venerdì 19 aprile 2019

"Chapeau"! ... per la scrittrice Michela Murgia

Non sono un gran fan della scrittrice  Michela Murgia.

Direi anzi, che non so praticamente nulla di lei.
La conosco solo attraverso il suo libro "Istruzioni per diventare fascisti", il quale, per altro, staziona da mesi sul mio comodino perché, francamente, non riesco a finirlo (anche se ho l'attenuante di aver trovato un'alternativa più interessante ... senza offesa alla Murgia!)!

Se quindi, avessi dovuto giudicarla prima di questo fatto, e solo in virtù di quanto ho letto, temo che avrei rischiato di fare una figuraccia tale e quale a quella capitata al malaccorto Salvini (ho avuto, penso, un po' il suo medesimo pensiero, mi scoccia ammetterlo, mentre leggevo la prima parte del libro!). Comunque, certamente lui sembra aver trovato pane per i propri denti con quella signora ... e di questo, invece, sono contentissimo:

https://www.lastampa.it/2019/04/18/italia/salvini-d-della-snob-alla-murgia-lei-confronta-i-curriculum-io-studentessa-lavoratrice-e-cameriera-lei-SRfes7475cIl5JhgfUS4wJ/pagina.html

Non conosco bene come si sia originata la vicenda, però devo ammettere che la scrittrice è riuscita a difendersi molto bene dall'accusa di "intellettualismo snob" mossagli dal povero politico!
Tra l'altro, con tutto ciò, si è anche guadagnata (per quel che vale) anche un certa stima da parte del sottoscritto proprio a  fronte del suo CV che, visti i risultati conseguiti, le fa veramente onore.

Farò certamente uno sforzo per finire il libro! Quantomeno in segno di rispetto.


"Chapeau",  Sig.ra Murgia!

lunedì 1 aprile 2019

"Ordine e Armonia": in Giappone sorge l'alba di una nuova era. Auguri!

Reiwa, "Ordine e Armonia" sarà il sigillo della nuova era imperiale del Giappone:

https://www.repubblica.it/esteri/2019/04/01/news/giappone_reiwa_e_il_nome_della_nuova_era_dell_imperatore_naruhito-222997793/?ref=RHPPRB-BH-I0-C4-P2-S1.4-T1

il nuovo ciclo avrà inizio dal prossimo 1° maggio.

Faccio i miei migliori auguri al popolo giapponese e spero sinceramente che il messaggio prescelto sia di buon auspicio e non nasconda insidie (come spesso succede quando si pone troppa enfasi al termine "Ordine"). Personalmente spero soprattutto nei benefici effetti del secondo kanji, l'l"Armonia", augurandomi che essa si irradi anche al di fuori del Giappone :-).


venerdì 22 marzo 2019

Brexit l'ipocrita storia infinita

Ancora compromessi con la Brexit:

https://www.repubblica.it/esteri/2019/03/22/news/brexit_tusk_tutte_le_opzioni_aperte_per_londra_fino_al_12_aprile_may_lasceremo_l_ue_-222198261/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S1.8-T1

https://www.repubblica.it/esteri/2019/03/22/news/brexit_l_ultima_chance_di_theresa_may-222199974/?ref=RHPPLF-BH-I0-C8-P2-S2.5-T1

gli inglesi avranno tempo fino al 12 aprile per scegliere le modalità d'uscita e, soprattutto, per chiedere un rinvio. Quest'ultima ipotesi sarebbe una sciagura perché aprirebbe la strada e darebbe il tempo per proporre un nuovo referendum per ribaltare l'esito del precedente.

Personalmente, ritengo che gli si stia lasciando troppo spazio perché, alla lunga, sono convinto che sia meglio un'Europa senza Inghilterra (non parlo invece di Scozia e Irlanda) e sono anche convinto che il prezzo da pagare per ottenere ciò valga anche gli effetti negativi che inevitabilmente   interesserebbero anche noi.
Niente contro il popolo inglese, per carità (che comunque ottiene ciò che merita perché riesce ad essere "bue" come forse solo quello italico riesce ad esserlo!), ma una semplice riflessione basata sulla storia recente ed antica: l'Inghilterra (sarebbe meglio dire, "I governi inglesi") mai ha voluto un'Europa politicamente unita e mai la vorrà! Loro hanno sempre remano contro in nome dei loro esclusivi interessi e distinguo.

Se vogliamo progredire quindi, ed è chiaro a tutti che l'attuale assetto è ben lungi dall'essere perfetto, è necessario disfarsi dei collabori infedeli. Loro lo sono!

martedì 12 marzo 2019

Vita da pastori


Incuriosito dalle diffuse proteste degli allevatori in Sardegna per il basso costo pagato ai produttori di latte mi sono imbattuto in quest'articolo e video del Corriere che, mi sembra, spieghi bene il punto: 

https://www.corriere.it/video-articoli/2019/03/12/mio-giorno-pastore-sardo-16-ore-lavoro-20-euro/3b3e03ae-4252-11e9-95b9-e83ec3332214.shtml?intcmp=video_wall_hp&vclk=videowall%7Cmio-giorno-pastore-sardo-16-ore-lavoro-20-euro

Il video racconta la giornata tipo di un pastore; in sintesi, molto impegno e poco guadagno!
Invece l'articolo, un po' fra le righe forse, lascia intravvedere maggiormente il problema che poi, non è altri che il "solito" problema che affligge la produzione agricola in questo e altri settori.

Il nodo della vicenda mi sembra ruoti intorno al rapporto di forza sbilanciato fra i produttori di latte, i caseifici e la distribuzione (stesso problema che affligge anche il mercato del latte vaccino, mi sembra). In questo "trittico" il produttore di latte risulta essere la pedina più debole, ovvero quella che subisce la pressione da parte degli altri agenti della filiera.

In questo gioco, forse potrebbe anche assumere un ruolo maggiormente responsabile anche il consumatore che, magari sarebbe anche disponibile ad accettare un incremento dei costi a suo carico a fronte di un prodotto certificato e garantito rispetto alle materie prime d'origine.

Io personalmente, però sarei propenso a proporre un passo ulteriore, proponendo un'etichetta "intelligente" che:
- non solo specifichi l'origine di tutte le materie prime impiegate;
- ma soprattutto "spacchi" il prezzo finale riportando in evidenza il prezzo pagato al produttore e quello applicato in dettaglio nei successivi passaggi produttivi e distributivi.

In questo modo ci sarebbe la possibilità di capire maggiormente, di fronte a prodotti apparentemente simili, quali parte della "filiera" si voglia premiare maggiormente.





venerdì 1 marzo 2019

Analisi Costi - Benefici: Il balletto dei conteggi e dei riconteggi

Vedo queste cose sui giornali, ad esempio la Stampa di oggi:

https://www.lastampa.it/2019/03/01/italia/aggiornata-la-costibenefici-considerando-le-maxipenali-il-saldo-dellopera-positivo-5ij2Ura9lwfKojih3XpbaL/pagina.html

... e proprio mi deprimo! Che ignobile balletto!

Ma prima di parlarne, però, mi tocca ricapitolare ...

Mi sono sempre dichiarato un "tiepido pro TAV"!

Mai troppo convinto dell'assoluta necessità dell'opera (e anche un po' simpatetico con il legittimo scorno dei Valsusini), ho continuato ad avere il dubbio (meramente filosofico, poiché non sono un tecnico!) che essa avrebbe potuto essere realizzata in maniera meno invasiva per la valle al costo, forse, della perdita  di qualche kmh di velocità di punta, attraverso un mix diverso che combinasse  tratti nuovi e parti ristrutturate... Penso che il dubbio rimarrà, ma andiamo oltre!
Riposto questo tarlo in un cantuccio della mente, all'opposto, sono sempre stato genericamente a favore di opere che favorissero il collegamento di persone e merci.
Questa propensione verso la "connettività", lo riconosco, è sostanzialmente dogmatica e pregiudiziale e, penso, trovi origine da quanto insegnatomi nell'ambito delle mie frequentazioni giovanili dei corsi di "geografia economica" presso l'Università di Torino.
La sintesi personale (e semplicistica) di tali insegnamenti è la seguente: "Traccia una linea di collegamento sensata fra due punti di rilevanza economica e, in tali punti, nonché lungo la linea, l'economia crescerà!". Il corollario che ne segue, che vedremo, è assai importante in questa storia, recita nella mia mente: " ...  e i benefici cresceranno anche di più di quanto credi!".
Tutto ciò, mi rendo conto, risulta estremamente dogmatico e pregiudiziale, ma riguardo a ciò ho il conforto che spesso si sia dimostrato fondato sulla base delle valutazioni ex-post di molte grandi opere; a partire dal collegamento delle coste Est e Ovest degli USA (beh, dai non esageriamo con i paragoni!), per rimanere più sulle dimensioni e sulle esperienze nostrane, ad esempio a proposito del "Cavouriano" Frejus, oppure ancora, citando fatti più recenti, ad esempio per ciò che riguarda il tunnel sotto la Manica.

Dichiarata la personale scelta di campo però, adesso mi tocca stigmatizzare Il balletto ipocrita che si svolge intorno all'analisi costi-benefici della TAV fatta, voluta e disfatta dai diversi soggetti del nostro attuale imbelle e indegno governo, il quale, riesce a sfigurare persino rispetto a quelli, non proprio entusiasmanti, che lo hanno preceduto.

Ma abbiate un po' di dignità!

Non avete avuto "le palle" per bocciare la TAV sulla base del vostro programma politico (almeno quello M5S),  cosa che avrei stigmatizzato, ma che avrei trovato almeno coerente. Ora, dopo aver prodotto un'analisi di parte (che cosa c'entravano i costi di Francia e Europa sul nostro bilancio costi-benefici?), cercate di raddrizzarne maldestramente i risultati per arrivare ad affermare, se non proprio l'opposto, almeno la sostanziale "indifferenza" rispetto al fare o non fare?!
L'obiettivo di questo teatrino sembra chiaro! Ormai, parrebbe che la TAV "sia da farsi" (bene! Meglio tardi che mai) e, tutto ciò non ha più nulla a che vedere con i conti dell'erario e il consumo di territorio e l'ecologia della Nazione, ma più prosaicamente, con l'esigenza di tenere in piedi la sempre più traballante alleanza fra M5S e Lega (sempre più partito del "cemento") e salvare almeno un po' di faccia verso l'elettorato M5S.

Che ciarlatani alla Totò! ... sappiate però che, risulta chiaro a tutti che siete solo una manica di BUFFONI!

giovedì 7 febbraio 2019

Recensione (ITA): Fanteria dello Spazio


Fanteria dello spazio"; di Robert A. Heinlein, edizione kindle.

Juan Rico è il giovane protagonista di questo famoso romanzo di fantascienza: Egli vive in un futuro prossimo (rispetto agli anni '60 del XX secolo!) In un mondo unificato e pacificato ma minacciato da una razza aliena di insetti.
La pace e l'ordine sulla Terra sono stati ottenuti (e restaurati) a seguito di una devastante guerra mondiale grazie all'iniziativa di alcuni veterani che hanno imposto un nuovo ordine politico basato su una forma elitaria di democrazia, che conferisce solo ai "cittadini" un certo insieme di "diritti" (per esempio il diritto attivo e passivo del voto). Per acquisire lo status di "cittadino" è necessario prestare, su base volontaria, almeno un turno di servizio militare (come minimo biennale).

Rampollo di una ricca famiglia, il giovane Rico sceglie di arruolarsi come volontario in MI (fanteria mobile) contro l’opinione dei suoi genitori e, da lì in poi, fondamentalmente, il romanzo racconta la progressiva trasformazione morale di un giovane e frivolo diciottenne in un “vero uomo”, prima attraverso un percorso di addestramento militare molto duro e selettivo, poi come risultato degli eventi bellici in cui si troverà coinvolto.

Costantemente sullo sfondo, come mentore dell’aspirante cittadino si staglia la figura e il ricordo di un ex professore di liceo, insegnante di storia e filosofia morale (cattedra riservata ai soli “cittadini”, ovvero ad ex militari!) e ex ufficiale della MI al quale viene spesso demandato il ruolo di interprete e relatore dell’utopia politica proposta dall’Autore.

Venendo al mio giudizio riguardo al romanzo, devo dire che ho trovato molto difficile stabilire esattamente il mio livello di gradimento dello stesso.

Premetto che ne avevo sentito parlare fin dalla mia adolescenza (quindi quasi 40 anni fa!) come di un caso “politico” (un po’ come successe in Italia al “Signore degli Anelli” di Tolkien) che divideva regolarmente i lettori fra detrattori, appartenenti alla “sinistra” e ferventi elogiatori che, invariabilmente, orbitavano politicamente a “destra”.

In effetti, a lettura ultimata, una delle cose che mi ha lasciato perplesso è che l'Autore abbia dedicato più tempo a spiegare la sua visione politica e il difficile percorso che porta il protagonista a comprenderla in pieno, rispetto a quanto invece sia effettivamente rilevante la vicenda in sé. La trama e, in particolare la guerra galattica mi sono sembrati, infatti piuttosto irrilevanti rispetto alla presentazione del modello sociale proposto da Heinlein e la sensazione è rimasta tale anche dopo aver riflettuto sul fatto che, in fondo, le utopie e/o le distopie costituiscano spesso una “valuta corrente” in SF, normalmente utilizzate per strutturare l’ambientazione di fondo entro la quale si svolge la vicenda.
Qui, al contrario, l'impressione è che la storia personale del protagonista e la guerra degli insetti siano solo una scusa per descrivere un'alternativa politica e filosofica.

Quindi alla fine posso dire:
1) Interessante come punto di vista politico e filosofico; anche se non sono sicuro che sarei d'accordo riguardo all'applicazione di un tale modello politico-sociale che appare, effettivamente abbastanza “destrorso”.
2) Non molto coinvolgente come storia di fantascienza in sé (l’adrenalina non scorre!).

mercoledì 6 febbraio 2019

Recensione (ENG): Starship Troopers


“Starship Troopers”; di Robert A.Heinlein, kindle edition

The protagonist of this well-known SF’s novel is Juan Rico who lives in a near future (compared to the sixties of the twentieth century!) in a unified and pacified world but threatened by an alien bugs-like race.

Peace and order have been obtained (and restored) after a devasting world war thanks to the initiative of some veterans who enforced a new order based on an elitist form of democracy that bestows only to "citizens” a certain set of “rights” (for example the active and passive right of voting). A “citizen” is one who has carried on the military service.

Son of a rich family, the young Rico, contrary to the opinion of his parents, chooses to enlist as a volunteer in MI (mobile infantry).

Basically, the novel tells the transformation of a frivolous eighteen young man in a real one, first through a very hard and selective military training, then as a result of the war events in which it will be involved.

From my point of view, it is very difficult to judge this novel.
One of the things that left me puzzled is that the author has spent more time explaining his political vision and the difficult path that leads the protagonist to understand it, compared to what he has told of the story itself and, of the war events.
Basically, even if utopias or dystopias are a common currency in SF, they normally form the background and not the main topic of the story. Here, on the contrary, the impression is that the personal story of the protagonist and the Bugs war are just an excuse to describe a political and philosophical alternative.

So, at the end I can say:
1) Interesting as a political and philosophical point of view (even if I am not sure I would agree!).
2) Not very engaging as a SF story.