lunedì 10 gennaio 2011

Sud Sudan occasione da non perdere

La popolazione della parte meridionale del Sudan, di maggioranza cristiano-animista, è chiamata in questi giorni ad un referendum per pronunciarsi a favore dell'indipendenza dal settentrione a maggioranza musulmana. Il Sud del Sudan (come il Nord, per altro) è un paese poverissimo ed arretrato ma ricchissimo di petrolio, esce da un lungo periodo di guerra civile e, proprio la tanto agognata indipendenza, ormai data per scontata, potrebbe scatenare altri scontri. Il verdetto quasi scontato ha già attivato la speculazione di ogni tipo per accapararsi le risorse del nuovo Stato; rischiamo quindi di perdere per l'ennesima volta l'occasione di fare le cose bene fin dall'inizio, di partecipare lealmente alla protezione e allo sviluppo di una nuova entità territoriale e di promuovere un esempio che faccia da modello ad altri paesi africani.

martedì 28 dicembre 2010

Recensione: Giustizia - il nostro bene comune

“Giustizia – Il nostro bene comune”, titolo originale “Justice – What’s the right thing to do?”, di Michael Sandel, edizioni Feltrinelli, ISBN 978-88-07-10454-1. Il saggio, bellissimo ed attuale cerca di spiegare il significato della parola “giustizia” in termini sociali e morali. Che cosa deve intendersi per “Società giusta”? Che cosa significa agire “giustamente” o meglio, “fare la cosa giusta”? Si chiede l’autore? Il tema, piuttosto impegnativo a ben vedere, viene sviluppato progressivamente in maniera non noiosa, partendo da aneddoti ed esempi, per poi svelare una trama lucida ed organica. L’autore, ben sapendo di non poter fornire una spiegazione univoca e definitiva di queste categorie del pensiero per altro, da sempre dibattute e sviluppate nell’ambito delle scienze sociali e dalla filosofia, perviene infine ad una sua definizione; non prima però di aver fornito una descrizione di come alcune delle principali correnti filosofiche del pensiero occidentale abbiano affrontato il tema cercando di fornire giustificazioni e risposte.
Toccando argomenti di forte attualità quali quello della solidarietà, del welfare, della distribuzione dei redditi, del sistema fiscale, del servizio militare; temi più sensibili quale quello delle libertà di pensiero, del diritto al dissenso, del rispetto delle minoranze; nonché aspetti ancora più personali, afferenti la sfera sessuale e religiosa dei gruppi e degli individui, ci si spinge fino ad analizzare le ragioni etiche dalle quali nasce il dibattito relativo alla legittimità di alcuni diritti individuali “estremi” quali quelli relativi alla vita ed alla morte propria o altrui, come ad esempio nel caso dell’aborto e dell’eutanasia. Nel frattempo il saggio si dipana esponendo la tesi del pensiero utilitaristico di Bentham e di Stuart Mill, passando attraverso le idee dei cosiddetti “liberisti”, per poi esporre il punto di vista Kant, di Aristotele fino ai contribuiti più moderni, quali ad esempio quello del filosofo americano John Rawls e di Alasdair MacIntyre, dal quale l’autore, con un vero e proprio “colpo di teatro” trae la nozione di “esseri narranti” che applica ai singoli individui; poetica e nel contempo efficace definizione che egli usa per giustificare il suo personale punto di vista su questi argomenti e che sembra improvvisamente accordarsi con le riflessioni e le istanze sviluppate nel corso di tutta l’opera. Il libro stimola il lettore a porsi domande molto profonde riguardo alla propria condizione di essere umano e di cittadino ed alla fine fornisce una risposta attiva e ottimistica circa il possibile ruolo di ognuno di noi nel contribuire a dibattere e sviluppare i temi della “politica” e della “giustizia” ovvero, parafrasando Aristotele, per vivere consapevolmente quella “vita buona”che sarebbe nostro dovere promuovere.

Recensione: l'odore dei soldi - origini e misteri

“L’odore dei soldi – origini e misteri”, di Elio Veltri e Marco Travaglio, Edizioni Editori Riuniti, ISBN 978-88-359-8008-7.
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Commento da IBS.it per “L’odore dei soldi – origini e misteri”
Questo libro illustra alcuni aspetti cruciali della storia di Silvio Berlusconi attraverso una scelta commentata di documenti. L'intervista che Paolo Borsellino rilasciò, due mesi prima di morire, a una TV francese sulle indagini della sua Procura sui rapporti tra Berlusconi, Marcello Dell'Utri e Vittorio Mangano. I rapporti stilati da un funzionario della Banca d'Italia e da un ufficiale della Dia, per conto della Procura antimafia di Palermo, su centinaia di miliardi di investimento al gruppo Fininvest. Gli interrogatori di Berlusconi e Dell'Utri al processo di Torino per le fatture false di Publitalia. E, per finire, la legge Tremonti, come "prova su strada" del conflitto di interessi.

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Si tratta di un libro famosissimo, uscito per la prima volta nel 2001 appena prima delle elezioni politiche e recentemente rivisto ed aggiornato dagli autori. Il libro si occupa principalmente di fare luce sulle origini e sulle fortune dell’attuale Primo Ministro Silvio Berlusconi. E’ bene ricordare che sono stati avviati procedimenti di cause civili sia nei confronti della casa editrice sia nei confronti degli autori da parte della persona di Silvio Berlusconi, Fedele Confalonieri per conto Mediaset, Aldo Bonomo per conto Fininvest, Giulio Tremonti per un totale di otto cause. Tutti i procedimenti si sono conclusi dinanzi alla I° sezione civile del Tribunale di Roma che ha dato torto agli attori e ragione ai convenuti (la casa editrice, gli autori e Daniele Fabbri, alias Daniele Luttazzi, per quanto sostenuto durante il programma televisivo “Satyricon”) condannando i primi al pagamento delle spese processuali. Gli attori (ad eccezione di Giulio Tremonti) hanno fatto ricorso. Secondo gli stessi autori: “….. particolarmente significative le due sentenze che danno torto a Silvio Berlusconi. Perché affermano entrambe che tutti i fatti raccontati nel libro e nel programma [sic “Satyricon”] sono, molto semplicemente veri.”.
Secondo me il libro è interessante, ben ricostruito e purtroppo, dato l’attento dosaggio delle parole e l’attenzione ai particolari messa dagli autori, anche piuttosto noioso!
Per quanto mi riguarda, sono stato particolarmente interessato alla ricostruzione di tutti i movimenti di denaro transitati sulle innumerevoli società fiduciarie ed holding riconducibili a Berlusconi, sui quali si è anche svolta una perizia da parte di personale incaricato dalla Banca d’Italia e dai quali risulta evidente la dubbia provenienza di tali ingentissime somme di denaro. Si tratta, infatti, di svariati miliardi di lire dell’epoca pervenuti per lo più in contanti o con assegni circolari! (in modo da renderne impossibile la tracciabilità).
A mio avviso, da una lettura indipendente e disincantata non può che scaturire una piena condanna morale di Silvio Berlusconi e di tutti i principali attori citati nell’opera, che appaiono non solo coinvolti in innumerevoli pratiche finanziarie e ragionieristiche scorrette o illecite, ma anche coscientemente e pienamente collusi con il potere mafioso.
Al fine quindi, la lettura del libro è altamente raccomandata a tutti coloro che vogliono provare, da destra o da sinistra, a risolvere l’empasse che attanaglia il panorama politico italiano. Il libro ha infatti una valenza “terapeutica” perché ricorda a quanti non si nascondono i fatti e le verità, che Berlusconi e la sua creatura politica Forza Italia (ora PDL) sono un’anomalia inaccettabile in un Paese democratico. Tale anomalia va rimossa in quanto completamente fuori dalle regole di un qualsiasi ordinamento democratico, ed in modo che il dibattito politico possa riprendere da una dialettica “normale”, ovvero basata su un minimo di contenuti etici condivisi da tutti i cittadini.

Recensione: Il Miracolo - L'epica ascesa dell'Asia alla conquista del benessere

"Il Miracolo - L'epica ascesa dell'Asia alla conquista del benessere", di Michael Schuman, editore Tropea, ISBN 978-88-588-0135-5, titolo originale “The Miracle”. L’autore cerca di fornire la motivazione dell’ascesa dell’Asia come centro dello sviluppo economico mondiale facendo una panoramica dei principali Paesi del continente. Viene dunque analizzata la situazione socioeconomica a partire dagli anni successivi alla seconda guerra mondiale fino ai giorni d’oggi per Corea del sud, Giappone, Taiwan, Singapore, Indonesia, Cina (Hong Kong e Cina continentale), India, Malaysia e Thailandia; i risultati dell’analisi sono noti e sconcertanti: L’Asia è riuscita a trovare la via di uno sviluppo accelerato, robusto (superando non poche crisi valutarie e di riconversione) e diffuso in un contesto fortemente globalizzato ed anche tecnologicamente avanzato. Nella sua globalità, o anche solo per il tramite di alcuni grandi Paesi dell’area, l’Asia si pone come un primo attore sulle scene di un’economia vivace ed in ascesa e fornisce termini di paragone, alternative ed elementi di riflessione che mettono in discussione i modelli di sviluppo e di civiltà proposti dall’Occidente. Ma perché l’Asia? Si chiede l’autore, come si spiega che proprio lì e non in altri luoghi, abbia avuto origine quest’ affascinante rinascita? (perché per molti Paesi in fondo di questo si tratta!). L’autore non trascura ovviamente di riassumere tutti i fattori di sviluppo che già sono stati presi in considerazione da altri per spiegare questa straordinaria ascesa e che attengono alle variabili tipiche della cosiddetta “globalizzazione”, in altre parole: fattori geografici, storici, culturali, sociali ed economici; ma quello che da vera originalità all’opera è soprattutto la scelta di porre l’accento sui primi attori del “miracolo”, ovvero su quel manipolo di industriali, ma soprattutto di uomini politici che fortemente vollero avviare i loro rispettivi Paesi sulla via dello sviluppo. Il libro ci ricorda che, anche dietro fenomeni complicati, spesso difformi, dovuti a molteplici variabili e persino al “caso”, come la globalizzazione e lo sviluppo socioeconomico di una nazione, spesso si cela una causa prima, ovvero l’opera e la volontà di singole persone che perseguono con tenacia i propri obiettivi. Proprio la più o meno armonizzazione di queste scelte volitive con le esigenze di una certa società portano a situazioni di benessere oppure a stagnazione. L’Asia, contrariamente ad altri luoghi è riuscita a produrre non pochi leader, governanti e imprenditori che nonostante i difetti, le gravi colpe o le violazioni di alcuni (e forse della maggior parte!) di essi, hanno saputo coniugare la loro sete di potere, di fama e di ricchezza con il benessere del proprio Paese.

mercoledì 24 novembre 2010

Recensione: Imperi del mare

“Imperi del mare ”, di Roger Crowley, edizioni Bruno Mondadori. L’autore descrive la lotta avvenuta nel corso del 1500 fra l’impero turco ed i suoi alleati contrapposti alle potenze cristiane per il dominio del mare Mediterraneo. Simbolicamente i fatti partono dall’assedio dell’isola di Rodi del 1522, roccaforte dei cavalieri di S. Giovanni e si concludono con la disfatta della flotta ottomana a Lepanto, al largo delle isole Curzolari, nella giornata del 7 ottobre 1571. Nel corso dell’opera vengono comunque passati in rassegna tutti i fatti salienti della strenua lotta che oppose i due gruppi di contendenti. Vengono quindi descritti nei dettagli l’eroica e vittoriosa resistenza degli Ospitalieri durante l’assedio di Malta, il disastro di Djerba, la presa di Tunisi, l’assedio di Famagosta e la conquista di Cipro, e molti altri fatti e personaggi più o meno importanti che caratterizzarono questo straordinario periodo di guerra corsara e di lotta sui mari e che tanto ha influito sulla società, la coscienza e sul folklore dei popoli del mediterraneo (si pensi anche solo all’istintivo sospetto che ancora ispira “il turco” nelle popolazioni rivierasche). Bellissimo il libro nell’insieme, ed educativa la morale finale; entrambi i contendenti uscirono dalla lotta stremati e sostanzialmente in una posizione di stallo, mentre l’oro e l’argento americani cominciavano a fare sentire i loro effetti sull’economia globale spostando il potere economico dal bacino del Mediterraneo al nord Europa, il nostro mare perse la sua centralità, la galea, incontrastata dominatrice fino ad allora, perse il suo primato di fronte ad altri legni capaci di solcare i mari oceanici e, a partire dal secolo successivo, sarebbero stati altri Imperi a dominare il mare.

lunedì 15 novembre 2010

Recensione: Collasso - come le società scelgono di morire o vivere

“Collasso – come le società scelgono di morire o vivere”, di Jared Diamond, edizioni Einaudi, ISBN 978-88-06-18642-5. Il libro è dello stesso autore di “Armi, acciaio e malattie” e ne costituisce in un certo senso il complemento; mentre, infatti, il primo parla delle ragioni che favoriscono lo sviluppo della civiltà, “Collasso” indaga sulle ragioni che possono metterla in crisi. Le ragioni delle crisi sono ovviamente complesse, ma in estrema sintesi dipendono da un intreccio di cause delle quali solo una minima parte risultano non controllabili. Il libro quindi cerca di dimostrare, e secondo me lo fa in maniera convincente, come il successo o l’insuccesso di molte delle nostre società sia strettamente correlato alla relativa capacità non solo di conformarsi all’ambiente, ma soprattutto di saperlo gestire e conservare nel corso del tempo. Il chiaro messaggio dell’autore è che questa capacità di garantire la sostenibilità da sempre dipende dalla presa di coscienza sia dei singoli individui, ma soprattutto delle elite dominanti, riguardo alla necessità di gestione e dalla comprensione dell’evoluzione delle proprie problematiche “ambientali”. Il termine non si riferisce solo alla capacità di mantenere e di non compromettere la produttività di un certo territorio in un arco temporale di lungo periodo e rispetto ad una popolazione potenzialmente in crescita, ma tiene anche conto delle opportunità e dei pericoli derivanti dall’instaurarsi di relazioni più o meno amichevoli con altre comunità umane con le quali si entra in contatto. Ecco quindi che attraverso lo studio dei successi e degli insuccessi di collettività aventi caratteristiche di partenza simili, ma esiti completamente diversi, si possano trarre utili insegnamenti sulle ragioni che hanno portato tali società al collasso oppure al raggiungimento di un equilibrio sostenibile. L’elenco dei successi e dei fallimenti è lungo, e gli esempi, in parte noti sono classificati in base ai presumibili diversi fattori che sono intervenuti a determinarne il successo o la caduta. L’autore si sofferma sull’analisi delle popolazioni polinesiane dell’isola di Pasqua, di Mangareva, di Pitcairn, delle isole Henderson e di Tikopia, delle comunità vichinghe dell’Islanda, delle Orcadi, e della Groenlandia, degli antichi Maya, degli Anasazi e degli Zuni dell’America Settentrionale, per passare ad illustrare casi più recenti, cercando di spiegare i successi giapponesi e neo-guineiani nel controllo del proprio territorio, il genocidio del Ruanda, la diversa evoluzione di Haiti e Santo Domingo ed illustrando alcuni fattori di criticità dell’ambiente australiano o della società cinese. Il messaggio centrale dell’autore è duplice, egli prevede l’insostenibilità dell’attuale modello di sviluppo oramai per altro globalizzato, ma finisce con un messaggio di ottimismo; il genere umano ha le capacità di contrastare il progressivo deterioramento dell’ambiente e per sfuggire all’incubo malthusiano, purché si acquisisca consapevolezza, è si cominci a gestire attivamente il cambiamento verso un modello di sviluppo sostenibile, tramite scelte ponderate, illuminate e lungimiranti.

mercoledì 10 novembre 2010

Il cerchio si stringe

Mi sembra che Berlusconi sia sempre più in difficoltà, ieri, seppure su temi non fondamentali, il Governo è andato sotto tre volte grazie all'iniziativa di FLI e UDC che mandano così al "divino" di Arcore il loro avvertimento mafioso. Il cerchio si stringe intorno al leader! Adesso manca solo il chiaro segnale della Chiesa cattolica che inviti i fedeli al cambio di regime. Ovviamente saranno ...... Casini! Già infatti cominciano le indicazioni della CEI: "Attenti topolini! Mentre abbandonate la nave badate bene su quale nuovo bastimento vi imbarcherete! Quello giusto non è quello del laico Fini e nemmeno quello di Bossi (troppo instabile ed anche in odore di neo-paganesimo!), la nave giusta è quella di Casini (e di Rutelli)".
Che squallore! Ovviamente sono felicissimo di vedere all'orizzonte la giubilazione del nostro leader maximo, il modo però è sempre quello "de noi altri", ovvero quello dei filibustieri! Infatti il ribaltone non nasce da una genuina presa di consapevolezza dell'opinione pubblica, ma da una scelta strategica dei nostri "capibastone", in tipico stile Top-down!