“Cronache Mediorientali”, titolo originale “The Great War for Civilization: The Conquest of the Middle East”, di Robert Fisk, edizioni Il Saggiatore, ISBN 88-428-1169-6.
Robert Fisk, corrispondente dal Medio Oriente per più di trent’anni, prima per il Times e poi per L’Independent ha prodotto un opera notevole che ha il solo difetto di essere veramente “importante” anche in termine di numero di pagine (sono circa 1100!); la dimensione è per altro giustificabile posto che viene preso in considerazione un periodo storico che comprende tutto il novecento fino ai giorni nostri e che si conclude con l’invasione dell’Iraq e con l’ancora irrisolta questione della stabilizzazione di quel paese del Golfo. Questa rigorosa ricostruzione degli eventi è, a mio avviso, fondamentale per tutti coloro che vogliono cercare di comprendere le cause e le motivazioni dei conflitti che hanno afflitto e che continuano a persistere in quest’area “calda” ed è anche molto utile per cercare di capire da dove nasca la sostanziale incomprensione che caratterizza i rapporti fra mondo islamico e i paesi occidentali, sempre sospesi fra sentimenti dualistici di odio-amore, speranza-delusione, attrazione-ripulsa, minati dall’orgoglio e dai pregiudizi reciproci e dai tanti tradimenti, ma pur sempre oggettivamente correlati da una innegabile contiguità storica, geografica e culturale. L’opera, sempre accurata, spesso si basa sull’esperienza diretta del corrispondente, presente in prima persona ai fatti più rilevanti (per lo più drammatici) che hanno interessato l’area negli ultimi trent’anni. Il coinvolgimento e la testimonianza diretta dell’Autore ai tanti eventi descritti, unita alla profonda conoscenza dello stesso delle tradizioni e della cultura islamica conferiscono un taglio particolarmente coinvolgente ed emotivo all’intera trattazione che pertanto, si distacca molto da tipico trattato di taglio “accademico”. Questo stile diretto e personale contribuisce non poco a rendere veramente eccezionale il lavoro svolto da Robert Fisk e soprattutto, l’Autore riesce efficacemente a trasmettere al lettore le motivazioni che lo spingono a formulare un giudizio fortemente critico riguardo all’’operato delle potenze occidentali (Gran Bretagna , Francia e soprattutto USA) nell’area interessata, pesante giudizio che purtroppo, alla luce dei fatti riportati, appare giustificabile e, per quanto mi riguarda, condivisibile.
Da segnalare infine che l’autore esplicitamente esclude dalla trattazione tutte le vicende storiche riguardanti il Libano perché riguardo a questo paese egli ha prodotto un lavoro specifico ed altrettanto valido che copre lo stesso periodo storico e che qui di seguito segnalo: “Il Martirio di una Nazione – Il Libano in guerra”, sempre edito da Il Saggiatore.
giovedì 21 luglio 2011
venerdì 24 giugno 2011
Recensione: Anarchismo - Contro i modelli culturali imposti
“Anarchismo – Contro i modelli culturali imposti”, titolo originale “Chomsky on Anarchism”, di Noam Chomsky, edizioni Tropea, ISBN 978-88-558-0059-4.
Il libro raccoglie una serie di saggi e interventi dell’Autore a partire dalla seconda metà degli anni sessanta e sviluppatisi su un periodo di più di quaranta anni relativamente al tema dell’Anarchismo e del Socialismo libertario. Il testo è una vera miniera d’informazioni per tutti coloro che sono attratti o che vogliono approfondire il tema dell’Anarchismo, filosofia, ideologia e forse utopia difficilmente definibile in termini semplici proprio a causa delle sua intrinseca ecletticità e per lo spiccato soggettivismo e personalismo che la caratterizza. Il libro però può essere utile anche a quelli che vogliono provare, anche come semplice esercizio mentale, a rompere gli schemi, uscendo appunto dai modelli culturali imposti, cioè da tutte quelle rappresentazioni dogmatiche sulle quali, volenti o nolenti e più o meno consapevolmente poggiamo le nostre visioni e le nostre analisi delle società in cui viviamo. Ci viene suggerito che non bisogna dare nulla per scontato, niente dimostra che non ci siano valide alternative ai nostri sistemi sociali ed economici incentrati sul capitalismo e nulla prova che questi ultimi siano i migliori, quelli maggiormente auspicabili o anche semplicemente gli unici effettivamente praticabili. Spesso l’acritica fedeltà ai nostri modelli è frutto di semplice abitudine, auto convincimento, retaggi educativi e persino propaganda prodotta da quelle elite che detengono il potere e la maggior parte della ricchezza e che sono le uniche interessate al mantenimento dello status quo. In sintesi, il libro è molto interessante, direi bellissimo, se non avessi trovato in alcuni punti il testo di difficile lettura; su questo punto comunque devo anche ammettere che forse le mie difficoltà nascono dalla mia ignoranza del fenomeno anarchico in sé e della letteratura classica ad esso riferibile.
Il libro raccoglie una serie di saggi e interventi dell’Autore a partire dalla seconda metà degli anni sessanta e sviluppatisi su un periodo di più di quaranta anni relativamente al tema dell’Anarchismo e del Socialismo libertario. Il testo è una vera miniera d’informazioni per tutti coloro che sono attratti o che vogliono approfondire il tema dell’Anarchismo, filosofia, ideologia e forse utopia difficilmente definibile in termini semplici proprio a causa delle sua intrinseca ecletticità e per lo spiccato soggettivismo e personalismo che la caratterizza. Il libro però può essere utile anche a quelli che vogliono provare, anche come semplice esercizio mentale, a rompere gli schemi, uscendo appunto dai modelli culturali imposti, cioè da tutte quelle rappresentazioni dogmatiche sulle quali, volenti o nolenti e più o meno consapevolmente poggiamo le nostre visioni e le nostre analisi delle società in cui viviamo. Ci viene suggerito che non bisogna dare nulla per scontato, niente dimostra che non ci siano valide alternative ai nostri sistemi sociali ed economici incentrati sul capitalismo e nulla prova che questi ultimi siano i migliori, quelli maggiormente auspicabili o anche semplicemente gli unici effettivamente praticabili. Spesso l’acritica fedeltà ai nostri modelli è frutto di semplice abitudine, auto convincimento, retaggi educativi e persino propaganda prodotta da quelle elite che detengono il potere e la maggior parte della ricchezza e che sono le uniche interessate al mantenimento dello status quo. In sintesi, il libro è molto interessante, direi bellissimo, se non avessi trovato in alcuni punti il testo di difficile lettura; su questo punto comunque devo anche ammettere che forse le mie difficoltà nascono dalla mia ignoranza del fenomeno anarchico in sé e della letteratura classica ad esso riferibile.
martedì 21 giugno 2011
Recensione: Lezioni spirituali per giovani samurai
“Lezioni spirituali per giovani samurai” di Yukio Mishima, edizioni Feltrinelli. ISBN 978-88-07-81120-3. Il libro si divide in tre parti:
- Le “Lezioni spirituali per giovani samurai”, che contiene osservazioni e ammonimenti di carattere morale.
- L’”Associazione degli scudi”, che tratta dell’organizzazione paramilitare creata da Mishima e delle sue finalità.
- L’”Introduzione alla filosofia dell’azione”, dove l’Autore analizza i vari aspetti dell’agire umano.
Il libro include infine il “Proclama”, testo di poche pagine letto dall’autore prima di commettere il suicidio rituale.
Mi sembra che dall’opera di Mishima traspaia il timore per il progressivo disperdersi dei caratteri tradizionali della società giapponese nel corso del dopoguerra e durante gli anni 60 coincidenti, tra l’altro, con l’accendersi, anche in Giappone della contestazione studentesca che egli evidentemente non vede con favore. La sua ricerca di valori forti, tra l’altro, porta Mishima a una scelta di condivisione della vita militare e alla fondazione di un corpo paramilitare, l’Associazione degli scudi. Il libro francamente mi è apparso deludente, forse ormai come “samurai” risulto troppo attempato per comprenderlo! Lo spirito di Mishima mi sembra oscillare fra esaltazione, nostalgia ed inconsistenza; la sua morale mi suona spesso confusa ed indefinita. Forse non ho colto il contesto storico in cui scriveva l’Autore o magari avevo un po’ troppe aspettative, avevo, infatti, sentito parlare di lui già in passato, quando l’Autore era diventato un po’ un’icona per i movimenti giovanili della destra ed era anche una figura rispettata negli ambienti delle arti marziali (In effetti, a me sembra di comprenderlo un po’ solo quando parla del Kendo, la scherma tradizionale giapponese).
- Le “Lezioni spirituali per giovani samurai”, che contiene osservazioni e ammonimenti di carattere morale.
- L’”Associazione degli scudi”, che tratta dell’organizzazione paramilitare creata da Mishima e delle sue finalità.
- L’”Introduzione alla filosofia dell’azione”, dove l’Autore analizza i vari aspetti dell’agire umano.
Il libro include infine il “Proclama”, testo di poche pagine letto dall’autore prima di commettere il suicidio rituale.
Mi sembra che dall’opera di Mishima traspaia il timore per il progressivo disperdersi dei caratteri tradizionali della società giapponese nel corso del dopoguerra e durante gli anni 60 coincidenti, tra l’altro, con l’accendersi, anche in Giappone della contestazione studentesca che egli evidentemente non vede con favore. La sua ricerca di valori forti, tra l’altro, porta Mishima a una scelta di condivisione della vita militare e alla fondazione di un corpo paramilitare, l’Associazione degli scudi. Il libro francamente mi è apparso deludente, forse ormai come “samurai” risulto troppo attempato per comprenderlo! Lo spirito di Mishima mi sembra oscillare fra esaltazione, nostalgia ed inconsistenza; la sua morale mi suona spesso confusa ed indefinita. Forse non ho colto il contesto storico in cui scriveva l’Autore o magari avevo un po’ troppe aspettative, avevo, infatti, sentito parlare di lui già in passato, quando l’Autore era diventato un po’ un’icona per i movimenti giovanili della destra ed era anche una figura rispettata negli ambienti delle arti marziali (In effetti, a me sembra di comprenderlo un po’ solo quando parla del Kendo, la scherma tradizionale giapponese).
venerdì 17 giugno 2011
Una soluzione per Cesare Battisti
Se proprio si ritiene che il terrorista Cesare Battista debba essere assicurato alla giustizia italiana io penso che bisognerebbe parlare di meno e fare di più arrivando magari anche a promuovere atti clamorosi ed altamente significativi. Personalmente io mi ispirerei a quanto è stato fatto dal governo israeliano nei confronti di Adolf Eichmann, il noto criminale nazista che, fuggito in Argentina venne rintracciato e prelevato con la forza dai servizi di sicurezza per poi venire pubblicamente processato a Gerusalemme. Il risultato di tale azione fu altamente simbolico sotto molti punti di vista: contribui a creare un'immagine di forza e determinazione sia dello Stato ebraico come istituzione, che della sua volontà di giustizia (o forse persino di vendetta) e, attraverso il processo, si creò una condizione pubblica per discutere e forse chiudere i conti con un certo periodo storico altamente traumatico per la comunità ebraica e per l'intero genere umano. Forse anche l'Italia si meriterebbe di raggiungere il molteplice risultato di dare un segnale forte a governi conniventi e a fuggiaschi di ogni risma e soprattutto di affrontare e chiudere pubblicamente un doloroso e in parte ancora non chiarito periodo storico del nostro paese. Soprattutto, dopo aver mostrato determinazione, dopo aver fatto giustizia e tenendo presente il rispetto dovuto elle vittime, forse si avrebbe persino l'occasione di mostrare clemenza.
giovedì 16 giugno 2011
Brunetta - il "grande dittatore"
Ci vorrebbe un grande attore come Charlie Chaplin per scimmiottare adeguatamente la "corte dei miracoli" che ogni giorno calca le scene del governo del nostro Paese. Nei giorni scorsi mi è capitato di visionare il video del ministro Brunetta che, senza apparente giustificazione, volge improvvisamente le spalle ad una signora, appena qualificatasi, per altro educatamente, a parer mio,come rappresentante di un'organizzazione di lavoratori precari. Il ministro se ne va, senza neanche ascoltare le domande e volgendosi solo per proferire frasi ingiuriose ed indegne. Oggi la vicenda era anche riportata sulla Stampa. Personalmente mi stupisce il fatto che sembra non esistere neppure qualche scontro pregresso che possa giustificare un tale comportamento o un tale livello di tensione (o almeno nulla di tutto ciò è rilevato sui quotidiani). Dunque è incredibile e sconcertante (soprattutto per un politico!) la mancanza di educazione, la totale rinuncia a qualsiasi forma di cortesia, di disponibilità o anche solo di calcolata e magari ipocrita diplomazia. Brunetta appare come un arrogante, piccolo gerarca distante anni luce dai problemi della gente, la parodia di un infante di Spagna viziato ed egoista.
mercoledì 15 giugno 2011
Recensione: Spartaco – Le armi e l’uomo
“Spartaco – Le armi e l’uomo”, di Aldo Schiavone, edizioni Einaudi, ISBN 978-88-06-19667-7. Il libro cerca di ricostruire la vita, le gesta e le motivazioni di Spartaco, il grande condottiero dell’antichità, che nel 73 a.C. sfidò la potenza romana guidando in Italia una rivolta di schiavi che mise seriamente in crisi il potere dell’urbe. Il libro è a mio avviso veramente molto bello; l’Autore, infatti, avendo a disposizione fonti per lo più frammentarie e tutte di parte perché di origine romana, riesce nel difficile compito di ricostruire un quadro verosimile degli avvenimenti e del contesto storico e sociale in cui si accese e si sviluppò la rivolta. Anche la figura di Spartaco è ben delineata grazie ad un attento lavoro di deduzione che va ad integrare la scarsa disponibilità di informazioni oggettive. Infine l’Autore ha persino il pregio di non dilungarsi dove non c’è nulla da dire, pertanto ne esce un’opera sintetica (poco più di cento pagine) e di grande equilibrio, ben scritta ed avvincente che non scade mai nel romanzesco e non indugia in romanticherie.
Recensione: Dove muoiono i cristiani
“Dove muoiono i cristiani” di Francesca Paci, edizioni Mondadori, ISBN 978-88-04-60692-5. L’Autrice riassume, attraverso una serie d’indagini e interviste ciò che emerge con una certa periodicità dai fatti di cronaca dei quotidiani; in molte parti del mondo i cristiani sono una minoranza perseguitata. L’affermazione può destare stupore nei più disattenti e lo scopo del libro, svelato fin dalle primissime pagine, è esattamente quello di rendere maggiormente consapevoli i lettori riguardo alla situazione dei cristiani fuori da quello che potremmo definire rozzamente come i paesi del “blocco occidentale”. Noi, infatti, siamo abituati ad una realtà dove i cristiani, ed i cattolici in particolare, sono ben rappresentati e spesso attivamente supportati da una chiesa ricca, potente ed influente. Quello che rischiamo quindi è di immaginare che questa posizione di rilevanza valga anche in altri luoghi o che quantomeno la chiesa abbia il potere, la forza e l’interesse di proteggere i propri adepti anche nel resto del mondo. Rischiamo quindi di diventare ciechi e sordi, di snobbare o sorvolare su fenomeni di repressione, di violazione dei diritti umani, di libertà civile e religiosa che sono effettivamente gravi e diffusi e ci farebbero indignare se li sapessimo rivolti verso altre categorie di soggetti. La nostra sensibilizzazione su questi argomenti è anche importante per altri aspetti; non siamo ormai più abituati a pensare alla dottrina cristiana come portatrice di progresso sociale, morale e civile oltre che religioso; ed invece in tante parti del mondo il cristianesimo si identifica con tutto ciò e si pone all’avanguardia nel tentativo di superamento di molte forme tradizionali di ingiustizia, di segregazione di discriminazione sociale ed economica. Proprio per questo suo carattere “rivoluzionario” spesso il cristianesimo è osteggiato ed i suoi seguaci perseguitati.
Ci viene quindi ricordato quale debba essere la sensibilità di coloro che accolgono la vera sostanza dello spirito laico e del messaggio democratico e libertario: essi dovrebbe impegnarsi contro ogni forma di ingiustizia, a prescindere da dove essa provengano e da contro chi vengano rivolta.
Ci viene quindi ricordato quale debba essere la sensibilità di coloro che accolgono la vera sostanza dello spirito laico e del messaggio democratico e libertario: essi dovrebbe impegnarsi contro ogni forma di ingiustizia, a prescindere da dove essa provengano e da contro chi vengano rivolta.
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