giovedì 27 dicembre 2018

Recensione: Sette minuti dopo la mezzanotte


“Sette minuti dopo la mezzanotte”, titolo originale: “A Monster Calls”; di Patrick Ness; traduzione di Giuseppe Iacobaci; Edizione Mondadori; ISBN: 978-88-04-63718-9.

Personalmente, è stata una piacevole sorpresa cominciare a sfogliare questo libro per ragazzi per semplice curiosità per poi continuare a leggerlo per conoscere la fine e la morale della storia e, soprattutto, per verificare “se” e “come” ci sarebbe stato il proverbiale “lieto fine” …

Bellissimo il “mostro”, coprotagonista; logico, freddo, infido, possente, sfuggente, violento e saggio come la Natura; un grande affabulatore, capace di proferire verità come:
“La vita non si scrive con le parole, si scrive con le azioni. Quello che si pensa non conta. La sola cosa importante è ciò che si fa.”.

In sintesi, un gran bel libro, che affronta senza edulcorazioni il tema della malattia, della perdita dei propri cari e dei propri punti di riferimento e che parla senza mezzi termini di rabbia e di impotenza.

venerdì 21 dicembre 2018

Recensione: All’inferno e ritorno. Europa 1914-1949


“All'Inferno e ritorno. Europa 1914-1949”, titolo originale: “To Hell and Back. Europe 1914-1949”; di Ian Kershaw; traduzione di Giovanni Ferrara degli Uberti; Editori Laterza; ISBN: 978-88-581- 2580-9.

Gli inizi del ventesimo secolo trovano un’Europa, all'epoca percepita come modello e sintesi della civiltà moderna, all'apice della sua potenza.
Neanche quindici anni dopo, gran parte di essa precipita in un conflitto armato (francamente evitabile!) che finirà per dilaniarla, lasciandola stremata e in preda a tensioni economiche, sociali, politiche e culturali che, in un crescendo di parossismo finiranno per sprofondarla in un secondo conflitto globale più disastroso ancora e tale da lasciarne una buona parte completamente annichilita sia sul piano materiale come su quello morale.

L’Autore, attraverso un’opera che appare ben documentata, tanto sintetica quanto completa e che non stento a definire persino avvincente, ci presenta un quadro mirabile dei fatti, delle ragioni e delle cause che portarono l’Europa così vicino all'autodistruzione.

Bellissima sorpresa. A mio avviso imperdibile!

venerdì 30 novembre 2018

Autunno 2018 Bilancio sintetico degli ultimi 30 anni di politica italiana


L’economia italiana frena, vedi ad esempio:



… e sale la disoccupazione:


… personalmente non riesco a non vedere in tutto ciò una scontata risposta all'incertezza derivante dall'azione di Governo che, sinceramente, proprio non convince sotto nessun punto di vista e appare per quel che è: un’accozzaglia di incompetenti, irresponsabili, inconsistenti dilettanti allo sbaraglio.

Peggio di così non potrebbe andare perché il problema peggiore è che, se anche si votasse domani (possibilità che non si pone), proprio non si saprebbe a che santo votarsi (in senso letterale) perché, diciamolo pure, questi sono “Quaquaraquà” (quindi soggetti della più infima specie) ma quelli che li hanno preceduti (e che li seguirebbero) nel migliore dei casi non erano e non risulterebbero nulla di più che “Ominicchi”.

Mancano quindi disperatamente “Uomini” e ... persino i “mezz’uomini” … per non parlare poi di possibili candidati alla carica di “Padre e/o Salvatore della Patria”  che ormai mancano all'appello a memoria d'uomo!

In compenso, se a qualcuno fosse sfuggito tale concetto, quasi tutti noi italiani possiamo tranquillamente essere certi di quale sia la nostra collocazione entro la famosa suddivisione dell’umanità proposta e tramandataci dal “Il Giorno della Civetta” di Leonardo Sciascia … noi saremmo esattamente dei "pigliainculo" condizione che accomuna quasi tutti noi cittadini, elettori e non! Questo, ovviamente, a onor del vero e a parziale discolpa del nostro Governo, non da "oggi" e nemmeno solo da "ieri".

 … “A posto stiamo”!

martedì 23 ottobre 2018

Politica e Società: Visioni simboliche di un futuro passato


Chissà perché, mentre rifletto su tutto ciò mi vengono in mente i colori e le forme solo apparentemente assurde degli splendidi quadri di Salvador Dalì ...

Guardo alla politica ed alla società, in particolare quella di casa nostra, con due sentimenti contrastanti.

Il primo sentire è quello che definisco “visione dell’acquario”, si guarda la situazione come se si fosse al di fuori di essa con l’assurda sensazione di assistere a qualcosa di circoscritto, prevedibile ma anche inalterabile. Sei fuori dall'acquario, puoi capire perché la vita si svolge inesorabilmente in un certo verso e puoi intuire l’evoluzione di quel mondo, ma se ciò che vedi non ti piace o se pensi che vada nella direzione sbagliata sei anche consapevole che non puoi fare nulla per modificare quell'ambiente che rimane assolutamente insensibile ad ogni tuo possibile intervento o contributo. Questo tipo di punto di vista genera uno strano stato di atarassia che, da una parte nasconde una buona dose di snobismo dettato dalla presunzione di capire il “gioco”, dall'altra è causa diretta della consapevolezza e della frustrazione di non poter intervenire né cambiare nulla.  Si osserva, si prende nota, tutto rigorosamente da “seduti”, mentre il nostro punto d’osservazione sembra scivolare verso il basso lungo un piano inclinato.

L’altra componente genera uno stato d'animo opposto. Si ha, purtroppo, la spiacevole consapevolezza di essere invece proprio dentro l’acquario e, peggio, si comprende perfettamente di non poter evadere da esso. Questa è la “visione del pesce piccolo”. Il pesce piccolo è permanente in ansia, anche perché si sente un pesce sostanzialmente solitario. Gli sembra di vivere e osservare delle situazioni totalmente assurde e, certamente, vorrebbe quantomeno avere la grazia di una minor consapevolezza. Come per l’osservatore esterno, egli si sente in grado di capire il trend evolutivo dell’ambiente al quale forzosamente si appartiene, ma gli tocca anche prendere atto che la propria oggettiva debolezza finirà per far si che anch'egli sarà trascinato dalla corrente della storia insieme agli altri abitanti dell’acquario senza che si possa fare molto per evitare di finire nei guai insieme e, forse a causa di tutti loro. Da qui discende un irresistibile quanto irrealizzabile desiderio di isolamento e di fuga. Ma dove si potrebbe andare? Purtroppo l’acquario, per definizione, è un luogo piccolo e affollato delimitato da barriere invalicabili, non c’è un angolo, per quanto apparentemente tranquillo dove ci si possa veramente rifugiare e comunque, neppure il mimetismo o persino il dono dell'invisibilità alla lunga servirà a qualcosa!  

venerdì 28 settembre 2018

Manovra e deficit: Dio ci scampi dai populisti! ... qualche ora dopo


Quod erat demostrandum!

Questi gli effetti sulla borsa!

https://www.repubblica.it/economia/2018/09/28/news/borsa_28_settembre_2018-207578910/?ref=RHPPLF-BL-I0-C8-P1-S1.8-T1

Riguardo a questo punto, sono il primo a ribadire che gli scivoloni di borsa non bisognerebbe preoccuparsi troppo purché si tratti di "alti" e "bassi" dovuti alle ansie passeggere del mercato o alla voglia, spesso un po' artificiosa, di creare volatilità e quindi occasioni di guadagno a breve termine.

In questo caso, però, non è il caso di illudersi che queste oscillazioni esprimano solo queste cause.
Il nostro Paese, rispetto ad altri è in crisi, mettiamocelo in testa!  ... o quantomeno, se proprio vogliamo essere ottimisti ad ogni costo e aggrapparci ai risicati segni "più" della nostra asfittica crescita economica, è l'ultimo fra quelli "significativi" in termini di ripresa, questo non da ieri, ma da decadi (in questo l'attuale Governo è sostanzialmente innocente ... Lega a parte, forse!).

Riguardo lo spread poi, le cose sono già molto diverse perché, ricordiamocelo bene, il nostro Stato sul mercato del debito ci deve andare (sennò non copre le sue spese globali) ... e ogni punto di spread in più equivale a maggiori interessi che ci tocca pagare per anni sui nuovi collocamenti!

Tra l'altro il nostro stato di crisi (o di ripresa "asmatica", se preferite) perdura (da tempo) e permane in un momento globalmente difficile e che potrebbe (tocchiamo ferro ... e non solo quello!) dare i natali ad un'ulteriore "sboom" generalizzato. Ad esempio, dall'America, oltre alle notizie trionfalistiche, giungono anche diffusi sussurri iettatori di chi non pensa che le cose vadano esattamente a gonfie vele e che ci sia quantomeno qualcosa di fragile e/o artificioso nell'attuale fase di "massimo" (e si sa che le "altezze" fanno venire le vertigini già di per sé! Con conseguente "voglia" di scendere)! Intanto, per vedere il "gioco", si aspetta la fine sbornia delle elezioni di mezzo termine; nel frattempo ... la Turchia affonda, l'India non ride delle sue sofferenze, la Cina si preoccupa più di un po' delle sue ... Giudicate voi! Ma a me, sembra uno di quei periodi dove si dovrebbe essere più realisti del re e, vista anche la stagione autunnale incombente, "mettere fieno in cascina" anziché rischiare incendiare il fienile!

Il mondo comunque ci osserva pronto a metterci in mora ... anche perché è da parecchio tempo che ci si aspetta da noi qualche soluzione strutturale ai nostri tanti problemi che continua a mancare e che, almeno secondo il mio parere, non assomiglia per nulla al programma economico promosso dall'attuale esecutivo.


Manovra e deficit: Dio ci scampi dai populisti!

La risposta dei mercati alla manovra economica 2018 -2019,

https://www.repubblica.it/economia/2018/09/27/news/def_via_al_vertice_di_governo_bozza_condono_per_cartelle_fino_a_100mila_euro-207527205/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1

non si è fatta attendere:

https://www.repubblica.it/economia/2018/09/28/news/borsa_28_settembre_2018-207578910/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P1-S1.8-T1

Non che bisogna per forza spaventarsi da quelle oscillazioni che, presumibilmente (speriamo!) sono da ascrivere al novero delle semplici "fiammate speculative", risulta chiaro però che il caso Italia è seguito dagli operatori di mercato e che, quella che potremmo definire eufemisticamente come una certa "nonchalance" da parte del nostro Governo riguardo al tema del deficit, viene giudicata con tutt'altra attenzione dal resto del mondo economico-finanziario.

Non giudico quindi l'ideologia alla base di queste scelte (l'ideale di ridurre la povertà è ammirevole), ma sostengo che, al di là delle ideologie, difficilmente si può evitare di fare i conti con il resto del mondo quando da esso, per molti aspetti si dipende!

La "filosofia" del rigore non è quindi necessariamente la scelta giusta, essa però è almeno "rassicurante" per coloro che investono nel nostro Paese e disattenderla costa letteralmente soldi al contribuente (rappresentati dal plus di spread da pagare!).

La scelta del rigore ha poi anche una fortissima valenza politica interna (ma nessun politico vuole digerire tale concetto "carieristicamente" suicida!). Se si concorda infatti sul fatto che i ceti più poveri della popolazione vadano aiutati maggiormente attraverso un sensibile sostegno economico e maggiori opportunità di lavoro e, contemporaneamente, si vuole anche modernizzare il Paese, si dovrà riconoscere che, a tal fine bisogna reperire nuove risorse da destinare a questi obiettivi. Il vincolo del rigore però costringerebbe a reperire le risorse attraverso una radicale politica di taglio delle inefficienze, degli sprechi e dei privilegi (e magari attraverso una politica fiscale che tocchi patrimoni e redditi elevati) e non facendo invece nuovi debiti!

Amara medicina, difficile da mettere in pratica, questo si sa! Chi ci ha provato o ci provasse a metterla in pratica, in democrazia difficilmente verrebbe ringraziato e, soprattutto, rieletto!
L'alternativa però è quella di cullarsi nelle illusioni ... stampare denaro e/o comunque indebitarsi,  sfondando quindi gli argini che ci vengono imposti e che il resto del mondo ritiene cautelativi, alla lunga (ma spesso anche nel breve) non si può fare! Non è un problema di "fattibilità" tecnica infatti, ma di credibilità ... e a noi, faccio notare, nessuno crede!


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venerdì 21 settembre 2018

Penso che il nostro ministro dell'economia si meriti un po' di stima e qualche incoraggiamento!

Premetto che non avevo idea di chi fosse Giovanni Tria prima che divenisse ministro dell'economia e delle finanze nel governo Conte e ammetto che avevo accolto con un certo (non informato e prevenuto) scetticismo la sua nomina.
Ad oggi però, devo riconoscere come egli stia agendo con gran senso di responsabilità nel cercare di mantenere "a posto" i conti pubblici, reggendo alle non indifferenti pressioni di chi, a mio avviso, riguardo a questi temi si dimostra piuttosto irresponsabile (alludo specificatamente a Di Maio e al M5S).

ad esempio:

https://www.repubblica.it/economia/2018/09/20/news/manovra_tria_rassicura_il_parlamento_misure_graduali_e_nel_rispetto_dei_conti_-206946273/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P5-S1.8-T2