lunedì 22 aprile 2013

Scelta del Presidente della Repubblica: Giorgio Napolitano - una soluzione che lascia perplessi


La richiesta fatta a Giorgio Napolitano di tornare in campo come Presidente della Repubblica e la sua elezione mi lasciano sconcertato. Ovviamente, pensando ad altre candidature sono contento, il Presidente, durante il suo intero mandato, ma soprattutto negli ultimi due anni, è forse l’unico soggetto politico che ha dimostrato di avere la “testa sulle spalle”, senso di responsabilità verso il Paese, rispetto per le istituzioni e visione strategica. Gli “altri” invece si sono semplicemente dimostrati incompetenti. Giorgio Napolitano, però è un uomo anziano sulla soglia dei novant’anni e, nonostante tutto, anche la sua figura ha di riflesso subito un offuscamento a seguito del “pasticcio” creatosi a partire delle ultime elezioni. Una figura come lui aveva diritto al riposo e, soprattutto, a non essere coinvolto nelle prossime fasi della nostre tragicomiche che, nel migliore dei casi, saranno travagliate e complicate. E’ comunque penoso e sintomatico che un’intera classe politica si dimostri così immatura, smarrita e infantile dal dover dipendere da un solo uomo.

mercoledì 17 aprile 2013

Scelta del Presidente della Repubblica: Stefano Rodotà - Una buona proposta da M5S


Anche se non posso certo dirmi d’accordo con la linea tenuta dal M5S dopo le ultime elezioni, devo dire che ho apprezzato l’appoggio dal movimento alla candidatura alla carica di Presidente della Repubblica di Stefano Rodotà. Rispetto al resto delle proposte: D’Alema, Prodi, Marini, Gabanelli  ed anche lo stesso Amato, mi sembra che una figura come Rodotà, se non altro in virtù del suo curriculum di studi giurisprudenziali, sia più indicata e equilibrata  per assumere il ruolo di Presidente.  Dal punto di vista personale, aggiungo che, proprio Rodotà si è distinto in passato nel porre in primo piano la questione “morale”, argomento che, stante la situazione, dovrebbe tornare urgentemente di moda.
Fra le sue pubblicazioni, relativamente a questo argomento: “Elogio del Moralismo”, editrice Laterza, ISBN: 978-88-420-9889-8.
 

domenica 7 aprile 2013

Recensione: Il Complesso di Telemaco – Genitori e figli dopo il tramonto del padre


“Il Complesso di Telemaco – Genitori e figli dopo il tramonto del padre”, di Massimo Recalcati, edizioni Feltrinelli, ISBN: 978-88-07-17255-7.
Un libro interessante, scritto però in un linguaggio un po’ difficoltoso per quelli che, come il sottoscritto, non hanno famigliarità con i termini e con le basi della teoria psicoanalitica. L’Autore elabora la sua tesi da una delle formulazioni più note del pensiero freudiano: il complesso di Edipo. A partire da esso, egli espone una teoria che descrive una sorta di evoluzione storica del rapporto fra padri e figli che, partendo dalla figura edipica, rappresentativa del conflitto generazionale, passa attraverso la figura di Narciso che vede quasi una commistione di ruoli e di desideri fra genitori e figli, per pervenire a una nuova figura di figlio, quella di Telemaco. Egli, confuso e spiazzato dalla crisi, deluso dalla caduta delle aspettative e dalla precedente fase narcisistica che ha sconvolto e mescolato il ruolo di entrambe le generazioni, aspetta il ritorno del “padre”, di chi deve riportare l’ordine, visto come ripristino della “Legge della parola”, cioè di quei freni che, posti a contenimento delle nostre pulsioni e passioni, ci umanizzano dandoci il senso del limite e la giustificazione del nostro essere “sociali”.
 Come premesso, si tratta di concetti complessi per chi, come me, ha una conoscenza molto limitata di questi temi e, pertanto, non sono certo di avere colto tutto ciò che l’Autore aveva da dire. Eppure, un messaggio del libro mi è apparso chiarissimo; serve effettivamente un “ritorno”, il ripristino di un patto fra generazioni che permetta ai nostri figli una visione positiva del futuro. La figura di Telemaco incarna in maniera particolarmente evocativa queste legittime aspettative da parte dei nostri figli. E' pero' il riferimento, seppur indiretto, al personaggio di Ulisse quello che mi ha colpito. Il re di Itaca, effettivamente, infine torna dal mare a ripristinare la legge. Anche secondo Omero il suo non è però il ritorno di un eroe, egli giunge in segreto, senza alcuna pompa, senza gli squilli di tromba del settimo cavalleria e in una maniera molto umana e, se vogliamo, molto attuale, porta con sé l’esperienza del marinaio, ma soprattutto quella del naufrago.

lunedì 1 aprile 2013

Recensione: Giustizia per i Ricci


“Giustizia per i Ricci”, titolo originale: “Justice for Hedgehogs”, di Ronald Dworkin, traduzione di Valeria Ottonelli, edizioni Feltrinelli, ISBN: 978-88-07-10489-3.
Il titolo riprende un verso del poeta greco Archiloco secondo il quale: “ la volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una grande”. In conformità a questa immagine, già il filosofo Isaiah Berlin, nel suo saggio omonimo (“il riccio e la volpe”) distingueva fra due grandi famiglie di spiriti: alle volpi appartengono coloro che, forse più eclettici, proseguono molti fini, spesso disgiunti e non di rado in mutua contraddizione; i ricci, invece, s’identificano in chi riconduce tutto a una visione centrale.
L’Autore attraverso una mirabile sintesi del suo pensiero filosofico difende i “ricci” e riporta in auge un’antica tesi: quella dell’”Unità del Valore”, sostenendo la sua applicabilità a tutti quegli aspetti della vita che fanno di noi degli esseri umani compiuti, indipendenti, responsabili, razionali e sociali.
La teoria del Valore viene messa alla prova applicandola a tutto ciò che appare umanamente rilevante: innanzi tutto il concetto di “Verità”, a seguire quelli di “Giustizia”, “Libertà”, “Etica”, “Morale”, “Politica” e di tutte le loro implicazioni più rilevanti riscontrabili sia a livello individuale e personale sia su quello istituzionale, collettivo e sociale.
Bello, forte e confortante il fulcro sul quale si basa tutta questa elaborazione del pensiero, quello che l’Autore definisce come il: “Principio dell’indipendenza metafisica del Valore”, il quale, se da una parte mette al riparo dallo scetticismo morale e da una certa visione nichilista della vita, dall’altra apre la strada a una visione laica della teoria del Valore che evita di scomodare per forza un Dio o un qualche principio originale che si ponga alla base delle nostre percezioni rispetto a ciò che è intrinsecamente “giusto”.
Mi è apparso anche fondamentale ed elegante l’enunciazione del principio di “Responsabilità” declinato nell’opera. Secondo Dworkin, posto che in ogni forma di rapporto sociale non è dato aspettarsi fra diversi soggetti un accordo completo riguardo alle difformi interpretazioni che ognuno può elaborare riguardo alla definizione dei concetti che compongono la teoria del Valore (giustizia, libertà, democrazia, etica, morale, ecc.), serve una teoria della responsabilità morale che abbia una forza sufficiente per affermare almeno quanto segue:
-    “Non siamo d’accordo, ma riconosco l’integrità delle tue argomentazioni. Riconosco la tua responsabilità morale”.
Oppure:
-    “Siamo d’accordo, ma nel formare la tua opinione non sei stato responsabile. E’ solo un caso che entrambi si concordi riguardo a questo concetto”.
In sintesi, la teoria del Valore richiede l’elaborazione personale di una teoria della responsabilità morale che permetta a ogni individuo la creazione di una rete di concetti interpretativi rispetto alle rispettive intime credenze riguardanti i diversi aspetti del Valore. Tale intreccio deve servire al soggetto che l’ha predisposto nel corso del tempo come un filtro per prendere decisioni in campo etico e morale. Una tale trama non ha necessità di reggersi su un principio originario e metafisico (che comunque non viene necessariamente negato!) ma sull’interdipendenza di tutte le sue componenti.  Il filtro dipende dalla nostra vita, dalle nostre esperienze e dalle nostre caratteristiche personali ed è quindi il prodotto, della “storia” soggettiva e personale e della costante tensione evolutiva apportata dall’esperienza e dal rapporto intrattenuto con gli altri soggetti.
Non ho nient’altro da aggiungere sennonché ho trovato questo libro veramente molto bello oltre che ben argomentato. Rispetto a moltissimi aspetti mi trovo completamente d’accordo con l’Autore e trovo la teoria del Valore moderna, razionale e persino consolatoria nonché in linea con quella che potrei definire come “teoria del perfezionamento” alla quale non solo credo fermamente, ma alla quale spero anche di riuscire ad applicarmi.

sabato 30 marzo 2013

Recensione: L'Amore Rubato


“L’amore rubato”, di Dacia Maraini, edizioni Rizzoli, ISBN: 978-88-17-06081-3.
Un libro che con l’amore non centra nulla e che ha come unica virtù quella di ribadire un problema importante.
L’Autore, attraverso otto racconti tratta della violenza sulle donne nelle sue molteplici forme. Il tema è però esposto con superficialità, mediante una serie slegata di brevi, truculenti storie scritte male.

Per fortuna, me l’hanno prestato!

giovedì 28 marzo 2013

Recensione: Orgoglio e Pregiudizio


“Orgoglio e Pregiudizio”, titolo originale: “Pride and Prejudice”, di Jane Austen, traduzione di Barbara Placido,  edizioni La Biblioteca di Repubblica, ISBN: 88-89145-13-7.
La  storia è così nota, che non vale la pena di riassumerla nei particolari. Il libro, pubblicato il 28 gennaio 1813, quindi quasi esattamente duecento anni fa, racconta l’intreccio amoroso fra la giovane Elizabeth Bennet e il Signor (Fitzwilliam) Darcy. Il rapporto tra i due, partito tutto “in salita” a causa del pregiudizio di lei e dell’orgoglio di classe di lui, alla fine, finisce per concludersi con il più classico e completo dei “lieto fine”.
Per quelli come me, per i quali Il titolo del romanzo si intona e suona quasi come un ammonimento, descrivendo esattamente lo stato d’animo con il quale, come  lettore mi ci sono avvicinato, è bene ammettere subito che l’opera della Austen si è rivelata come una piacevolissima sorpresa. Certamente, la trama è si semplice e prevedibile, ma anche briosa e, diciamolo, coinvolgente. Pertanto, per quanto si sappia esattamente come le cose debbano andare a concludersi si finisce per rimanere incollati alle pagine per sapere esattamente come sarà l’esito della vicenda!
Brava Jane Austen!  Non ho idea se a lei debba essere attribuita la maternità della cosiddetta letteratura “rosa”, ma certamente, penso di potermi permettere di affermare che questa scrittrice, indipendente e moderna, ne abbia prodotto un esempio notevole in tempi non sospetti. Il mio istinto mi suggerisce anche che ci sia molto di lei e della sua visione del mondo dietro il bello sguardo, luminoso,  indagatore ma vagamente canzonatorio, della protagonista Elizabeth.

lunedì 18 marzo 2013

Recensione: Principe di questo Mondo – Il Diavolo in Occidente


“Principe di questo Mondo – Il Diavolo in Occidente”, di Tullio Gregory, edizioni Laterza, ISBN: 978-88-58106549.
Il tema di questi libro è il Diavolo e, in termini più generali il ruolo e la presenza di angeli e demoni nella spiegazione metafisica del Male secondo il pensiero cristiano. Fin dalle origini, il cristianesimo, fu influenzato dalla cultura misterica di derivazione ebraica e, più in generale, mediorientale, per esempio attraverso il mazdeismo. Secondo la tradizione di tutte queste credenze monoteistiche esiste un principio di corruzione dell’opera originaria del Creatore che spiega la presenza del male sulla Terra. Comunque sia interpretata l’origine di Satana/Lucifero, sia esso l’angelo caduto per il peccato di orgoglio nei confronti di Dio all’atto della creazione e prima dell’esistenza stessa del Tempo, secondo la visione agostiniana; oppure, sia esso parte delle schiere di angeli corrotte dall’unione con le figlie degli uomini, seguendo uno dei filoni di derivazione ebraica; o ancora, sia esso il Demiurgo, frutto di un’aberrazione di uno degli eoni, come avviene invece secondo il pensiero gnostico, a esso viene attribuita la signoria su “Questo Mondo”, dalla quale il genere umano può essere sollevato solo a seguito dell’avvento del Cristo.
Il tema e la presenza del Diavolo, che agisce direttamente o attraverso schiere di demoni, per sviare l’azione salvifica del cristianesimo, è dunque da sempre centrale nel pensiero cristiano e soprattutto nell’agiografia, che descrive la lotta quotidiana dei Santi contro le malie del demonio. Esso rimarrà prevalente almeno fino all’avvento dell’Illuminismo e del pensiero scientifico, peraltro, anch’esso visto da una parte della dottrina cristiana come strumento del diavolo per allontanare il genere umano dalla contemplazione di Dio.
Andando direttamente a un giudizio sul libro, posso dire di aver trovato al suo interno molti elementi d’indubbio interesse. Esso può essere preso in considerazione come valida base di partenza per altri approfondimenti però, personalmente, l’ho trovato troppo sintetico e, per alcuni versi, un po’ frammentario.