mercoledì 14 maggio 2025

Recensione: Russia – Storia di un impero euroasiatico

 

"Russia – Storia di un impero euroasiatico”, di Aldo Ferrari; edizioni Mondadori; Isbn 978-88-04-76439-7.

Bella panoramica completa della storia della Russia dalle origini del Rus’ di Kiev (a partire circa dal VII secolo d.C.) fino ai giorni nostri.

L’opera, a mio avviso perfettamente bilanciata, riesce a combinare più di mille anni di storia in una sintesi interessante e completa del carattere di questa nazione (termine forse improprio, data la composizione multiculturale e multietnica della Federazione) che risulta veramente così particolare; vero ponte fra Est e Ovest di un territorio immenso e variegato, l’Eurasia.

Le chiavi di lettura fornite dall’Autore spiegano anche efficacemente il permanere di amore-odio, repulsione-attrazione, chiusura-apertura che caratterizza da secoli il rapporto fra la Russia e il resto dell’Europa.

La particolare collocazione e composizione territoriale della Russia ne spiega infatti il “carattere”, le aspirazioni (spesso non comprese in campo “Occidentale”!) le crisi e le trasformazioni.

Molto interessante la parte moderna della storia della Russia (intesa in senso largo, prima di impero russo, poi di URSS, poi di Federazione Russa) che contribuisce a rendere chiaro il punto di vista russo e la radice dell’attuale fase di attrito con il resto dell’Occidente.

Ci si rende conto che, soprattutto a partire dalla crisi dell’URSS (a partire dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989) l’Occidente non è riuscito a cogliere una grandissima e forse irripetibile occasione per integrarsi pacificamente con questi immensi territori per “noi” potenzialmente così sinergici.

Quello che è purtroppo chiaro è che non sarà facile trovare un modo per spegnere l’attuale fase conflittuale e ripartire su delle basi stabili e condivise di reciproca fiducia ed utilità; eppure, ne varrebbe la pena a beneficio di tutte le parti in causa!

venerdì 28 marzo 2025

Recensione: M. L’ora del destino

 

"M. L’ora del destino”, di Antonio Scurati; edizioni Bompiani; Isbn 978-88-301-0497-6.

Quarto libro della saga che vede protagonista Benito Mussolini.

Il romanzo copre la prima parte del periodo bellico, dalla dichiarazione di guerra fino all’arresto di Mussolini avvenuto nel 1943 a seguito del voto del Gran Consiglio del fascismo dove fu approvato “l’ordine del giorno Grandi” che, sconfessando l’operato del dittatore, portò all’arresto di Mussolini, al ritorno dell’applicazione dello Statuto e alla costituzione del governo a guida del maresciallo Badoglio.

Bel libro come i precedenti e altrettanto ben documentato.

Ovviamente si tratta di una lettura un po’ masochistica e assai irritante per il lettore che, nonostante sia ben conscio di tutti gli esiti della vicenda, ancora non riesce a capacitarsi di fronte all’incapacità e all’inettitudine di tutta l’élite politica e militare dell’epoca, né riesce a rassegnarsi di fronte al pressapochismo, alla noncuranza e alla criminale leggerezza con le quali ci si avventurò in un conflitto globale con la consapevolezza di essere completamente impreparati.

Ad ogni capitolo della vicenda rimane l’amara consapevolezza che si dovesse spegnere la Marcia su Roma a cannonate e forse avremmo avuto una storia diversa e sperabilmente migliore! Tutto il resto fu solo un piano inclinato fino allo strapiombo…

venerdì 7 febbraio 2025

Recensione: C’era una volta Gaza – Vita e morte del popolo palestinese

 

"C’era una volta Gaza – Vita e morte del popolo palestinese”, di Valerio Nicolosi; edizioni Rizzoli; Isbn 978-88-17-19019-0.

L’Autore descrive attraverso le sue esperienze dirette la situazione di Gaza, Cisgiordania, Gerusalemme Est e Libano dando visione delle indubbie ragioni che sussistono di parte del popolo palestinese.

Il quadro che ne esce è tanto tragico quanto ovvio e riporta la situazione di distruzione e privazione dei diritti che caratterizza queste aree.

Chiaramente il resoconto è toccante ed è l’ennesima dimostrazione di come sia difficile individuare una soluzione soddisfacente per addivenire ad una soluzione equa e bilanciata che metta d’accordo le istanze di sicurezza e il diritto di sopravvivenza dello Stato d’Israele con quelle altrettanto valide del popolo palestinese.

A titolo personale ritengo che gli Accordi di Oslo costituissero una buona base di partenza per intraprendere il difficile cammino verso la pace e la convivenza, essi però hanno lasciato non pochi punti irrisolti (Es.: confini; questione dei coloni; limiti, estensione e autonomia dell’autorità politica palestinese; ecc.) e non sembra che esista una vera volontà politica internazionale e delle parti in causa per permetterne un’attuazione sostanziale degli stessi ed un’evoluzione degli accordi che faccia migliorare la situazione.

Quello che a me sembra chiaro è che la situazione non migliorerà senza un intervento esterno più incisivo che, sostanzialmente, obblighi le parti ad intraprendere un percorso di riappacificazione “sotto tutela” che sarebbe necessariamente lungo.

In questo momento, invece, prevale la “legge del più forte” e, la cattiva notizia per il popolo palestinese è che il più forte è indubbiamente lo Stato d’Israele.

martedì 4 febbraio 2025

MAGA, MEGA e ...!

... FIGA!

 Il mio collega Guido Montagnani (spero che non si offenda nel vedersi tirato in ballo!) merita a mio avviso di essere citato per la dimostrazione di creatività.

Guido è a mio vedere un milanese doc, di quelli, ormai forse un po' rari,  che rappresentano il lato colto, piacevole, profondo e per questo spesso inatteso di questa città che, non troppo nascostamente, noi torinesi invidiamo.

Siamo a Milano, questo è importante dirlo, perché ai milanesi,  contrariamente a noi "trans-ticinici", l'uso della parola "f**a" come intercalare viene spesso naturale.

In una rapida pausa pranzo, appunto "alla milanese",  dove in pochi minuti si parla a mitraglia mescolando il faceto a molti temi "seri", si finisce spesso per cercare di salvare l'Italia (rimaniamo un popolo di allenatori mancati!), nel nostro caso ci accingevamo anche a salvare l'Europa e soprattutto la "sinistra" dalla deriva destrorsa a cui siamo (ci hanno) condannati.

Si toccano temi importanti: il declino industriale, il clima bellicista, le sanzioni nell'aria, gli effetti della cultura woke, il tema dei migranti ... e infine si arriva agli slogan:
Parto io: "certo che Munsk con il suo MEGA (Make Europe great again) l'ha pensata giusta e suona anche meglio del Trumpiano MAGA (Make America great again)!".

Risponde lui: "Vuoi mettere però FIGA (Facciamo l'Italia grande ancora)!".

... un nanosecondo di silenzio per assimilare lo slogan e poi giù grosse, triviali, gender scorrect risate italiche!!!

... un retropensiero ... con questo slogan Vannacci "spaccherebbe"!

domenica 19 gennaio 2025

Recensione: Grazie Occidente!

 

"Grazie Occidente!”; di Federico Rampini; edizioni Mondadori; Isbn 978-88-04-77645-1.

Un Saggio che arriva come una ventata di aria fresca a spazzare depressione, sensi di colpa e masochismo in cui sembra crogiolarsi una parte della nostra opinione pubblica (soprattutto di sinistra!) e restituisce la consapevolezza di quanto bene abbiamo fatto a questo Mondo senza negare, dall’altra parte, le nostre tante mancanze e malefatte.

Beh! Nessuno è perfetto e neanche la società Occidentale lo è, di questo, dovremmo esserne certi; forse però potremmo quasi affermare di essere i “meno peggio” e forse, ci dimentichiamo ormai troppo spesso di quanto invece le altre civiltà ci debbano sia sul piano del progresso culturale, sociale e tecnologico; soprattutto, ci dimentichiamo che la bilancia fra bene e male pende a nostro favore e sarebbe proprio il caso di rivendicare tale bilancio con orgoglio.

Per chi è preso dal dubbio che siamo condannati alla decadenza e all’espiazione in quanto soprattutto rei di chissà quale nefandezza e torto verso chicchessia, la lettura può perfettamente prestarsi per un salutare ripasso e come terapia antidepressiva; poi ognuno può continuare a pensarla come vuole.

Personalmente non avevo bisogno dell’eccellente riassunto dei nostri meriti e neppure della saggia elencazione dei nostri problemi e delle nostre derive (il libro mi è stato infatti regalato), purtuttavia l’ho letto volentieri e sono lieto di raccomandarne a tutti la lettura.

Bravo Rampini!

giovedì 7 novembre 2024

TRUMP vs HARRIS LOGICA E RAGIONI DI UNO SPOSTAMENTO A DESTRA

 

Sui quotidiani fioccano le analisi sul risultato delle elezioni americane; la mia sensazione è che queste “analisi” riflettano scenari obbiettivamente scontati che non sorprendono più nessuno, esattamente come non dovrebbe stupire l’evidente spostamento a destra dell’elettorato.

Ci si continua a chiedere: perché succede? Perché succede negli USA? Ma anche, e prima che laggiù, perché succede anche nella maggior parte dell’Occidente democratico?

Il discorso è trito e le ragioni sono, a parer mio, evidenti e già varie volte elencate. In generale possiamo parlare di crisi dell’Occidente e del nostro modello sociale e democratico, se però scorressimo un elenco puntuale di ragioni più esplicite, questo sarebbe molto lungo, assai concreto ed anche, nei dettagli, sostanzialmente un po’ contraddittorio (nel senso che ci si lamenta di tutto e del suo contrario!). Anche   quello che posso produrre io qui sotto non sarebbe per nulla omnicomprensivo; per esempio, anche facendo un elenco “alla rinfusa”, viene subito in mente:

  •  Situazione economica (inflazione, scarso sviluppo, polarizzazione dei redditi, bassi salari, carenza abitativa di qualità e costi accessibili …).
  • Sperequazione fiscale (leggetevi ad esempio l’analisi del “Corriere” sulle percentuali dei contribuenti in Italia e sulle fasce di reddito che effettivamente sono chiamate a coprire il nostro fabbisogno!).
  • Emigrazione (… e nessi “percepiti” con la criminalità).
  • Criminalità (… e nessi “percepiti” con l’emigrazione).
  • Pensioni, asimmetria demografica, polarizzazione “anagrafica” della ricchezza.
  • Crisi del sistema sanitario, scolastico e/o di welfare.
  • Ideologia “Woke” (percepita da molti, quanto meno come “poco intuitiva”, e dai più come una “grossa e inutile rottura di c*****i della quale si può fare anche a meno!).
  • Burocrazia (… soprattutto europea) percepita come inutile, farraginosa, ingombrante, saccente, clientelare, ma soprattutto costosa e per giunta arrogante.
  •  Sistemi politici e modelli elettorali niente affatto “democratici” (uninominale, mancanza di preferenze, mancanza di selezione della base politica, …).
  •  Ecc., ecc., ecc., ecc., ecc., ecc., …

Può la destra risolvere tutti questi problemi?

Presumibilmente no (e la sinistra invece? … qui sta il punto, per l’elettore)!  La maggior parte degli elettori sono stanchi, disillusi ed arrabbiati e la destra ha almeno il “merito” (fra virgolette, appunto!) di essere populista parlando alla pancia della gente spesso fornendo soluzioni semplici a problemi difficili (il che ovviamente difficilmente funziona! Ma chissene …) e diciamolo, magari mentendo più o meno consciamente. La sinistra però, ormai de fatto è troppo “intellettuale” (e saccente), o quantomeno è percepita come tale; si è dimostrata poi gestionalmente altrettanto incapace della destra e, ha pure perso il suo primato (supposto) in termini di onestà; in sintesi, viene ritenuta una “casta” totalmente scollata dalla realtà. Dialetticamente poi non è manco più in grado di mentire/millantare/promettere alcunché come invece era capacissima di fare in passato quando prometteva il “bel sol dell’avvenire” (che ancora aspettiamo 😊) e quando era sì lei la corrente “popolare” e, diciamolo, populista del mazzo. Diciamolo, ormai risulta in sintesi “antipatica” e snob.

In ultima analisi, è abbastanza chiaro a tutti (in fondo anche noi elettori non siamo del tutto stupidi!) che i problemi veri non li risolverà né la destra né la sinistra, ed il vero problema è che essi rimangono lì! Nel frattempo, si vivacchia alla giornata facendo ed ascoltando qualche chiacchiera da bar e porgendo orecchio al canto delle sirene … e la destra vince perché almeno si dimostra “omeopatica” e capace di fornire all’elettore un temporaneo effetto placebo; la sinistra è invece ormai troppo “elitaria” e manco quello sa più fare!

domenica 8 settembre 2024

Recensione: Naufragio

 "Naufragio”; titolo originale: “Naufrage”; di Vincent Delecroix, traduzione di Fabrizio Di Majo; edizioni Clicy; Isbn 9791255510932.

Il romanzo si ispira ad una storia vera avvenuta nel canale della Manica nel 2021; detto ciò, possono notarsi somiglianze con altri fatti simili; ad esempio, sarà un caso, ma l’immagine di copertina è la stessa che in molti quotidiani ha accompagnato la cronaca degli eventi legati al naufragio di Cutro avvenuto lungo le coste italiane nel febbraio del 2023.

In due parole quindi, una tragedia “ordinaria” di migranti affogati nel tentativo di raggiungere l’Europa; finiti male (e anche questo non è poi così raro!) per il ritardo dei soccorsi dovuto non solo al rimpallo fra capitanerie di porto (in questo caso, francesi e inglesi) ma anche, in questo caso, in ragione della leggerezza/stanchezza di un operatore, che, infatti, verrà indagato per appurare un eventuale suo comportamento omissivo.

La parte preponderante ed iniziale del romanzo descrive, durante l’interrogatorio condotto da un ufficiale di marina, i pensieri dell’operatore chiamato a rispondere del mancato invio dei soccorsi. In una parte successiva, viene invece descritta la situazione, progressivamente sempre più critica, dal punto di vista dei migranti (e questa, penso, non è difficile da immaginare!).

Che dire quindi? A basarsi sulle informazioni di copertina mi sarei aspettato chissà quale capolavoro e invece, un po’ mi vergogno a scriverlo, ho trovato la parte introspettiva, ovvero quella che doveva spiegare al lettore le ragioni se non le giustificazioni del protagonista, assai noiosa, logicamente e razionalmente incomprensibile e, in sintesi, francamente strampalata. Più precisamente, nessuna risposta alla domanda: “Perché non hai inviato i soccorsi?” … nessuna ragione intellegibile, nessun piano malvagio, solo pensieri confusi!

Conclusione? Boh, forse la marina francese dovrebbe migliorare i suoi criteri di selezione e test psicoattitudinali ….