"Il libro dei cinque anelli", di Miyamoto Musashi, edizioni Mondadori, ISBN 978-88-04-58658-6.
Miyamoto Musashi è stato riconosciuto come il più grande spadaccino giapponese della storia, visse in Giappone fra la fine del del 1500 e la metà del 1600. Il libro dei cinque anelli (o libro dei cinque elementi) è l'opera che ricomprende tutta la sua esperienza di guerriero riassunta nella scuola e stile schermistico Niten Ichi-Ryu, letteralmente "due cieli, una scuola" per la ragione che veniva raccomandato l'uso contemporaneo di entrambe le spade (la Katana ed il Wakizashi). Per chi non abbia pratica con le arti marziali e nonostante il tentativo di farne una specie di compendio per manager rampanti da guidare sulla via successo (come già è successo alle opere di Sun Tzu!), sostanzialmente il libro non ha molto interesse e non risulta neanche molto comprensibile perchè l'autore si sforza di produrre non solo molti esempi pratici di guardie, parate e tipologie di attacco e difesa, ma anche di effettuare una sorta di comparazione fra le sue opinioni e la via insegnata da altre scuole schermistiche. Per chi invece ha quantomeno un po' di esperienza pratica può essere interessante constatare la potenzialità del combattimento con due spade (che però richiede un grande allenamento fisico) che stranamente, a quanto mi risulta, è stato sostanzialmente abbandonato.
A me è piaciuto rileggere quest'opera dopo ben 25 anni dal nostro primo incontro, purtroppo però non sono riuscito a trovare una particolare frase ed un concetto che mi ricordavo fosse li annidato da qualche parte nel testo, purtroppo però mi sbagliavo, evidentemente era invece in un'altro libro! Poco male! Il concetto rimane comunque valido, anche se ormai dispero dal poterlo supportare con qualche dotta fonte:-)!
martedì 21 settembre 2010
lunedì 20 settembre 2010
Recensione: Cuore di tenebra
“Cuore di tenebra”, di Joseph Conrad, edizioni Bur, ISBN 978-88-17-00053-6. Forse il più noto fra le opere di Conrad (ha anche ispirato il famoso film ambientato durante la guerra del Vietnam “Apocalypse now”). Il romanzo s’incentra sul racconto fatto in prima persona dal protagonista, un marinaio di nome Marlow, che riporta la sua esperienza nell’allora Congo belga come comandante di un vaporetto fluviale operante sull’omonimo fiume al servizio di una compagnia commerciale. Il narratore viene coinvolto nell’operazione di recupero di uno degli agenti territoriali della compagnia, un uomo circondato da un alone di mistero di nome Kurtz ed insieme ad una squadra partecipa ad una spedizione che, risalendo il fiume, si inoltra nel profondo dell’Africa Nera. La trama di per se è molto scarna, ma l’obiettivo dell’autore è quello di rendere l’atmosfera onirica o meglio da incubo che pervade l’ambiente e che incombe sul protagonista. La profondità e il mistero della foresta pluviale finiscono quasi per assumere la fisionomia e l’essenza di un’oscura creatura senziente, tanto reale e vitale quanto misteriosa e diabolica che, insinuandosi nella mente degli uomini, cerca di trascinarli in un abisso di orrori ancestrali. Kurtz rimarrà vittima di tali incubi, nello stesso tempo deliranti e illuminanti, mentre Marlow si salverà per un pelo, rimanendone però segnato. Il racconto è geniale perché l’autore sostanzialmente non descrive mai precisamente i fatti vissuti e le azioni compiute da Kurtz e che lo trascineranno al delirio e alla morte, invece, induce il lettore a immaginarseli finendo così per fornirgli la possibilità di specchiarsi nella propria soggettiva e personale interpretazione del lato oscuro. Sicuramente educativo!
giovedì 16 settembre 2010
Recensione: Pakistan - il santuario di Al-Qaida
Pakistan, il santuario di al-Qaida, di Gian Micalessin, Boroli Editore, Il libro riassume in forma sintetica ma nello stesso tempo efficace e suggestiva gli ultimi quarant’anni di coinvolgimento dei servizi segreti pakistani (l’ISI) nelle trame internazionali, nei traffici nucleari e nell’opera di appoggio ai movimenti terroristici e di insorgenza attivi nella regione. L’autore da prova di essere veramente informato riguardo alla situazione del Paese e fornisce un quadro assolutamente convincente riguardo all’operato dell’ISI. Vengono quindi dipanati tutti gli intrecci che porteranno il Pakistan a sviluppare tecnologia nucleare bellica servendosi di know how tecnologico sottratto all’industria europea e che per giunta verrà rivenduto ed usato come base di partenza per impostare progetti analoghi in Iran (ormai i fase avanzata di realizzazione) e in Libia (presumibilmente abortiti). Vengono evidenziati i traffici con altri Stati canaglia come la Corea del Nord, allo scopo di acquisire l’indispensabile e correlata tecnologia legata ai missili balistici (anch’essa condivisa con l’alleato persiano), ma soprattutto viene ampliamente svelata la politica doppiogiochista nei confronti degli alleati occidentali, imperniata sul sostanziale supporto del movimento terroristico di Al-Quaida e dei numerosi movimenti affiliati invischiati nella guerra segreta contro l’India per il controllo del Kashmir. Micalessin mette dunque a fuoco i complessi legami esistenti fra il padre dell’atomica pakistana Abdul Qadeer Khan, l’assassinio del presidente Benazir Bhutto, l’attentato a Mumbai e lo stato d’insorgenza nelle aree tribali della North West frontier e nel frattempo, fra le righe, svela gli errori delle agenzie di sicurezza occidentali, prima fra tutte la Cia, sostanzialmente inefficaci nel loro tentativo di capire e di sventare per tempo le trame dell’ISI.
Per chi è interessato ad approfondire l'argomento segnalo: "Talebani", "Nel cuore dell'islam" e "Caos Asia", editi da Feltrinelli e di Ahmed Rashid, opere per altro citate spesso dallo stesso Micalessin.
Per chi è interessato ad approfondire l'argomento segnalo: "Talebani", "Nel cuore dell'islam" e "Caos Asia", editi da Feltrinelli e di Ahmed Rashid, opere per altro citate spesso dallo stesso Micalessin.
martedì 14 settembre 2010
Media ed autocensura
Chissà se tutti i network che si sono scalmanati per enfatizzare le intenzioni a bruciare il Corano da parte di un irrilevante pastore evangelico (secondo il Corriere i fedeli della sua "Chiesa" non riempirebbero un'aula scolastica!) daranno altrettanto spazio nel documentare quanti morti e distruzioni saranno direttamente riconducibili a tanta indesiderabile pubblicità? Ad oggi sono già tre le scuole cristiane bruciate in Kashmir da estremisti islamici inferociti, ieri il conto era già di 18 morti.
Io sono contrario alla censura, sono però anche convinto che una qualsiasi redazione dovrebbe mostrare maggiore buonsenso e valutare con più attenzione quantomeno la rilevanza (oltre che ovviamente il potenziale impatto sull'opinione pubblica) delle opinioni che vengono divulgate. Non ha senso mettere tutte le notizie sullo stesso piano o peggio sovvertirne l'importanza. In un mondo "normale" nessuno avrebbe semplicemente mai sentito parlare del pastore Jones.
Io sono contrario alla censura, sono però anche convinto che una qualsiasi redazione dovrebbe mostrare maggiore buonsenso e valutare con più attenzione quantomeno la rilevanza (oltre che ovviamente il potenziale impatto sull'opinione pubblica) delle opinioni che vengono divulgate. Non ha senso mettere tutte le notizie sullo stesso piano o peggio sovvertirne l'importanza. In un mondo "normale" nessuno avrebbe semplicemente mai sentito parlare del pastore Jones.
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MEDIA ED INFORMAZIONE
venerdì 10 settembre 2010
Recensione: Ammutinamento - La vera storia della corazzata Potemkin
“Ammutinamento – La vera storia della corazzata Potemkin”, di Neal Bascomb, edizioni Mondadori, ISBN 978-88-04-59134-4. Il libro racconta la storia di quello che forse è il più noto ammutinamento di tutti i tempi .
Qui di seguito allego una breve descrizione della trama tratta da http://libreriarizzoli.corriere.it
Nel 1905, anno cruciale per la Russia moderna, l'ammutinamento della corazzata Potemkin fu un evento di portata epocale perché mostrò al mondo la debolezza dell'impero zarista, ormai entrato in una crisi irreversibile, e perché fu il primo passo verso quella rivoluzione che dodici anni dopo avrebbe modificato il corso del XX secolo. E forse per questo che il clamoroso gesto di ribellione a bordo della più potente e moderna nave da guerra dello zar diede ben presto vita a un'epopea in cui l'esaltazione delle virtù eroiche e del fervore rivoluzionario di chi lo compì finì per oscurarne le cause profonde e la reale dinamica. A ristabilire la verità storica attraverso una scrupolosa ricostruzione dei fatti, e a una loro efficace drammatizzazione in un intreccio appassionante, provvede ora il documentato libro di Neal Bascomb. Pur non sottacendo l'abnegazione e l'audacia delle centinaia di semplici marinai e delle poche decine di rivoluzionari convinti di aver sposato una "causa sacrosanta", scopo dichiarato dell'autore è radicare la loro vicenda nel variegato contesto sociale e politico in cui si svolse. Innanzitutto, il graduale disfacimento del potere autocratico russo, sconfitto qualche settimana prima, proprio sui mari, dai giapponesi e minacciato dalle insurrezioni del proletariato di contadini inurbati. Ma anche i tormenti del tentennante zar Nicola II che, spaventato dal nuovo, reprimeva nel sangue le istanze di un popolo che aveva ancora fiducia in lui.
Aggiungo a queste descrizioni il mio giudizio. Il libro mi è piaciuto molto, è avvincente e scorrevole, l’autore riesce effettivamente a spiegare molto bene il contesto politico,economico e sociale in cui si trovava la Russia al momento dei fatti narrati, ma riesce anche a coinvolgere emotivamente il lettore nelle vicissitudini dei marinai coinvolti nell’ammutinamento. Nel libro emergono degli aspetti noti ma comunque interessanti, in altre parole come il ruolo di pochi elementi fortemente ideologizzati e dotati di un minimo di organizzazione fosse sufficiente ad influenzare la grande massa di marinai dubbiosi. Dall’altra emerge non solo lo stato di tremenda arretratezza che ormai caratterizzava l’autocrazia zarista, estremamente bisognosa di riforme politiche ed economiche, ma viene anche ben stigmatizzata l’inconsistenza e l’immobilismo della cosiddetta leadership intellettuale di area socialdemocratica che appare più che altro presa da inutili dibattiti, diatribe dottrinali e distinguo interni piuttosto che impegnata a svolgere un ruolo di organizzazione e di sostegno dei movimenti insurrezionali che invece emergevano spontaneamente a seguito dell’oggettiva situazione socio-economica e che spesso si coagulavano (come avverrà nel caso dell’ammutinamento) attorno alle figure di pochi disperati e/o coraggiosi soggetti. Si ha dunque l’impressione che effettivamente i moti popolari avessero luogo nonostante e non grazie ai proseliti di questi personaggi che poi alla fine finirono per acquisire in Russia le leve del potere. Condivido infine le ultime battute dell’autore che si duole del fatto che uomini come i marinai della Potemkin, che cercavano la libertà e una vita migliore, trovarono la morte in una lotta rivoluzionaria dalla quale scaturì una Russia che avrebbe avversato tali ideali in maniera altrettanto radicale di quella contro la quale essi stavano combattendo.
Qui di seguito allego una breve descrizione della trama tratta da http://libreriarizzoli.corriere.it
Nel 1905, anno cruciale per la Russia moderna, l'ammutinamento della corazzata Potemkin fu un evento di portata epocale perché mostrò al mondo la debolezza dell'impero zarista, ormai entrato in una crisi irreversibile, e perché fu il primo passo verso quella rivoluzione che dodici anni dopo avrebbe modificato il corso del XX secolo. E forse per questo che il clamoroso gesto di ribellione a bordo della più potente e moderna nave da guerra dello zar diede ben presto vita a un'epopea in cui l'esaltazione delle virtù eroiche e del fervore rivoluzionario di chi lo compì finì per oscurarne le cause profonde e la reale dinamica. A ristabilire la verità storica attraverso una scrupolosa ricostruzione dei fatti, e a una loro efficace drammatizzazione in un intreccio appassionante, provvede ora il documentato libro di Neal Bascomb. Pur non sottacendo l'abnegazione e l'audacia delle centinaia di semplici marinai e delle poche decine di rivoluzionari convinti di aver sposato una "causa sacrosanta", scopo dichiarato dell'autore è radicare la loro vicenda nel variegato contesto sociale e politico in cui si svolse. Innanzitutto, il graduale disfacimento del potere autocratico russo, sconfitto qualche settimana prima, proprio sui mari, dai giapponesi e minacciato dalle insurrezioni del proletariato di contadini inurbati. Ma anche i tormenti del tentennante zar Nicola II che, spaventato dal nuovo, reprimeva nel sangue le istanze di un popolo che aveva ancora fiducia in lui.
Aggiungo a queste descrizioni il mio giudizio. Il libro mi è piaciuto molto, è avvincente e scorrevole, l’autore riesce effettivamente a spiegare molto bene il contesto politico,economico e sociale in cui si trovava la Russia al momento dei fatti narrati, ma riesce anche a coinvolgere emotivamente il lettore nelle vicissitudini dei marinai coinvolti nell’ammutinamento. Nel libro emergono degli aspetti noti ma comunque interessanti, in altre parole come il ruolo di pochi elementi fortemente ideologizzati e dotati di un minimo di organizzazione fosse sufficiente ad influenzare la grande massa di marinai dubbiosi. Dall’altra emerge non solo lo stato di tremenda arretratezza che ormai caratterizzava l’autocrazia zarista, estremamente bisognosa di riforme politiche ed economiche, ma viene anche ben stigmatizzata l’inconsistenza e l’immobilismo della cosiddetta leadership intellettuale di area socialdemocratica che appare più che altro presa da inutili dibattiti, diatribe dottrinali e distinguo interni piuttosto che impegnata a svolgere un ruolo di organizzazione e di sostegno dei movimenti insurrezionali che invece emergevano spontaneamente a seguito dell’oggettiva situazione socio-economica e che spesso si coagulavano (come avverrà nel caso dell’ammutinamento) attorno alle figure di pochi disperati e/o coraggiosi soggetti. Si ha dunque l’impressione che effettivamente i moti popolari avessero luogo nonostante e non grazie ai proseliti di questi personaggi che poi alla fine finirono per acquisire in Russia le leve del potere. Condivido infine le ultime battute dell’autore che si duole del fatto che uomini come i marinai della Potemkin, che cercavano la libertà e una vita migliore, trovarono la morte in una lotta rivoluzionaria dalla quale scaturì una Russia che avrebbe avversato tali ideali in maniera altrettanto radicale di quella contro la quale essi stavano combattendo.
mercoledì 1 settembre 2010
Recensione: Tortuga
“Tortuga”, di Valerio Evangelisti, edizioni Mondadori, ISBN 978-88-04-58338-7. Dopo aver letto “La vera storia del pirata Long John Silver” di Larsson, mi ero messo, senza successo, alla ricerca della “Storia della pirateria” di Defoe, nell’attesa di reperirlo in libreria mi sono ricordato di questo libro acquistato tempo fa ed abbandonato in attesa di lettura nella pila dei libri da leggere. Il romanzo tratta degli ultimi giorni dei fratelli della costa, i corsari basati a Tortuga ed al servizio della corona francese, diventati “scomodi” dopo la stipula della pace fra Francia e Spagna. La storia s’incentra su Rogerio de Campos, un ex gesuita che viene catturato ed arruolato a forza come nostromo dal pirata Lorencillo e da questi avviato al mestiere di pirata. La trama del romanzo non ha a mio avviso una grande consistenza, ma l’autore riesce invece a rendere molto bene l’ambiente della pirateria, con le sue strane regole, magari feroci ma anche genuinamente democratiche e perfino “moderne” e che finiscono per affascinare e coinvolgere anche il protagonista del racconto. Complessivamente la storia finisce per essere divertente e interessante.
Recensione: Khyber Pass
"Khyber Pass, Una storia di imperi ed invasioni", di Docherty Paddy, Edizioni Il Saggiatore. Focalizzando il punto di vista sullo strategico passaggio che adesso divide l'Afghanistan dal Pakistan e che, di fatto, apre la strada alla valle dell'Indo, il libro racconta in breve il succedersi d’imperi e invasioni che si sono avvicendate dal periodo precedente all'impero achemenide per giungere fino ai giorni nostri. Lo spazio riservato a ogni rivolgimento, alle sue cause e alle sue conseguenze è forzatamente limitato, pertanto il libro è da una parte interessante perché fornisce una visione d'insieme del "continuum" storico relativo a quell'area, mentre dall'altra lascia un po' con l'amaro in bocca. Su una serie di punti in particolare l'opera sembra particolarmente riuscita, l'autore riesce a trasmettere l'importanza strategica e culturale dell'area e a fare emergere i profondi e storici legami che da sempre sussistono fra quelle terre e la nostra cultura. Quelli, infatti, non sono luoghi alieni, ma fin dai tempi di Alessandro Magno costituiscono un naturale luogo di contatto e scambio fra Oriente ed Occidente.
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