mercoledì 14 gennaio 2026

Recensione: Atene 403 Una storia corale

 

"Atene 403 Una storia corale”; titolo originale: ”Athènes 403. Une histoire chorale”; di Vincent Azoulay e Paulin Ismard, traduzione di Luca Bianco; edizioni Einaudi; Isbn 978-88-06-26612-7.

Gli Autori si soffermano ad analizzare il delicato periodo storico che, per Atene, copre gli ultimi anni del quarto secolo a.C. e il primo decennio del terzo secolo.

Atene, nel 404 a.C, viene definitivamente sconfitta nella guerra del Peloponneso e subisce le pesanti condizioni di pace di Sparta che, tra l’altro, prevedono l’introduzione di un regime oligarchico e l’abolizione della democrazia.

Il regime dei “trenta tiranni” durerà circa otto mesi e sarà caratterizzato dalla contrapposizione delle figure di Teramene, più moderato, e Crizia, fautore di una crescente radicalizzazione che porterà alla guerra civile e, infine, alla sconfitta militare dell’oligarchia ad opera di Trasibulo.

Il Saggio, di per sé interessante sul piano della ricerca documentale, si sofferma sulla difficile opera di pacificazione che seguirà la fine della guerra civile prendendo a riferimento tutta una serie di figure chiave (sacerdotesse, meteci, schiavi e altre categorie di cittadini) e analizzando le cronache “giudiziarie” che li vedranno protagonisti oppure i loro ruoli istituzionali.

Un aspetto peculiare del Saggio è che spiega molto del contesto attraverso il ricorso alle figure e ruoli della coreutica greca; personalmente ho trovato che questo approccio costituisca un po’ una forzatura e non sono sicuro che questa scelta contribuisca a rendere le spiegazioni più chiare, anzi …

Recensione: Se noi bruciamo – Dieci anni di rivolte senza rivoluzione

 "Se noi bruciamo – Dieci anni di rivolte senza rivoluzione”; titolo originale: ”If We Burn: The Mass and the Missing Revolution”; di Vincent Bevins, traduzione di Maddalena Ferrara; edizioni Einaudi; Isbn 978-88-06-26397-3.

L’Autore rivisita una serie di intensi moti di piazza avvenuti per lo più nel primo decennio del ventunesimo secolo: Piazza Tahrir al Cairo, Gezi Park in Turchia, le rivolte in Brasile per il caro trasporti, seguite da quelle cilene; quindi, Hong Kong con la “rivolta degli ombrelli” e Piazza Maidan in Ucraina o la “rivolta del gelsomini” in Tunisia e tante altre ancora, dove, soprattutto i più giovani, hanno cercato di far sentire la propria voce e a cambiare gli equilibri di potere.

Quasi tutte queste esplosioni di protesta sono state caratterizzate soprattutto da moti spontanei organizzati “dal basso”, magari con l’ausilio degli strumenti della rete; hanno ottenuto mediamente nessun o pochi risultati e sono state rapidamente represse e riassorbite. Secondo l’Autore, la ragione di tanti insuccessi sta proprio nell’incapacità nel sapersi trasformare da semplici movimenti di protesta acefali in catalizzatori di organizzazioni politiche concrete sulla base di mandati chiari e rappresentanti ben definiti. In sintesi, proprio la volontà di essere “orizzontali”, “spontanei” e privi di una leadership che potesse assumere un ruolo interlocutorio con le autorità ha tagliato le gambe a tutti questi movimenti finendo per esaurirli.

Un bel libro e una bella analisi, della quale, si dovrebbe tenere debito conto.

Nota: Ora, nel 2026, mentre in Nepal le proteste della generazione Z sembrano aver veramente prodotto dei cambiamenti (si vedranno i risultati delle elezioni a marzo!).

È invece esplosa la situazione in Iran, dove i moti di protesta potrebbero veramente portare ad una vera e propria rivoluzione. Anche in questo caso però, c’è purtroppo da notare che, al momento, non è emersa nessuna figura politica capace di contrapporsi alla vecchia leadership; personalmente, non penso che tale figura possa veramente essere Pahlavi, l’ex scià di Persia. 

Vedremo come andrà a finire, con i miei migliori auguri al popolo iraniano!

martedì 13 gennaio 2026

Recensione: La lezione del Giappone – Il Paese che anticipa le sfide dell’Occidente”

 "La lezione del Giappone – Il Paese che anticipa le sfide dell’Occidente”; di Federico Rampini; edizioni Mondadori; Isbn 978-88-04-77646-8.

L’Autore invita i paesi occidentali e, in particolare, l’Europa ad analizzare ed imitare le risposte del Giappone ai mutamenti globali in corso.

Il Giappone, dopo un paio di decenni di stagnazione, sta lentamente e silenziosamente riassumendo un ruolo da protagonista sia a livello asiatico, sia a livello mondiale.

La sua economia, per nulla stagnante, regge la concorrenza sempre più agguerrita della Cina e delle altre “tigri” asiatiche; il suo soft power è più forte che mai, basti pensare al boom del turismo e alla grande influenza della cultura giapponese su quella di massa; cresce anche la spinta ad assumere una postura più muscolare in campo militare; mentre si affrontano in maniera molto originale i temi della denatalità, dell’invecchiamento della popolazione e dell’immigrazione.

In sintesi, le soluzioni giapponesi in campo economico ed energetico, e, soprattutto, il suo particolare approccio finalizzato a mantenere armonica ed omogenea la propria cultura e società può sicuramente fornire ispirazione all’Occidente, drammaticamente alla ricerca di un nuovo ruolo e di maggior equilibrio.