di stima e qualche incoraggiamento!
Premetto che non avevo idea di chi fosse Giovanni Tria prima che divenisse ministro dell'economia e delle finanze nel governo Conte e ammetto che avevo accolto con un certo (non informato e prevenuto) scetticismo la sua nomina.
Ad oggi però, devo riconoscere come egli stia agendo con gran senso di responsabilità nel cercare di mantenere "a posto" i conti pubblici, reggendo alle non indifferenti pressioni di chi, a mio avviso, riguardo a questi temi si dimostra piuttosto irresponsabile (alludo specificatamente a Di Maio e al M5S).
ad esempio:
https://www.repubblica.it/economia/2018/09/20/news/manovra_tria_rassicura_il_parlamento_misure_graduali_e_nel_rispetto_dei_conti_-206946273/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P5-S1.8-T2
Ad oggi però, devo riconoscere come egli stia agendo con gran senso di responsabilità nel cercare di mantenere "a posto" i conti pubblici, reggendo alle non indifferenti pressioni di chi, a mio avviso, riguardo a questi temi si dimostra piuttosto irresponsabile (alludo specificatamente a Di Maio e al M5S).
ad esempio:
https://www.repubblica.it/economia/2018/09/20/news/manovra_tria_rassicura_il_parlamento_misure_graduali_e_nel_rispetto_dei_conti_-206946273/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P5-S1.8-T2
giovedì 20 settembre 2018
Verso Santiago - Seconda puntata (Turisti per caso)
La prima parte dell'avventura sarà più che altro una visita turistica, cogliamo infatti l'occasione per visitare Lisbona, Sintra (nei pressi di Lisbona) e Porto.
Per perfezionare l'allenamento scegliamo di muoverci sempre a piedi, per quanto possibile, prendendo i mezzi pubblici solo quando effettivamente necessario.
LISBONA
19 – 22 agosto
Lisbona,
abbarbicata sulle sue “sette colline” (possibile che mettano tutte le capitali
su sette colli? Cos'è, una mania?), sicuramente di salite e discese ne ha da
vendere.
A
mio parere, è "carina" ma manca della maestosità di altre capitali
europee; sembra infatti né più né meno una città di mare di media grandezza
(alla fine, la popolazione è di circa mezzo milione di abitanti!), di passate
glorie marinaresche ormai un po' sbiadite.
Appare
a prima vista un po' "scalcagnata" ma famigliare e "solare", direi, molto
mediterranea (anche se con quel mare non c’entra nulla posto che è posta lungo
l’estuario del fiume Tago con accesso diretto all'oceano Atlantico); quindi,
vivace, colorata, un po’ caotica e disordinata.
Se
si osserva con più attenzione però, si nota un grosso sforzo in atto per
migliorare l’aspetto generale della capitale lusitana; fervono da ogni parte lavori di
ristrutturazione edilizia (tornerò su questo punto), mentre la metro funziona
che è un piacere (a proposito, hanno quattro linee bene estese! ... Solo in Italia dunque non abbiamo reti adeguate?) e, in base alla nostra esperienza dei giorni
seguenti, anche i treni verranno promossi (vecchiotti ma puliti ... parola di
pendolare di lungo corso!). Unica pecca evidente all'occhio del turista disattento sembra legata alla raccolta
differenziata che pare inadeguata. Essa sembra strutturata sulla raccolta porta
a porta che però, in una città torrida, accidentata e tortuosa, finisce per
lasciare l’impressione di un certo disordine e favorisce i cattivi odori! (ma
niente di tragico, soprattutto rispetto ai nostri standard! … Ben meglio del
centro di Roma per intendersi!).
Per
il resto, sembra il "meglio" della cultura del sud Europa: "si
mangia bene, si beve bene, yeah, yeah!", e se non sei fesso o troppo esigente
(le aragoste costano anche lì!) si paga proprio poco (ma “poco” in maniera
impressionante!), almeno rispetto agli standard italici… ecco perché è una meta
di insediamento di molti nostri pensionati!
...
Uscendo dai percorsi turistici però, vagando per il litorale e ficcanasando qua
e là, ti accorgi che non tutto e tutti se la passano proprio benissimo! Qualche
speculazione edilizia non è proprio andata benissimo nella zona dell’Oceanàrio
(molto bello, l’abbiamo visitato!) dove si notano un sacco di case e locali
vuoti in vendita e affitto; ma, soprattutto, vedi in giro un certo numero di
persone chiaramente indigenti. Niente di drammatico o inatteso soprattutto per
una capitale, tanto più che di barboni ne vedi di più nei boulevard a Parigi o
sotto i portici da noi, figurati quindi se non te li aspetti a Lisbona! Però,
come in ogni luogo, appunto, ... non è tutto rose e fiori!
Sintra
è una piccola località vicino a Lisbona. Versione “giocattolo” della reggia di
Versailles è un piccolo gioiellino che vale la gita; tipica località turistica
dove tutto è lindo, perfetto e un po’ artificioso come se si fosse in
Svizzera.
Ci
siamo andati in treno (comodissimo, la stazione è pure in pieno centro di Lisbona) e abbiamo visitato sia il “Palàcio
National” che si trova non troppo discosto dalla stazione dell’ameno paesello, sia i due castelli che stanno in cima
alla collina: il “castello dei mori” e quello “Da Pena”.
Ovviamente, per
arrivare in cima abbiamo scarpinato attraverso il percorso pedonale, bello,
ombroso ma un po’ scosceso (diciamo “allenante”!).
Il
22 partiamo, sempre in treno, dalla stazione Oriente alla volta di Porto.
Segue
conteggio dei km:
19/09
km 19 Lisbona
20/09
km 28,4 Lisbona
21/09
km 25 (ma molti in salita ... e discesa) Sintra.
PORTO
22 – 23 agosto
Raggiungiamo
Porto alla fine della mattina del 22 e arriviamo abbastanza rapidamente nel centro a piedi (siamo alloggiati nel famoso quartiere di Ribeira).
Porto
(duecentomila abitanti) si estende lungo il fiume Douro fino all'Atlantico.
Fin
da subito mi appare piccola e bella; architettonicamente molto diversa da
Lisbona, sembra una città del nord Europa.
Sulla
sponda settentrionale del fiume di estende la città vecchia, su quella
meridionale si trovano i magazzini di stoccaggio dell’omonimo vino. Ovvio che
vale la pena di girovagare da una parte e dall'altra … e così abbiamo fatto, in
lungo in largo e fino all'Oceano … andata e ritorno (fra un assaggino di porto (il vino) e l’altro … per riscaldare il cuore pellegrino!).
Segue
conteggio dei km:
22/09
km 21,2 Porto
23/09
km 22,1 Porto
QUALCHE
NOTA SULL'ECONOMIA:
Tanto
per farci un po’ invidia, scopriamo presto che, nonostante il fatto che Porto
sia tranquillamente pedonabile (e come il solito collinosa), consta di sei
linee di metropolitana (costruite, tra l’altro, fra il 2002 e il 2012!) un vero
schiaffo per noi pezzentacci italici!
Il loro ponte di ferro costruito da Eiffel appare solido (nonostante l'éta) e persino moderno (lo dico senza ironia a beneficio dei poveri genovesi e, a proposito della tragedia del ponte Morandi).
Anche
qui, non solo turisti da ogni parte, ma è impossibile non notare la selva di
gru e i cantieri aperti per le tante ristrutturazioni edilizie soprattutto del centro storico.
A Porto, ancora più che a Lisbona, si nota che il turismo sta facendo da volano per una
robusta ripresa del settore delle costruzioni.
Tra l’altro, per chi è al
corrente della cosa, se si fanno delle spese si notano anche gli effetti della recente riforma fiscale
che, permettendo ampie detrazioni (solo per i residenti ovviamente), invita a richiedere ricevute e a mettere il
proprio NIF (numero identificativo fiscale) in ogni transazione (acquisti di
biglietti per il trasporto pubblico inclusi).
Un po' impressionato da tanto apparente dinamismo, in
serata comincio a fare qualche ricerca su internet perché questo Portogallo che
vedo proprio non si accorda con l’immagine che avevo di un Paese sonnacchioso del “terzo
mondo” d’Europa, appartenente alla non invidiabile schiera dei PIGS (ovvero,
club dei “maiali”, secondo la definizione dei nostri snobbini cuginetti
anglosassoni … al quale, ovviamente appartiene anche l’Italia, insieme a Grecia
e Spagna!), messo in mora dalla UE e beneficiario nel 2011 di un prestito
consistente per evitare la bancarotta.
Provate
quindi a digitare in rete “portogallo ripresa economica” e leggetevi un po’
articoli … poi piangete pure perché, in realtà, il famoso “terzo mondo”
d’Europa è appannaggio del Bel Paese e a noi, appunto, non ci resta veramente
che piangere! Risulta chiaro, infatti, che non è tanto un problema di governo
attuale; se si guarda al presente e al passato (diciamo dai famosi anni novanta
e forse persino ottanta in poi) fra: Berlusconi, Prodi, Monti, Renzi o Salvini
e Di Maio … destra, sinistra, centro o non si sa neppure più che! Siamo impantanati
da quasi mezzo secolo di cronica incapacità di espressione di una classe
politica competente e in più, pare pure che non siamo neppure tanto bravi a
tirarci su le maniche a prescindere dai nostri fantastici leaders! Siamo i veri
falliti morali (e poco ci manca “materiali”) d’Europa!
Ad
esempio (ma ne troverete a decine!):
Intanto
qualche statistica:
-
Crescita superiore al 2% (più del doppio dell’Italia).
-
Deficit inferiore al 2% (meglio della Germania!).
-
Disoccupazione al 8,9% (media area euro 9,1, da noi è
il 10,9).
-
L’orario di lavoro è ritornato a 35 ore (era stato
portato a 40 come misura anticrisi, poi però il governo di centro sinistra ha
ripristinato il limite una volta sistemati i conti! Da noi il limite è 40
ore.).
- Gli stipendi dei dipendenti pubblici sono stati
rialzati dopo il loro abbassamento a seguito delle misure anticrisi.
- Governo stabile (incredibile se si pensa che si tratta
di una coabitazione fra socialisti e comunisti … da noi il centrosinistra è
cronicamente malato di balcanizzazione!).
…
ma perché noi italiani dobbiamo sempre vergognarci? Non bastavano gli svizzeri?
Non erano sufficienti i tedeschi? … adesso pure i portoghesi! Dico … i
PORTOGHESI!
Con questo senso di vergogna legato alla mia condizione inalienabile di italianità sono ora veramente pronto ad affrontare il cammino "penitenziale" verso Santiago!
martedì 11 settembre 2018
Verso Santiago - Prima puntata (Preparazione)
A
me piace camminare quindi, dopo un po' di vacanze al mare in nome della
"sacra famiglia" era tempo di cambiare; anche perché, con i figli
ormai adolescenti, in tema di vacanze siamo ormai genitori a mezzo servizio;
già il "grande" (17 anni) dei nostri due fanciulli “vola da
solo", al "piccolo" (13 anni) tocca invece seguirci volente o
nolente! Pare però che, in questo caso, aderisca volontariamente al progetto
(forse perché l'alternativa era la vacanza in campagna con la nonna?), vedremo
come andrà a finire!
Dunque,
l’idea è quella di cominciare da un progetto collaudato, una cosa semplice e
una meta sicura, ben tracciata e servita e, se vogliamo, persino trendy ...
decidiamo quindi di fare rotta per Santiago, in Galizia nel nord della Spagna,
faremo, come tanti, i “pellegrini” lungo uno dei percorsi di Compostela!
Scegliamo
la variante portoghese … perché? Intanto perché il Portogallo è per me un po'
un oggetto misterioso ... ma anche perché si dice che sia il tratto meno di
"moda" fra quelli di moda ... e io, in fondo (mica tanto "in
fondo") sono misantropo e un po’ temo di imbattermi effettivamente in
carovane di camminanti autoflagellanti e oranti le glorie del Signore!
Ok
camminare nei boschi (possibilmente da soli) ma niente tipi “strani” per favore!
PREPARAZIONE
A
parte quella "fisica", che comunque avrei fatto comunque, io non ho
proprio fatto nulla! Anzi, ho avuto la scusa per correre un po’ di più e per
passeggiare un po’ più a lungo. La mia logistica si sarebbe quindi limitata
alla prenotazione del viaggio di sola andata verso Lisbona e alle notti nella
capitale portoghese! Mia moglie, fortunatamente invece, odia gli imprevisti e
l'azzardo e, di conseguenza, ha discusso con più di un “pellegrino” (ne
spuntano da tutte le parti fra conoscenti e colleghi) le complicazioni e i
benefici dell’impresa e ne è uscita con una pianificazione scientifica di tutto
l’equipaggiamento e con una rotta precisa che comprende anche i pernottamenti.
Viaggeremo sapendo che alla fine di ogni tappa ci attende un tetto sopra la
testa fino a Santiago e solo sul volo di ritorno lasciamo la data aperta (ma
anche questo residuo spazio all’ignoto verrà presto chiuso nel corso del
cammino).
Meglio
così, bello avere già la "pappa" pronta ... io però non avrei perso
tutto quel tempo!
NOTE:
Effettivamente
se si è in condizioni fisiche accettabili non è necessaria alcuna preparazione
specifica, detto ciò, qualche camminatina preventiva finalizzata quantomeno al
test dell’attrezzatura (in sintesi le scarpe!) sarebbe raccomandabile.
Detto
in altre parole, almeno per gli scettici, basta ricordarsi che la “fede” può
anche aiutare molto in termini di motivazione, sicuramente però un po’ di
“fondo” contribuisce a rendere il tutto assai piacevole e non eccessivamente penitenziale!
Raccomando
però l’acquisto di una guida aggiornata del percorso per i seguenti motivi:
- Le guide propongono già delle tappe a “misura” di
persona normale, tanto che, chi veramente è in forma può fare tranquillamente
due tappe in una (mia moglie non sarebbe d’accordo, mio figlio sì!).
- Il percorso è in continua evoluzione e quindi è bene
rimanere informati riguardo ai nuovi tratti e deviazioni che, spesso, sono
approntate apposta per evitare i punti più “brutti” (paesaggisticamente
parlando) o pericolosi (tratti trafficati) del tragitto.
venerdì 17 agosto 2018
Strade, autostrade ... e non solo "strade". Concessioni, monopoli, utili e investimenti
Al
di là delle cause e dalle polemiche, il crollo del viadotto Morandi di Genova
dovrebbe fare riflettere sul fatto che moltissime delle nostre infrastrutture
risalgono agli anni sessanta - settanta del novecento e, pertanto, cominciano
ad essere insicure, obsolete o quanto meno inadeguate.
Mi
chiedo (retoricamente) se la nostra classe politica stia prendendo atto del
problema e se ha all'ordine del giorno qualche studio e/o soluzione per
affrontare strutturalmente tale situazione ..., già mi viene da ridere!
Quello
che è certo, infatti, è che serviranno ingenti risorse per adeguare le infrastrutture
esistenti alle esigenze attuali e future e, magari, per farne di nuove.
Altrettanto
"certo" che si sarebbe dovuto tenere conto di tali esigenze di
"sostituzione" nei meccanismi di accordo di concessione ai privati
che sono stati instaurati in passato (esattamente come è "certo" che
ciò non è stato fatto se non molto parzialmente!), tutto ciò però, è già acqua
passata, a meno delle responsabilità civili e penali che, quelle sì, speriamo vengano
doverosamente accertate (evitando però, possibilmente, la ricerca del colpevole
ad ogni costo!).
Per
il futuro, sarebbe però quanto meno auspicabile fare tesoro dell’esperienza passata
e prendere spunto da essa per stipulare migliori accordi per le concessioni che
prevedano possibilmente piani di mantenimento, migliorie e sviluppo di tali rendite di posizione, tenendo anche presente, tra l'altro, che le concessioni sono dei monopoli concessi ai privati e che tale pratica non deve essere data necessariamente per scontata.
Sembrerebbe
infatti che il business delle concessioni abbia forse eccessivamente favorito i
titolari delle stesse; nel caso specifico, per dare un'idea di ciò che intendo,
cito un articolo del Post (fonte che spero sia "accurata") che in un
suo pezzo intitolato: "Cosa c'entrano le concessioni autostradali con il
ponte Morandi?"(https://www.ilpost.it/2018/08/15/autostrade-benetton-ponte-morandi-genova/), ricapitola un po’ l’intera vicenda delle concessioni autostradali e riporta:
"... Dopo
una serie di fusioni e consolidamenti, nel 2002 la società divenne Autostrade
per l’Italia, un colosso che oggi fattura 4 miliardi di euro all'anno e produce
900 milioni di euro di utile per il suo azionista, la società Atlantia, ...”.
Ora
… posto che il dato riportato sia accurato, riconosco come esso, di per sé non sia effettivamente insufficiente per formulare giudizi perché poco
dice riguardo ai meriti di Atlantia in termini di capacità organizzativa e di efficienza;
detto ciò, calcolatrice alla mano, 900 milioni/4 miliardi fa a casa mia 22,5%
che, così a prima vista e con le dovute cautele, mi sembra un margine un
tantino eccessivo da lasciare a chi, in sostanza, si è accaparrato un monopolio
costruito con i soldi pubblici!
In
sintesi, bravi loro e fortunati i loro azionisti … rimane però il dubbio che,
da parte pubblica, si potessero spuntare condizioni migliori, o magari,
rivedere nel tempo gli accordi o ancora, perché questo è il punto, costringere
i titolari di concessioni a maggiori investimenti.
Attenzione poi che oggi si parla delle concessioni per le strade, ma di rendite monopoliste lo Stato ne concede parecchie, ad esempio, acqua, treni, frequenze radio, telefoniche, televisive, ecc.
ci sono quindi molte "strade" che portano a Roma!
Magari
pensiamoci per “un domani”?
Recensione: Marx e la follia del capitale
“Marx e la follia del capitale”,
titolo originale: “Marx, Capital and the madness of economic reason”, di David
Harvey, traduzione di Virgino B. Sala, edizioni Feltrinelli, ISBN: 978-88-07-10534-0.
David Harvey, economista
dichiaratamente marxista, continua la sua profonda rivisitazione e il recupero
del pensiero e degli scritti di Karl Marx cercando di mettere in evidenza e
trasporre in chiave moderna tutte quelle contraddizioni del sistema
capitalistico che, a suo dire, erano già presenti allora nel pensiero del
pensatore ottocentesco.
Sicuramente il titolo in lingua
originale, rispetto a quello tradotto in italiano, rende maggior giustizia alle
ragioni dell’Autore; Harvey è effettivamente molto convincente nel rilevare
alcuni aspetti del nostro sistema economico che, a ben vedere, appaiono assurdi
nonché, alla lunga, forse insostenibili. C’è una contraddizione intrinseca legata all’accumulazione
della ricchezza, alle sue ragioni e finalità e alle sue conseguenze a lungo
termine; altre sono legate ad altre caratteristiche del capitale, alla sua continua
necessità di espansione e di superamento delle barriere fisiche e temporali oppure
ancora, esiste un contrasto evidente fra le figure del lavoratore da un lato e
del consumatore dall’altro o fra il capitale inteso come valore o come fattore
produttivo … I nodi non mancano e, queste frizioni emergono continuamente sotto
forma di crisi, inefficienze e discontinuità del sistema (non è forse una
coincidenza che l’Autore, forse con un po’ fortuna, citi la Turchia!). Semmai
la vera questione ruota intorno alla domanda di chi si chiede se il sistema capitalistico
sarà sempre in grado (come è avvenuto fino ad ora) di superare tali
contraddizioni e rinnovarsi, rispetto a chi scommette, spera o paventa che ci
si stia avvicinando sempre più ad una fase critica che finirà per far implodere
l’intero meccanismo.
Al di là di ciò che si pensa di
capitalismo e marxismo, ne viene fuori l’ennesimo saggio interessante ancorché
non sempre agevole e “digeribile”, che sicuramente contiene elementi e spunti
convincenti e da tenere presenti.
Strano destino quello di Marx!
Comincio a pensare che, una volta seppellito e dimenticato il comunismo, possa
essere adottato un po’ a 360° da tutti coloro che criticano il sistema. Potrebbe
quindi diventare sia un’icona “liberal” della “middle class” come trovare nuovi
ammiratori fra i “sovranisti” e, persino fra i neo conservatori nazionalisti!
Molto völkisch, in sintesi (e paradossalmente 😊, 😊)!
lunedì 13 agosto 2018
A sostegno dei vaccini ... ma che noia!
... e, soprattutto, perché si deve perdere tempo a discutere di tutto ciò nel terzo millennio?
Tutta questo parlare di vaccino,
di obblighi, di libera scelta, ecc. mi appare non solo ridicolo, ma francamente
noioso.
... per non parlare dei NoVax, che c'è da chiedersi se sono "veri" o parto di una qualche fabbrica di Troll post sovietica!
Ma chi sono? L'ennesima nuova tribù di selvaggi che, come altri "signor distinguo" ci tocca di dover ascoltare e sopportare per mal indirizzato "spirito democratico" invece di lasciarli alle "cure" del Grande Inquisitore?
Ora, non entro nel merito sui
sedicenti rischi delle vaccinazioni, infatti non sono un medico e, pertanto,
ritengo di non essere abbastanza competente in materia (posso al più vantare la
discendenza diretta da un pediatra, vaccinista convinto!). A me sembra però che la comunità
scientifica sia abbastanza compatta nel giudizio su rischi e benefici e, a meno
di qualche personaggio discutibile e secondario, sia favorevole alle campagne di
vaccinazione. È anche abbastanza noto che il problema della profilassi non sia
solo un problema di scelte personali, ma anche di “copertura” e, pertanto,
anche ove esista qualche possibile correlazione con fattori di rischio
individuali, questi sia “compensati” da un minore “morbilità” e mortalità a
livello della società vista nel suo insieme. Detto in sintesi, vaccinarsi forse
ci fa correre qualche rischio (ma li corriamo, ad esempio, anche quando
ingeriamo antibiotici!), ma tende a proteggere, oltre a noi stessi, anche chi
ci sta intorno.
Per altro, è ovvio che anche l’approccio
favorevole ai vaccini non debba essere dogmatico; è giusto che la comunità medico-scientifica
dibatta il tema, migliori le formule, continui la ricerca e discuta, anche
pubblicamente di eventuali effetti collaterali delle cure; lasciamo però che
siano loro e non un esercito di ciarlatani o, peggio ancora “il popolo bue” (al
quale in sintesi apparteniamo tutti noi “non medici”) a decidere di una
questione che non ha proprio senso affrontare in assenza di conoscenze
specifiche. In questi casi, infatti, se si è profani bisogna semplicemente “fidarsi”!
Esattamente come ci fidiamo che un ingegnere abbia fatto correttamente il
calcolo del cemento di casa nostra, o che il nostro panettiere non panifichi
giornalmente con farina contaminata la nostra baguette!
Finiamola con il buonismo da
quattro soldi e con la tolleranza verso tutte le opinioni anche le più idiote e
ripartiamo innanzi tutto dal rispetto delle regole e dal ruolo dell’autorità,
che non è quello di dar voce e scelta per forza a tutti su ogni tema possibile,
ma è quello di tutelare il più possibile la collettività nel suo insieme,
persino, in casi estremi, contro il volere di singoli suoi componenti. Dunque,
se vaccinarsi è un obbligo “sociale” per accedere a certi luoghi pubblici, oltreché
sanitario, bisogna fare in modo che i soggetti siano messi in regola con le
buone o con le cattive e, esattamente come se si evade l’obbligo scolastico, si
finisce per ricevere la visita dei carabinieri, nello stesso modo deve essere
trattato chi è vaccino-renitente!
Chiaro, poi, ad esempio, che se
si permette a chi è contrario ai vaccini di “autocertificarsi” e fa di tutto
ciò un moto quasi religioso, non ci si potrà poi aspettarsi veramente che questi
non sia, come minimo, tentato a produrre un falso! E’ evidente quindi che non
basta un pezzo di carta ad attestare la vaccinazione, ma essa va fatta e
registrata sotto stretto controllo pubblico come in effetti avveniva ai bei “vecchi
tempi” (sono nato nel 1965) dove il benemerito “ufficio d’igiene”, a spese del
sistema sanitario, vaccinava tutto e tutti registrando l’operazione a futura
memoria e per futuri richiami, in più di un caso, effettuando direttamente la
campagna nei corridoi delle scuole; “tutti in fila, braccio sinistro scoperto …
e una buona dose non si nega a nessuno!”.
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