QUALCHE RIFLESSIONE SUL SUCCESSO
DELLA AFD IN GERMANIA E SUL MODO IN CUI LE SOCIETA’ SCIVOLANO VERSO I REGIMI.
Qualche giorno fa, il partito di AFD-
Alternative für Deutschland ha conseguito un clamoroso risultato nelle
elezioni in Sassonia, ottenendo un risultato di circa il 45% a fronte di un’affluenza
massiccia degli aventi diritto (75% - Fonte: Corriere della Sera).
La sconfitta dei partiti storici, in
primo luogo della CDU- Cristiano democratici (Christlich Demokratische Union
Deutschlands) che, tra l’altro, si qualifica come una compagine di orientamento
“conservatore”, è evidente, mentre il trend di crescita dei partiti dell’ultradestra
in Germania e nel resto d’Europa sembra inarrestabile.
In questo contesto, spigolando fra le
varie notizie sono “inciampato” in questo interessante articolo de “Il Fatto
Quotidiano”:
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/07/nazismo-chapoutot-legge-sangue-notizie/8495529/
che finisce per parlare di un libro: "La
legge del sangue. Pensare e agire da nazisti", che ho letto tempo fa (circa
10 anni fa) quando era facilmente reperibile in libreria fresco di edizione.
Questo il mio commento di allora:
https://dariovarese.blogspot.com/2016/10/recensione-la-legge-del-sangue-pensare.html
Per farla breve, il Saggio si chiede
come un’intera Società come quella tedesca abbia potuto cedere alle lusinghe
del nazismo o quanto meno rimanere acquiescente finendo poi per avallarne l’ideologia
e le scelte politiche. In particolare, ci si pone la domanda di come fosse
avvenuto che una larga schiera di scienziati, intellettuali, eruditi e artisti di
vario genere si siano trovati a proprio agio con l’ideologia nazista e con i
presupposti (per me, quanto meno naive) sui quali essa poggiava.
Per me esiste una risposta abbastanza
semplice alla domanda, la quale però, poi richiederebbe l’analisi di variabili
molto più complesse e estremamente articolate.
Rimaniamo quindi alla mia risposta
semplice (se vogliamo “semplicistica”).
Fu il malcontento crescente verso le
politiche inefficaci (spesso solo percepite come tali, almeno se parliamo del
campo economico!) messe in atto dai partiti tradizionali a spingere
progressivamente una popolazione, in oggettiva difficoltà, a rivolgersi
progressivamente verso le promesse del nazismo, poi, una volta che il potere
del nazismo cominciò a consolidarsi seguì la solita schiera di opportunisti o
semplici “quietisti” …questo, a mio avviso è un processo che, con le dovute
varianti, succede sempre! Tra l’altro, smettiamo di pensare che gli “intellettuali”
siano Santi disinteressati a ricchezze, mezzi, potere e influenze; personalmente,
infatti, penso che caratteristiche come la grettezza, l’ignavia, la smania di
potere, ecc. siano trasversali e degnamente e proporzionalmente rappresentate
fra tutti gli esseri umani (si pensi ad esempio a personaggi come l’architetto
Albert Speer).
Non mi soffermo quindi sul quadro
storico dell’epoca perché Immagino che tutti più o meno conoscano le difficoltà
che dovette affrontare la società tedesca dalla fine della Prima Guerra
Mondiale fino agli anni Trenta del Novecento. È però bene ricordare che molti
dei successi economici del nazismo furono costruiti su scelte, anche dolorose,
messe in atto precedentemente; in più, il regime mise in atto un approccio Keynesiano
di lavori pubblici e spese militari che alleviò sì la disoccupazione e portò
sviluppo economico, il tutto però a spese di un indebitamento rilevante e
ricorrendo a quella che potremmo definire “una finanza allegra” difficilmente
sostenibili nel lungo periodo; in sintesi, la guerra che ne seguì fu anche in
parte dovuta a pressanti e ineludibili necessità economiche!
E’ questo è il passato, ma tutto ciò
che c’entra con l’ascesa dell’AFD e dell’estrema destra in generale in tutta l’Europa?
Torniamo al problema del “malcontento”, l’Europa e la
Germania in particolare sono in crisi economica e di identità e, come ai tempi
dell’ascesa di nazismo e fascismo (e se vogliamo del comunismo!), l’attuale
classe politica tradizionale non sembra brillare nell’affrontare né la
situazione economica, né quella sociale.
Se devo dire la mia opinione però l’estrema destra comincia
sempre a consolidarsi coagulando il malumore che emerge sul piano sociale (che
ovviamente ha radici anche economiche, ma per adesso teniamo i piani distinti!).
Nel nostro caso, il bersaglio principale sono gli immigrati, poi il tema si
estende ad altri aspetti come quello della diversità, della tutela della famiglia
tradizionale, della denatalità, della criminalità, dell’ordine pubblico e della
salvaguardia della “cultura” nazionale e tradizionale. Ecco qui che rispuntano “fra
le righe” i concetti ricorrenti di sangue, terra e popolo! Quest’ultimo il “Volk”,
visto come il popolo ideale e originario e non come risulta in effettivo.
Vediamo quindi che l’estrema destra cresce utilizzando una
dialettica iperbolica predicando soluzioni “semplici”, spesso inapplicabili
(ora) in quanto troppo radicali rispetto ai nostri principi (sempre meno) democratici,
ma che appaiono tutto sommato attuabili (e non solo al popolo bue!) purché
sussista la volontà di porle in atto.
Questi signori mentono? In parte sì, o almeno tutto ciò pecca
un po’ di semplicismo e di moti di “pancia”; temo però che, una parte crescente
dell’elettorato ci si ritrovi! Ed è esattamente questo il punto.
In sintesi, la mia opinione è che la crescita attuale dei
partiti di estrema destra sia dovuta principalmente alla scarsa attenzione dei
partiti tradizionali che, quanto meno per inazione, se non per semplice presunzione,
snobbano quei temi sociali che l’elettorato invece considerare d’importanza
crescente.
La verità è che, in un contesto di tensioni economiche crescenti
(in Germania la crisi economica, soprattutto del settore meccanico sta colpendo
duro) e in una fase come quella attuale dove si percepisce una certa “decadenza”
dell’importanza dell’Europa rispetto ad altri “players” mondiali, la leadership
dei partiti tradizionali viene percepita come distante dai problemi della gente
comune e particolarmente lenta nel cercare e applicare soluzioni.
Fra questi “problemi”, rientrano tutte le problematiche
legate a migranti, integrazione, ordine pubblico, ecc. che sono tutti
strettamente interrelati, ma che sono “appannaggio” e argomento elettorale
prevalentemente dei partiti di destra.
La soluzione passa, a mio avviso, dal riconoscere che questi
problemi, ancorché sicuramente ingigantiti, esistono e sono meritevoli di
essere affrontati.
Ad esempio, una cosa è sostenere la necessità della re-immigrazione
nella forma estrema prevista comunemente (vedi ad es. wikipedia: https://it.wikipedia.org/wiki/Remigrazione)
un’altra, ammettere che esista un problema di ordine pubblico spesso correlato
con l’immigrazione e con gli immigrati di prima e/o seconda generazione e che,
di conseguenze certe regole vadano inasprite (es. abbassamento dell’età penale),
arrivando persino alla possibilità di rimpatrio forzato di chi sia protagonista
di certi tipi di reato e non sia cittadino.
Di nuovo, e sempre a titolo di esempio, mentre è sicuramente vero
che avremmo bisogno di un certo tipo di immigrazione per sopperire ai problemi
causati dal calo demografico, non è assolutamente vero, conti alla mano, che ogni
tipo di immigrazione sia “conveniente” sul piano economico (non parlo del piano
etico); basti pensare, a proposito quanto “costa” in termini di welfare una
famiglia monoreddito di quattro persone rispetto a quanto essa possa fornire
allo Stato in termini di tasse e contributi.
Di questo, e di altri possibili altri mille esempi che stanno
nelle teste delle persone i partiti tradizionali e soprattutto quelli di
sinistra non vogliono parlare e, con questi problemi, non ci si vuole
confrontare e sporcarsi le mani. Le conseguenze di questo atteggiamento saranno
allora inevitabili; una qualche forma di nazifascismo tornerà, magari diverso
nella forma, ma uguale nella sostanza.
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